Riprendiamoci la storia. Tra le incongruenze (o balle) tuscolane

Pubblicato: Sabato, 25 Giugno 2022 - redazione attualità

frascati old stazione villaAldobrandini ilmamilioFRASCATI (attualità) - Una lunga serie di errori (ed orrori) scovati dallo studioso Valentino Marcon nei "testi sacri" delle vicende frascatane

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di Valentino Marcon

   La nostra ricerca tra gli errori ‘storici’ tuscolani ci porta oggi tra le pagine di alcuni volumi pubblicati qualche anno fa. Celebrando 50 anni dopo, l’inaugurazione a Porta Maggiore della Ferrovia Roma-Frascati (1856), il Seghetti (riprendendo la notizia dal Santovetti) riporta che a benedire il treno sia stato un tal monsignor Valerio. Ma l’ecclesiastico Valerio non è mai esistito, e il monsignore benedicente fu il cerimoniere del papa, mons. Giuseppe Palermo che, poveretto, morirà due mesi dopo!

   Ancora, nell’antica stazione di Campitelli a Frascati, in una lapide, - ora da tempo collocata nel palazzo comunale - si ricordava che Pio IX visitò (nel 1858) lo ‘stabilimento’ della stazione. Ma molti in passato hanno diffuso la falsa notizia che vi fosse arrivato col treno! In realtà il papa visitò la stazione di Frascati, ma solo dopo esservi arrivato in carrozza a cavalli da Castel Gandolfo dove villeggiava.

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E che dire di quanti hanno invece sempre affermato che Pio IX non sia mai venuto in treno a Frascati in quanto il vagone pontificio sarebbe stato troppo alto per passare sotto la galleria di Ciampino? Autentica balla, in quanto vi passò sia in andata che in ritorno e la cronaca del viaggio si può leggere in un articolo su L’Osservatore Romano del 3 luglio del 1868 (ed è riportata anche nel mio libro Pio IX e la civitas tusculana, del 2006). Ritornando poi da Frascati a Roma, il treno col papa proseguì fino alla stazione Termini ancora in fase di costruzione e Pio IX vi benedì la lapide che si sarebbe dovuto collocare per l’inaugurazione. Ma la stazione fu terminata solo nel 1874 quando ormai i…’piemontesi’, avevano conquistato Roma; e così la lapide non fu mai affissa.

Passando ad un altro fronte, un autore, in una sua pubblicazione di qualche anno fa, scriveva che la via del Tuscolo sarebbe stata inaugurata nel 1953 per ‘celebrare’ (sic!) il decimo anniversario del bombardamento di Frascati! Intanto, non si era mai sentito che un bombardamento venga ‘celebrato’ e per di più con l’apertura di una strada. La verità è che – e per fortuna sono tanti i frascatani che la conoscono – la nuova via fu inaugurata il 4 giugno del 1953 (era iniziata il 4 maggio 1952), come ricorda chiaramente anche la lapide all’inizio della via Catone. La costruzione di questa strada era stata proposta dall’Accademia tuscolana (presieduta dal vescovo ausiliare Biagio Budelacci e diretta da Nello Nobiloni con i laureati cattolici). La via usufruì di contributi dello Stato e venne sostenuta dall’amministrazione Micara, mentre il sindaco precedente, Clemente Aldobrandini, si era dimostrato contrario perché preferiva che i soldi fossero impiegati meglio per la ricostruzione di Frascati, assegnando case agli sfollati.

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   Tra gli autori frascatani di rilievo, va riconosciuto ad uno dei ricercatori locali più informato e dettagliato, quale fu Romano Mergè, il grande merito di aver frequentato archivi, pubblici e privati, musei, biblioteche, ecc., recuperando innumerevoli notizie storiche. E questo lo si nota soprattutto nel volume su ‘Frascati sconosciuta’ del 1983. Tuttavia, probabilmente per non aver potuto avere il tempo per correggerne le imprecisioni, essendo scomparso prematuramente, nell’altro suo libro (in due parti) Frascati nella realtà documentata (1988) ci sono diversi errori storici. Ma prima occorre dire che condividiamo le sue perplessità sul sarcofago che attualmente funge da altare in Santa Maria in Vivario. Il nostro Autore infatti ritiene che non sia assolutamente appartenuto ad un vescovo. In quanto agli errori, anche Mergè - pag.20 - ripete la storia (avendola ripresa dal Seghetti), su Paolo III e i tre rioni di Frascati, mentre, in alcune piantine topografiche (alle pp.141 e 192) vi sono indicate alcune vie con i nomi che appartengono alla metà del ‘900 e quindi non possono essere attribuite al Pisani (1819)!

A pag. 180, oltre a citare ancora la falsa attribuzione al Valadier delle Mura della via regina Margherita, allo stesso Valadier (pag. 228) si attribuiscono i lavori per la facciata della chiesa delle Scuole Pie; in verità a questo architetto (dell’800) si richiese solo il disegno della facciata che però non fu mai eseguito perché fu utilizzato per la chiesa degli scolopi di san Pantaleo a Roma, come ancora oggi tutti chiaramente possono constatare. Invece la facciata della chiesa degli scolopi a Frascati fu edificata da Mario Valenti nel 1929 su un proprio progetto, (e sarà distrutta dal bombardamento del 1943; si v. il mio, Le Scuole Pie di Frascati, storia di una scuola, una chiesa, una confraternita, volume pubblicato nel 2010 dall’Associazione Amici di Frascati, ma inspiegabilmente non inserito nell’elenco dei libri di questa associazione!). Invece il Mergè giustamente attribuisce al Dell’Era lo stendardo della Confraternita delle Scuole Pie, confutando così Seghetti che l’attribuiva allo sconosciuto (e inesistente) pittore, Later.

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   Ancora (a p. 228) si afferma che la facciata della chiesa del Gesù è “sicuramente di Pietro da Cortona”, ma si è dimostrato da tempo che è di Gregorio Castrichini. Mentre il quadro della Madonna Refugium peccatorum è molto dubbio che sia stato ‘ritoccato’ da Achille Dies, che, tra l’altro, si chiamava Cesare, il quale invece restaurò (1864) gli affreschi del Pozzo nella chiesa del Gesù, su proposta del padre gesuita Tommaso Minardi che approvava con una lettera il compenso di 250 scudi richiesti dal Dies. Ancora (a pag. 252) si rileva come dalla Biblioteca eboracense sia ‘scomparso’ il piedistallo che sosteneva il busto in marmo del cardinale Enrico Stuart. Ma il piedistallo di là non si è mai…mosso.

   Sempre su questo volume il Mergè, riprendendo la notizia dalla Wells, ritiene che la Porta ‘S. Pietro’ che dava sulla via Romana, sia stata abbattuta nel 1870 dai ‘clericali’. Invece fu demolita qualche tempo dopo e solo per allargare la strada (e ricostruendo completamente i palazzi che l’affiancavano)!

       In quanto alla cattedrale di Frascati, essa fu consacrata dal cardinal Cybo non il 4 giugno 1680, ma nel maggio 1681. Infatti nel 1680 il Cybo ne consacrò solo l’altare. E, per il (tri)centenario dell’avvenimento viene riportato a pag. 319, che ci sarebbe una lapide che ricorda la presenza di Giovanni Paolo II all’avvenimento. Ma in realtà il papa venne a Frascati l’8 settembre del 1980! Dell’architetto Girolamo Fontana si dice che sia morto prima che vedesse il completamento della facciata da lui progettata. Invece l’architetto, anche se morì giovane a 33 anni, non solo ne vide bene la conclusione, nel 1700; ma ancora, alla fine del 1701, ne valutava anche il costo delle statue (di vari autori) che erano state poste sulla facciata (e di ciò ha scritto abbondantemente don Leonello Razza nel suo La Basilica cattedrale di Frascati, del 1979, con prefazione del card. J. Villot, segretario di stato vaticano).

     A pag. 379 del volume, Mergè riporta una lapide affissa nel Comune di Frascati in ricordo di Paolo III e di Clemente X per le due grandi ristrutturazioni di Frascati e delle sue mura, ma poiché la riproduzione della data di affissione viene attribuita dal Mergè al 1711, ne fa conseguire anche un ragionamento del tutto errato, in quanto nella lapide, che è affissa ancora in Municipio, è riportata chiaramente, come si può ancora constatare, la data del 1761!

     A pag. 445, infine, viene riprodotto un grafico in cui è segnalata una casa che sarebbe stata distrutta dal bombardamento. Apparteneva alla proprietà Lancellotti ed era esterna alla villa, fu gravemente danneggiata ma non distrutta, e ne resta anche una fotografia del 1956 (l’anno della neve!) e, ulteriore, concreta personale testimonianza, si dà il caso che, subito dopo la guerra, vi ebbi modestamente i miei natali! Quella casa fu demolita solo nel 1962, e così fu completato il muro di contenimento (incrocio della via Cardinal Massaia). Né si può sorvolare sulla presunta distruzione col bombardamento della fontana sulla piazza delle Scuole pie. La fontana sopravvisse almeno fino al 1956, poi fu sostituita da quella attuale (non proprio un capolavoro!).

     Passando ad altri autori, non dimentichiamo tutte le false notizie circolate sulla Croce di Tuscolo. Qualcuno confonde gli anni di Cristo (33) con l’altezza della croce che invece è alta 19 metri (due metri sono sotto terra e 17 dal basamento), e ricorda i 19 secoli dalla morte di Cristo. Fu innalzata alla fine del giubileo nell’aprile del 1934 e in sostituzione di una precedente di legno. Ma in un libro del 1999 (‘Tuscolo porta del sole’, di E. Di Lernia) si afferma erroneamente che fu innalzata nel 1953 al termine della costruzione della via per il Tuscolo e che sia di ferro (in realtà è di acciaio!). Sorvolando sulla lunga, dubbia e contorta ipotesi delle presunte origini di Tus(culum) e Alb(anum), in questo stesso volume si rinnova la solita falsa notizia che i ‘borghi’ di Frascati, Grottaferrata, ecc., siano sorti dopo la distruzione di Tuscolo.

   E che dire della chiesetta di san Michele presso la Villa Lancellotti?? Questo sito è passato alla storia come il ‘Romitorio del card. Baronio’ perché costui vi soggiornò per qualche tempo scrivendo gli Indici della sua Storia ecclesiastica; invece la costruzione originaria comprendeva solo la casa-chiesetta e non era stata costruita dal Baronio bensì dal prete spagnolo don Ferdinando De Las Infantas, il quale vi curava anche gli ammalati alla fine del ‘500. Una volta che se ne stava tornando nella sua terra d’origine (la Spagna) il povero prete ebbe un grave incidente, per cui si diffuse la notizia che fosse morto, e così il cardinal Baronio che già aveva in possesso la sottostante villa degli oratoriani (l’attuale villa Lancellotti), ed era di sentimenti antispagnoli, volle appropriarsi anche del ‘romitorio’, abbattendone i confini. Ma quando lo venne a sapere il vero proprietario, questi volle giustamente rivendicare la sua proprietà mediante i rapporti che aveva con la Confraternita del Gonfalone (e con i Cistercensi cui era dato di officiare nella chiesetta, in usufrutto). Infatti, andati via i cistercensi e morto il Baronio, i soldi che si ricavarono dalla vendita del ‘romitorio’, andarono alla Confraternita a favore dell’Ospedale di Frascati, così come aveva deciso nel suo testamento il De Las Infantas. Questo prete spagnolo tra l’altro era un noto compositore di musica sacra (si v. V. Marcon, Le Confraternite di Frascati, vol. I, 2017), mentre era considerato meno esperto come teologo (soprattutto dopo la riforma luterana).

   Concludendo (per adesso) questa seconda puntata, nel barcamenarci tra gli errori storici tuscolani, vorrei però ancora ricordare che Mergè, nella pubblicazione che si è abbondantemente citata, tra l’altro auspicava (pag. 329) che il Comune di Frascati ricordasse almeno con un piccolo cippo il grande scrittore Goethe che, nell’attuale Corso Italia, frequentava di solito la locanda Di Mattia (dove oggi sorge l’edificio degli Scolopi). Ma l’auspicio del Mergè è rimasto tale, e qualcuno invece anni fa, ha pensato bene, non di celebrare il Goethe, ma di erigere un alquanto enigmatico e retorico cippo alla memoria… dei bersaglieri!

   Su tanti altri interrogativi e notizie storico-turistiche, qualcuno illusoriamente potrebbe ricercare qualche indicazione presso l’Azienda Autonoma di soggiorno e turismo ‘del Tuscolo’. Tale ‘Azienda’ non esiste più da trent’anni mentre è rimasto ancora in bella mostra un preciso segnale stradale (a Largo Canova, fine ‘Passeggiata’) con l’indicazione per raggiungere questo sito… inesistente. Chissà, forse lo si conserva per la memoria storica (o magari per qualche allusione sulla incomprensibile funzione del ‘Frascati Point’)?


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