1 dicembre 1970 - Divorzio, la legge che cambiò la società italiana

Pubblicato: Giovedì, 01 Dicembre 2022 - Fabrizio Giusti

 

 

ACCADDE OGGI (attualità) - La normativa Fortuna-Baslini e la lunga battaglia sociale tra parlamento e referendum

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L’Italia degli anni sessanta era una società che somigliava ad un magma. Stava velocemente cambiando tutto. L’esplosione industriale e la società dei consumi avevano portato con sé nuove esigenze, una nuova consapevolezza delle proprie ambizioni, idee, una mutazione rapida dei rapporti interpersonali, la voglia di uscire da alcuni dettami secolari per andare incontro alla modernità.

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Tutto fu rimesso rapidamente in discussione. Inevitabilmente finì nel mezzo di questa sommossa psicologica ed intellettuale anche la famiglia, le regole che la determinavano, i suoi obblighi giuridici.

Una parte della politica interpretò questa pulsione e diede origine, in una nazione in cui esisteva ancora il delitto d’onore (abrogato solo nel 1981), ad una lunga e riuscita battaglia per l’introduzione del divorzio, tema che spaccò inevitabilmente gli italiani e occupò le cronaca politica per anni.

Anche il cinema raccontò le emozioni di quell'epoca. Due film su tutti: “Scusi lei è favorevole o contrario?” di Alberto Sordi, e prima ancora lo strepitoso “Divorzio all’Italiana”, del 1961, Oscar per la sceneggiatura, dove Pietro Germi adattò il romanzo di Giovanni Arpino (“Un delitto d'onore”) prendendo di mira due situazioni di arretratezza: la mancanza di una legge sul divorzio, appunto, e l'articolo 587 del codice penale che recitava: "Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell'atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d'ira determinato dall'offesa recata all'onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella".

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UNA LUNGA STORIA - Il 1° dicembre 1970 venne approvata la legge n. 898 "Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio", primi firmatari dei parlamentari Loris Fortuna (Partito Socialista) e Antonio Baslini (Partito Liberale), ratificata della firma del presidente della Repubblica Giuseppe Saragat. Terminò così un dibattito durato almeno un secolo e con radici lontane.

Già agli inizi del 1800 il Codice di Napoleone consentiva di sciogliere i matrimoni civili. I coniugi, per separarsi, dovevano avere l’approvazione dei genitori e dei nonni. Un fatto complicato. Nel 1902 il Governo di Giuseppe Zanardelli elaborò una direttiva che prevedeva il divorzio solo in caso di adulterio, di lesioni al coniuge o condanne gravi. Non venne approvata e non si parlò più di questo tema per molti anni. Con il fascismo e Benito Mussolini al potere, contrario a questa soluzione, si arrivò ai Patti Lateranensi e il dibattuto fu censurato fino alla fine della guerra.

L’Italia rimase così senza una legislazione in materia. Nella metà degli anni sessanta riesplose la questione e si arrivò alle prime mobilitazioni sociali. Nel 1965 il deputato socialista Loris Fortuna presentò alla Camera un progetto di Legge per il Divorzio. Iniziarono così le manifestazioni del Partito Radicale, unitamente a quelle della Lega italiana per l’istituzione del divorzio (LID). Socialisti, liberali e comunisti fecero in modo che il provvedimento andasse in porto. Tutti loro licenziarono la Legge. Contraria la Democrazia Cristiana e il Movimento Sociale Italiano.

La norma fu interpretata come un salto di qualità, un progresso necessario. Segnò l’inizio di una trasformazione sociale. Durissimo fu il dibattito successivo. L’Italia cattolica non volle rassegnarsi e chiese il referendum. Furono depositate alla Corte di Cassazione ben 1 milione e 300 mila firme. Il 12 maggio 1974 l’Italia si recò alle urne: partecipò l’87,7 percento degli aventi diritto di voto. Il 60% votò contro l’abrogazione della normativa. Tra questi anche molti cattolici che non avevano seguito le direttive di Chiesa e partito.

La Legge, che necessitava comunque di ulteriori modifiche nel corso del cambiamento della società, è stata rivista nel mese di febbraio 2012. La legge n.55/2015 ha ridotto ulteriormente i tempi, permettendo il divorzio dopo un anno di separazione giudiziale e dopo sei mesi di separazione consensuale.

Un passo, quello del lontano 1° Dicembre del 1970, che cambiò radicalmente la faccia dell'Italia, liberando sostanzialmente migliaia di persone da una catena che lacerava intere famiglie in un'ipocrisia che non risolveva i problemi e lasciava nell'interdizione, anche drammatica, una porzione importante di società. 

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