Grottaferrata | Caduta Giunta: gli altri perché di una disfatta amministrativa

Pubblicato: Martedì, 30 Novembre 2021 - redazione politica

GROTTAFERRATA (politica) – Dal video delle promesse mancate, al fallimento delle politiche urbanistiche fino all’erosione del consenso in consiglio e in città

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Dietro la caduta della Giunta comunale ci sono diversi perché, alcuni palesi e altri non scritti, ma tutti figli di una medesima politica che alla fine ha eroso pazienza e consenso. Il consenso del sindaco, ad esempio, che si è reso alla fine indigesto per l’autoprotagonismo assoluto, la fine di ogni condivisione sulle decisioni con la politica e la città, la mancanza di fiducia negli altri, la convinzione di voler essere l’unico detentore delle scelte (ad un certo punto anche una sorta di arroganza delle opinioni palese che ha infastidito persino l’opposizione più tenue).vivace3 banner ilmamilio

Basterebbe innanzitutto guardare il famoso video della campagna elettorale del 2017 per rendersi conto di ciò che doveva accadere e non è accaduto. Tutti i protagonisti di quello spot, a parte un paio, si sono defilati nel tempo, delusi da un’esperienza politica che sembrava dover essere di grande cambiamento e che invece si è rivelata senza risultati evidenti. Considerando poi l’atto pratico, l’impalpabilità di certe idee è oggi sono sotto gli occhi di tutti: l’ex Bazzica è rimasta come è stata trovata e si è trasformata addirittura in una discarica, l’ex Cartiera neanche è stata presa mai in considerazione nel dibattito interno all’amministrazione, periferie e aree verdi sono rimasti luoghi di abbandono, incuria e disattenzione, l’ex Cavallino e l’area di Piazza dell’Artigianato proseguono nel loro degrado quotidiano, l’ex mercato coperto, che durante la campagna elettorale del 2017 era stato portato ad esempio del grande rilancio della città, non è diventato un ‘teatro di respiro internazionale’ e neanche è stato abbattuto, l’ex Traiano è rimasta una questione indefinita, il nuovo mercato coperto non è stato mai rilanciato, la gestione del nuovo appalto dei rifiuti parla da sé.

Risultati concreti ottenuti? Due: l’abbattimento del muro davanti a Palazzo Grutter con la riqualificazione di parco Patmos e il discutibile intervento su quello che una volta si chiamava il ‘praticello’ di largo Gorizia, oggi soprannominato dai residenti il ‘Cementello’ (e la cosa dovrebbe bastare per il giudizio sull’opera). Poi il caso più inquietante, ovvero quella pianificazione urbanistica annunciata e rimandata più volte fino al voto dell’ultimo consiglio comunale in cui un’intera maggioranza ha svelato il suo volto: ovvero non intervenire e lasciare tutto com’è, con un Prg vecchio di oltre mezzo secolo e una cementificazione mai arginata e persino favorita con dei provvedimenti discutibili come il permesso di costruire non convenzionato. Infine una serie di annunci a cui non si è dato mai seguito. Tra le opere minori, ce ne sono due che sono diventati leggendari: la nascita di una pista ciclabile e l’innesto dei ciliegi giapponesi alla Falcone dopo l’ennesimo abbattimento di alberi.skyline4 ilmamilioFarmacia Pratone1 grottaferrata ilmamilio

C’è poi la questione politica: il sindaco ad un certo punto della sua avventura a Palazzo Consoli si è chiuso assieme al suo ‘cerchio magico’ (i suoi fedelissimi), ed ha escluso tutti gli altri (anche la città e i suoi cittadini, a parte quelli che lo incensavano). Basti pensare che dei 9 consiglieri che lo hanno mandato a casa uno faceva parte di quel che restava della sua maggioranza (Pompili, tra l’altro il consigliere comunale più votato a Grottaferrata nelle scorse comunali) e tre prevengono dal suo ex gruppo di sostegno (Garavni, Pavani, Passini), proprio a certificare come la crisi sia iniziata tempo fa e non da oggi, a sorpresa, con un colpo di mano organizzato chissà dove. A conferma di ciò la nascita di una lista civica, Fare Rete, nata esclusivamente da ex esponenti della Giunta Andreotti, una schiera di esponenti che si è gradualmente ingrossata partendo dagli ex assessori Di Bernardo e Rocci fino a Mauro Tomboletti ed altri. Tutti pentiti di aver scelto come sindaco una persona che aveva ‘tradito’ - come ha avuto modo di dire lo stesso Tomboletti – tutte le intenzioni palesate al momento della sua elezione.

Basta questo per spiegare una caduta così repentina e rovinosa? Forse sì, ma in verità c’è molto altro che va ricercato nella erosione progressiva del consenso attorno all’amministrazione. Prima in città, dove interi quartieri quartieri son stati esclusi dal processo di cambiamento annunciato (basti pensare al peggioramento delle condizioni del quartiere di Pratone, assediato da nuove costruzioni), poi dentro al consiglio con le modalità che abbiamo fin qui spiegato e che alla fine hanno unito un’opposizione fino a poco tempo fa fragile, divisa, a volte persino collaborativa, nella speranza che almeno qualcosa il sindaco facesse davvero per la città. Invece non è successo nulla e il crollo è stato fisiologico.

Questo è, questo è stato. La verità è che la maggioranza, ormai, voleva tirare a campare con la speranza poi di ripresentarsi e vincere, magari palesando duemila pretesti sugli obiettivi oggettivamente mancati e puntando su qualche divisioni degli schieramenti politici.

Ora da cosa riparte Grottaferrata? Da un commissariamento, come le è spesso accaduto negli ultimi dieci anni, e da una lunga campagna elettorale già iniziata. Una cosa sembra certa: quanto accaduto a Frascati con Mastrosanti, lo stesso Andreotti (ma anche D’Acuti) e la Ballico dovrebbe far comprendere che la soluzione interamente civica, ad esempio, trasversale e senza identità specifiche, oppure le coalizioni formate esclusivamente per vincere, aggregando un pezzo di qua e un pezzo di là (pezzi che poi col tempo rivendicano gli accordi), presenta sempre il suo conto.

Speriamo che l’ennesima lezione serva a chi ha intenzione di guidare la città.

gottodoro mamilio

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