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Grottaferrata e la Carta Archeologica: la straordinaria scoperta dell’"Ipogeo delle Ghirlande" nel 2000

GROTTAFERRATA (attualità) - Prosegue il nostro viaggio nel documento. La vicenda del rinvenimento narrato anche da documentari di livello internazionale

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La Carta Archeologica di Grottaferrata racconta molte storie nascoste dal territorio criptense. Ma ce ne sono anche altre molto più conosciute. Una di questa è la straordinaria vicenda dell’Ipogeo delle Ghirlande, emersa nel mese di maggio dell’anno 2000 durante le operazioni di rimozione di un traliccio dell’Enel in una proprietà privata, a pochi metri dalle catacombe Ad Decimum. Il lavoro venne interrotto ed il proprietario del terreno, Emilio Carboni, chiamò l’archeologo Franco Arietti della Soprintendenza dei Beni Archeologici.

La scoperta, di livello internazionale, fu oggetto anche di un documentario di Discovery Channel e di un lungo servizio Rai in 'Passaggio a Nord Ovest' condotto da Alberto Angela.

La prima visione che apparve ai presenti furono i gradini e il primo tratto di quello che sarebbe poi stato identificato come un ‘dromos’, il corridoio a cielo aperto, Poi fu scoperto il monumentale sigillo, un grande blocco monolitico di peperino che ne assicurava la chiusura, perfettamente conservato. Lo scavo completo della parte esterna al dromos stesso, così come dell’area superficiale, non è stato iniziato. E’ conosciuta dunque la scala con le relative pareti laterali, danneggiate parzialmente dalla benna di lavoro. Non si sa nulla dell’assetto architettonico superficiale del sepolcro, della presenza di un eventuale recinto funerario che poteva accogliere altre sepolture pertinenti a personaggi legati alla famiglia nobile e di prestigio. L’ipogeo si trova a pochi metri dall’incrocio tra due strade fondamentali nell’ambito dell’antica rete stradale del Colli Albani: la Via Latina e la Via Valeria.

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Quando archeologi ed operai scesero per meglio comprendere cosa contenesse la scoperta, rinvennero due sarcofagi di marmo con iscrizioni. Rispetto all’ingresso, uno era appoggiato alla parete opposta (Carvilio Gemello), l’altro (Ebuzia Quarta), accostato alla parete di sinistra. Erano madre e figlio. Alcuni resti ossei, semicombusti, appartenenti ad altri individui, giacevano sul pavimento.

Lo stupore reale fu ritrovarne i corpi. Un fatto eccezionale, a causa di una preservazione rara. Il corpo di Ebuzia era ricoperto da un manto vegetale costituito da centinaia di piccole ghirlande intatte - altro evento eccezionale nei ritrovamenti - che lasciavano intravedere una piccola parte della testa con una benda di stoffa sotto la quale si distingueva una reticella d’oro. Il corpo era adagiato su uno strato di sabbia di fiume avvolto in un tessuto, presente anche sul cuscino marmoreo. Un mazzetto di fiori era deposto sul petto, mentre sotto il mento fu rinvenuto un nocciolo di dattero. Il corredo personale era costituito da un anello d’oro a fascia, con un ritratto al vero. La donna, probabilmente deceduta per ustioni, fu sepolta con una parrucca, fortunatamente conservata con capelli e lacci di cuoio. Nell’involucro interno una reticella tessuta con doppio filo d’oro finissimo, impalpabile al tatto, formante un motivo a nido d’ape.

Le operazioni di scavo e di recupero richiesero l’intervento di molti specialisti. Alla tradizionale documentazione fotografica relativa allo scavo, si accompagnò un’opera di campionatura attraverso numerosi prelievi.

Il corpo di Carvilio, giovane dall’apparente età di 18 anni, era avvolto invece in un sudario e ricoperto di fiori. Cinque grandi ghirlande ricoprivano la metà superiore del corpo, una delle quali disposta attorno alla testa. Come per Ebuzia, anche il ragazzo recava sul petto un ramo vegetale conservato.

Una scoperta eccezionale, dunque, ma che presso il Museo Nazionale di Grottaferrata, attualmente, è visitabile solo parzialmente. E’ presente la ricostruzione della disposizione dei sarcofagi, ma non sono presenti gli oggetti di grande valore, ovvero l’anello di inestimabile valore, oggi a Palestrina, la parrucca con i filamenti in oro, le teche con i resti dei corpi. Tutti inizialmente ipotizzati a Grottaferrata ed invece finiti, con il tempo, altrove.

Argomento, questo, che sarà materia di approfondimento di un prossimo articolo.

(Foto e documenti: schede della Carta Archeologica di Grottaferrata)

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