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Grottaferrata, la Carta Archeologica: uno strumento fondamentale (e poco considerato) per il futuro del territorio

GROTTAFERRATA (attualità) – Realizzata dall’archeologo Franco Arietti conta ben 271 siti sul territorio. Viene consultata prima delle licenze edilizie?

ilmamilio.it

La Carta Archeologica di Grottaferrata racconta le vicende di un settore importante dei Colli Albani, del Tuscolano, dalla preistoria al medioevo, ma non solo: può essere una ‘sentinella’ contro eventuali forzature dell’edilizia che in questo territorio è sempre viva e presente.

Se un qualsiasi utente prova a digitare la frase ‘Carta Archeologica’ sul portale del Comune di Grottaferrata avrà come risposta la seguente frase: ‘Spiacenti, la ricerca non ha trovato risultati con criteri di selezione impostati“. Nulla di sorprendente: è solo il segno di un’occasione mai completamente recepita nel territorio al di là degli atti formali. Eppure il documento, che fu preso in grande considerazione per la realizzazione dell’ultimo Piano regolatore Generale, poi bocciato nelle sedi sovracomunali, ovvero quello della Giunta Ghelfi (2005-2010), racconta una storia davvero speciale.

Al territorio di Grottaferrata, oltre ad una parte della città di Tuscolo, appartengono 40 monumentali ville romane, 25 cisterne, 36 strade, catacombe, mausolei, insediamenti, necropoli, ponti, acquedotti, cave, pozzi e cunicoli per un totale di 271 siti archeologici censiti nel documento, redatto nel 1999 e aggiornato nel 2008 (scala 1: 5000) dall’archeologo dott. Franco Arietti (nome che ha contribuito a scoprire la tomba principesca del Vivaro e sopratutto lo straordinario l’Ipogeo delle Ghirlande) e adottato ufficialmente con delibera comunale.

Ciascun sito archeologico è contrassegnato da un numero che corrisponde alla sua relativa scheda, completa di ogni dato. La Carta Archeologica è consultabile presso la Biblioteca Comunale Bruno Martellotta. Non è possibile farlo integralmente sul sito ufficiale del Comune, dove oggi dovrebbe essere d’obbligo riportarla in tutte le sue sezioni anche per dare la possibilità a ogni cittadino di conoscerla e, perché no, attuare quel circolo virtuoso di trasparenza che potrebbe fare di ogni residente della città una sorta di ‘osservatore’ del territorio, al fine di tutelare la comunità con un esercizio di democrazia e controllo diffuso onde scongiurare eventuali lottizzazioni o espansioni edilizie inappropriate. Ma non solo: tutela e garantisce (e questo è un aspetto fondamentale) la linearità degli interventi edilizi e il loro corretto svolgimento. Per questo motivo non va interpretato come una documentazione 'contro'. Anzi, è l'esatto contrario. 

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Recentemente l’argomento della Carta Archeologica è stato ripreso dal presidente dell’Associazione ‘Lengheru Neru’, Angelo D’Ottavi, che ha chiesto pubblicamente in un convegno de La Città al Governo e alla presenza del sindaco Luciano Andreotti per quale ragione questo importantissimo strumento non venga preso in considerazione in vista di interventi edilizi. “Sarebbe da utilizzare prima di valutare ogni concessione rilasciata – ha affermato nell’occasione D’Ottavi - ad oggi non mi risulta che venga fatto”. E’ così?

La Carta Archeologica, da quando è stata redatta in poi (e si badi bene che questo è un documento unico a disposizione solo di questo comune) è rimasta sostanzialmente sottaciuta nel dibattito politico, presa poco in considerazione quando si parla di urbanistica nelle discussioni in consiglio comunale e fuori.

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271 siti archeologici, oltre all’Abbazia, costituiscono un problema per gli investimenti del mattone? E per la politica locale? Interrogativi legittimi. Possibile anche che esista semplicemente una scarsa sensibilità sul tema (lo si evince dai flussi turistici, inesistenti, e dal disinteresse trasversale sulla questione), tuttavia una riflessione sarebbe necessaria per superare determinati argomenti che tornano ciclicamente d’attualità, come quello del consumo di territorio o della valorizzazione del patrimonio.

Un esempio di questa occasione mancata (e neanche localizzata) è nei pressi di Pratone: un Ponte Romano ormai coperto dalle erbacce e dalle vegetazione da anni, senza che nessuno mai se ne sia interessato (difficile conoscere se non si rendono noti determinati struementi). Nessuno ha mai pensato neanche di segnalarlo con un cartello, di conservarlo per renderlo visibile e darne conoscenza. Tuttavia l’aspetto più importante, quello della salvaguardia del tesoro storico, identitario e archeologico a dispetto dell’antropizzazione, è la grande possibilità (su quello che resta…).

La politica del territorio sarà così sensibile da inserire questo argomento in futuro come una delle priorità? A oggi non è accaduto. 

Leggi anche: Grottaferrata, in Via di Rocca di Papa c’è un ponte romano dimenticato. Storia di una 'rimozione' - FOTO

 

 

 

 

Commenti   

0 #2 UlengheruNeru 2019-09-04 12:26
e fg ci devono spiegare quale parte del discorso non vi è chiaro....se volete
La condizione del laterizio a Grottaferrata è conosciuta da tutti, eppure quando riciccia, c'è sempre un vuoto....di memoria?
Oppure, peggio, parlare e straparlare come se Grottaferrata fosse una regione autonoma, non è così
La condizione di abuso e di abusivismi locali, tollerati scientemente non è la sola ragione che opprime
il territorio, a questi comportamenti si aggiungono le scellerate scelte regionali .....dx&sx&company
Piani casa, rigenerazione per le periferie, piani paesistici ecc, tutti con il bonus cubatura incluso
Tutti che scardinando e inficiano i prg comunali
Sono tutte leggi !
U lengheru nero, fg e ambientalisti, quando prenderete atto che è una battaglia inutile e inutile?
A Grottaferrata devono completare il 15% altrimenti sono guai. E poi si vedrà .....regione permettendo
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0 #1 UlengheruNeru 2019-09-04 07:07
e fg scendono coppe mentre comanda bastone
Il risultato non cambia, chiunque eletto, delegato o surrogato, vuole passare alla storia come quello....che fg elevò a salvatore di Grottaferrata (troppo presto) sul tuscolo (2008)
Quegli eletti e delegati che pur utilizzando l'archeologia fecero un prg bocciato dal TAR per palesi e dolosi conflitti di interessi
Sul laterizio di Grottaferrata, non si fa più giornalismo d'inchiesta, tutto è diventato "giornalettismo" con eroi alla ricerca del tesoro: il suolo e l'acqua per il 15% di cubatura per raggiungere i 35.000 residenti
Nel 2019 i residenti a Grottaferrata sono poco più di 20.000
Signori, la storia cambia solo se cambiano gli interpreti
Folle pretendere risultati diversi facendo sempre le stesse cose con le stesse persone....non bisogna essere Einstein per comprenderlo
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