Castelli Romani, boschi trasformati in cantieri: la denuncia del Comitato protezione dei boschi
CASTELLI ROMANI (attualità) – Con l’arrivo dell’autunno riprendono i tagli nei boschi del Parco regionale. Il Comitato denuncia sentieri devastati, mezzi pesanti e interventi intensivi che metterebbero a rischio biodiversità ed ecosistemi.
ilmamilio.it
Con l’arrivo dell’autunno tornano anche le attività di taglio nei boschi dei Castelli Romani. Una situazione che, secondo il Comitato Protezione dei Boschi Colli Albani, si ripete ogni anno e che solleva forti preoccupazioni per la tutela del patrimonio naturale del Parco regionale e per la fruibilità dei suoi sentieri. A raccontare quanto sta accadendo è il comunicato diffuso dal Comitato, che accompagna la denuncia con immagini dei lavori in corso e descrive uno scenario fatto di percorsi compromessi, sottobosco danneggiato e mezzi meccanici impegnati nelle operazioni di taglio ed esbosco.

«Fanno un deserto e lo chiamano ceduo»: è questa la frase scelta per sintetizzare la protesta contro le modalità con cui, secondo il Comitato, vengono gestite ampie porzioni del patrimonio boschivo del territorio. Tra le principali criticità segnalate c’è la condizione dei sentieri, che sarebbero progressivamente trasformati in vere e proprie piste di transito per tir e mezzi cingolati. Il passaggio dei veicoli pesanti lascia dietro di sé terreno compattato, fango e percorsi profondamente alterati, con conseguenze anche per chi frequenta abitualmente queste aree per passeggiare o stare a contatto con la natura.

A preoccupare è anche il danneggiamento del sottobosco, insieme all’impiego di ruspe e macchinari che, secondo i firmatari del comunicato, restituiscono l’immagine di una gestione sempre più industrializzata, lontana da quella cura del territorio che dovrebbe caratterizzare un’area protetta. Il Comitato contesta soprattutto l’intensità degli interventi selvicolturali. Nel comunicato si sostiene che venga tagliato fino al 95% del bosco, lasciando in piedi soltanto una parte minima della vegetazione. Un dato che rappresenta una delle accuse centrali della denuncia e che richiederebbe, per una valutazione completa, riscontri tecnici sui singoli interventi e sulle relative autorizzazioni.

Secondo gli attivisti, non si tratterebbe di episodi isolati o di semplici problemi organizzativi, ma di un modello economico che finirebbe per anteporre lo sfruttamento del legname alla salvaguardia degli ecosistemi forestali, della biodiversità e della qualità ambientale del Parco. Una posizione che riporta al centro il tema della compatibilità tra attività produttive, gestione dei boschi e conservazione di un patrimonio naturale di grande valore per il territorio dei Castelli Romani.

Nel quadro descritto dal Comitato, gli effetti delle lavorazioni si protraggono per mesi. Dopo la polvere e il terreno asciutto dei periodi più caldi, con le piogge autunnali i sentieri tornano a riempirsi di fango, rendendo più difficoltosa la percorrenza e accentuando i segni lasciati dai mezzi meccanici. Il ciclo degli interventi, secondo la denuncia, rischia così di riproporre ogni anno le stesse criticità, senza che venga affrontata in modo adeguato la questione dell’impatto ambientale e della conservazione dei percorsi. La protesta riaccende il dibattito sulla gestione forestale all’interno del Parco regionale. La questione non riguarda soltanto l’aspetto dei boschi dopo i tagli, ma anche la tutela del suolo, la conservazione degli habitat e la possibilità per cittadini, escursionisti e famiglie di continuare a vivere questi luoghi senza trovarsi davanti a sentieri compromessi e aree profondamente alterate. La sfida è conciliare la gestione del patrimonio forestale con la protezione degli equilibri naturali, attraverso interventi trasparenti, controlli adeguati e una valutazione attenta degli effetti sull’ambiente.
La denuncia del Comitato pone una domanda destinata a restare aperta: quale futuro si vuole garantire ai boschi dei Castelli Romani? Un patrimonio da amministrare nel rispetto della biodiversità e della funzione ecologica del territorio o una risorsa da sfruttare con modalità che, secondo i suoi critici, rischiano di comprometterne progressivamente il valore?
