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Tesori dei Castelli Romani: il mosaico di Athena scoperto presso Villa Rufinella

 

ROMA (attualità) - Oggi adorna il pavimento della Sala a Croce Greca del Museo Pio – Clementino, nei Musei Vaticani

ilmamilio.it

I castelli romani, nel corso degli scavi o delle scoperte che hanno consacrato questa area come una delle più importanti, nel suo complesso, dell’antichità, hanno regalato al mondo museale infinite bellezze, grandi capolavori, spesso straordinariamente conservati e oggetto di notevole considerazione internazionale.

E’ il caso, come abbiamo raccontato alcuni giorni fa, dei mosaici di Galleria Borghese scoperti in una villa romana di Vermicino. Un altro piccolo tesoro è il mosaico rinvenuto nell’area di Villa della Rufinella, presso Tuscolo, dal Padre Gesuita Giuseppe Ruggero Boscovich, intellettuale cosmopolita di madrelingua croata (che fu astronomo, matematico, fisico, filosofo, diplomatico, poeta e accademico della Repubblica di Ragusa). Fu lui, nel 1741, a scoprire l’emblema centrale musivo raffigurante Athena. Il mosaico venne staccato nel 1776, subendo notevoli danni, e in seguito trasferito ai Musei Vaticani: oggi arricchisce il pavimento della Sala a Croce Greca del Museo Pio – Clementino. Negli stessi anni, intorno al 1778, venne restaurato, ma non senza qualche intervento invasivo.

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Ciò che si ammira oggi è figlio di quell'età settecentesca, alla quale si deve forse anche la forma circolare che non è contemplata nelle descrizioni dell’epoca. Il mosaico, risalente all’età tardo – repubblicana (metà del I sec. a.C.), ornava il pavimento di una sala, forse il triclinio. Il decoro mostrava, accanto all’emblema dell'Athena, anche altri riquadri. Purtroppo alcuni sono andati perduti.

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Nonostante i vari interventi, rimane comunque l’immagine dell’Athena con il suo elmo corinzio crestato. Il busto appare invece in una fascia circolare che rappresenta la volta celeste con delle stelle, le sette Pleiadi e fasi lunari. Originali anche i quattro telamoni che dagli angoli del riquadro sorreggono l’emblema, avvolti in rami di alloro. Secondo l’interpretazione dovrebbero essere originali anche le quattro teste alate di Medusa poste all’esterno del campo quadrato. Risalgono al carattere apotropaico della Gorgone e del suo sguardo che secondo la mitologia era in grado di pietrificare chi la fissava.

Un altro tesoro, che testimonia la straordinaria storia dei colli albani e delle sue civiltà.

(Foto e fonti: Osservatorio Colli Albani Archeologia e Ambiente)