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‘Tuscus amnis’, il fiume 'sconosciuto' che scorreva nel territorio del mito e della storia: Alba, Alba Longa e Tuscolo

Le  scoperte degli ultimi anni disegnano un profilo differente del territorio e della sua storia

ilmamilio.it

La storia dei popoli e delle città latine è poco conosciuta. Molto si sa di Roma, ovviamente, ma ciò che accadde prima è spesso riservato, usando una parola forte, alla marginalità, quasi come queste realtà avessero avuto un ruolo secondario. Invece non è stato così. Sul mito di Alba Longa, ad esempio, i più sanno solo che fu alle ‘origini di Roma’. Ma oggi c'è dell'altro.

La domanda che si sono posti alcuni studiosi e archeologi, con legittimità, è: perché la nascita di Roma venne immaginata sui Colli Albani e non su Roma stessa? A spiegarci come è andata sono state le scoperte degli ultimi anni. In questo senso ci vengono incontro gli studi e le pubblicazioni dell’archeologo dott. Franco Arietti, che di questo ha scritto in passato (il sito dell''Osservatorio Colli Albani per l'Archeologia e l'Ambiente' ne approfondisce i temi) e che ora ha condensato anni di lavoro sul campo nel suo volume ‘Alba e il Monte Albano’.

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La novità più concreta in questa senso è la certezza del sito ove è stato immaginato il sito di Alba. Alba Longa si sovrappone poi e assimila leggende albane più antiche che per prime avevano narrato il mito dei gemelli fondatori, nati nella reggia di Alba, fatti gettare in un fiume da un re crudele e allevati dalla lupa. Sono gli eroi primordiali che avevano fondato tutte e trenta le città del Lazio, compresa l’attuale Capitale. Non solo: si è scoperta nel frattempo l’esistenza di un ‘fiume albano’, legato proprio alla tradizione degli stessi gemelli fondatori.

E’ una storia, questa, che meriterebbe molto spazio e che si può, in questo contesto, solo riassumere.

Fino a pochi anni fa, infatti, nessuno aveva notato che dall’acropoli di Tuscolo scaturiva il corso d’acqua più importante del Lazio antico per lunghezza e portata, come hanno documentato scientificamente le analisi geologiche e idrografiche relative ai bacini idrici laziali.

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IL TEMPO STORICO E LEGGENDARIO - La leggenda più antica che narra dei gemelli e di re di Alba (non è ancora Alba Longa) è quella di Re Tarchezio. E’ giunta fino a noi grazie a Plutarco. I gemelli nella vicenda non hanno un nome (non sono Romolo e Remo) e il fiume non è il Tevere, ma un fiume albano. Nel VI secolo a.C. il territorio di Roma si sviluppava all’interno dei confini primitivi e le altre città latine erano libere ed autonome. Secondo gli studi recenti, dunque, non ha senso collegare il racconto suddetto alla fondazione di Roma, anche perché ambientato in altri territori e descritto sui colli albani.

Nel VI sec. a.C., Tarchezio era un progenitore vissuto secoli prima nella reggia di Alba, la cui localizzazione doveva essere già nota  con precisione essendo parte integrante di una storia raccontata come reale (sopratutto dagli Albani). Il mito di Tarchezio e altre vicende simili penetrarono dunque nell’area grazie all’alleanza tra i Tarquini e Tuscolani, sodalizio che fu matrimoniale (Ottavio Mamilio, signore di Tuscolo con Tarquinia, figlia di Tarquinio il Superbo) Tarquinio stesso parlò proprio di questo, secondo le fonti, rivolgendosi a Turno Erdonio (aricino).


TUSCOLO E IL SUO FIUME - Oltre alla più antica leggenda del gemelli fondatori, anticipatori di Romolo e Remo, il fiume racconta come sia nato il nome di ‘Tuscolo’, con una chiara allusione ai Tusci (come i latini chiamavano gli Etruschi). Nel VI secolo a.c l’egemonia dei Tarquini nel Lazio è raccontato dalle fonti antiche. Essi occupano sicuramente Collazia e Gabi, superando il confine del fiume tuscolano, mentre con 'Tuscolo' finirono con l'allearsi. Il corso d’acqua diventò così per un secolo il fiume “etrusco” per eccellenza, il ‘Tuscus amnis’, forse all’origine della denominazione di “Tusculamnes” attribuita dai Latini all’area delle città di Collatia, Gabi e Tuscolo, tutte collegate da questo confine di acque che era anche sacro.

Il corso del fiume tuscolano, in età medioevale, nel 1122, sotto il papato di Callisto II, venne deviato mediante la realizzazione di una diga, in località Morena, fino ad alimentare gli opifici di Roma. Il tratto originale, privo di gran parte delle sue acque, si è andato così progressivamente colmando e riducendo a semplice fosso, noto oggi conosciuto come ‘Fosso dell’Incastro’.

Tuttavia le nuove indagini portano a pensare, con certezza, che nel VI sec. a.C. questo corso d’acqua stabiliva la linea di confine di tre realtà latine: Collazia, Gabi e Tuscolo. Tra il confine di Roma, stabilito dal Fosso di Centocelle, e quello dei tre centri laziali, esisteva un territorio franco, solcato da una strada che lambiva il fiume e collegava a Boville e Fidene.

Storie fino a poco tempo fa sconosciute, che finalmente emergono - grazie alle indagini e alle ricerche minuziose degli esperti - raccontandoci davvero una storia diversa e più precisa. E qui solo sommaria.

(Immagine e fonti: “Osservatorio Colli Albani per l’Archeologia e l’Ambiente”)