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Fra scuola e teatro, il liceo "Ugo Foscolo" di Albano Laziale è da record

foscolo teatro1 albano ilmamilioALBANO LAZIALE (eventi) - Al Festival Thauma di Milano diversi i premi ricevuti

ilmamilio.it - contenuto esclusivo

Il Liceo U. Foscolo di Albano torna a casa pluripremiato dal Festival Thauma di Milano e conquista le lodi della giuria per il miglior spettacolo, la miglior scenografia e i migliori bozzetti. Ulteriore gratificazione sono i quasi 100 iscritti alle sezioni di potenziamento espressivo per l’anno scolastico 2019/2020, con una crescita esponenziale rispetto agli anni precedenti.

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Un teatro realistico e convincente, quello messo in scena dai ragazzi del Liceo Classico di Albano Laziale. Nove anni di impegno, di passione, di professionalità e di risultati. Lo scorso marzo gli studenti del quinto anno hanno conquistato, con la tragedia “Ecuba” di Euripide, presso il Festival Thauma, organizzato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ben tre premi: miglior spettacolo, miglior scenografia e migliori bozzetti.

La scuola ha spesso ottenuto riconoscimenti a livello nazionale, costituendo un unicum che fonde vita e arte. La stoffa è quella giusta: i ragazzi iscritti al potenziamento teatrale, il prossimo anno, saranno quasi 100, distribuiti in quattro sezioni.

Dal 2010, grazie a una sagace idea della docente Marcella Petrucci, la scuola si cimenta in un’impresa senza eguali nel territorio castellano: un progetto teatrale che sprona gli studenti a sviluppare un pensiero critico e consapevole.

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Si tratta di un banco di prova per giovani che riscoprono se stessi, entrando in personaggi classici, ma universali. Di fronte ad una classe di ragazzi svogliati nello studio, ma bravi nella recitazione, la professoressa ha provato a coinvolgerli nella rappresentazione di alcuni brani dell’Alcesti.

L’intuizione è stata lungimirante e l’esperienza gratificante. L’iniziale attività pomeridiana di dramma antico ha lasciato spazio, negli anni, ad un potenziamento di arte espressiva e teatrale, che prevede un’ora settimanale curriculare, integrata, cioè, nell’orario scolastico. I ragazzi si confrontano con testi classici da attualizzare ed integrare con la letteratura contemporanea, imparando a rappresentare tutte le sfumature della vita attraverso le parole, i gesti, le scenografie e la musica.

 

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L’espressività consiste nella cura di voce, linguaggio, dizione e canto, da una parte; di postura, gestualità e danza, dall’altra. Si esplora, così, il campo ironico della Commedia e quello drammatico della Tragedia, giocando con le parole dei grandi autori e con i meccanismi dell’invenzione scenica.

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Tramite un percorso di introspezione dei caratteri umani, gli studenti, con i loro strumenti, riescono a raccontare storie delicate e a comunicare messaggi importanti in modo sicuro e convincente, senza mai apparire goffi. Gli “attori” si improvvisano anche scenografi e tecnici, elaborando bozzetti e realizzando oggetti scenici, con il coinvolgimento delle famiglie, che diventano parte integrante della “macchina”.

L’iniziativa ha prodotto risultati stupefacenti anche per la stessa ideatrice: “Io credo che nel mondo dell’arte serva veramente tutto. L’arte è espressione individuale e la creatività non ha scuola, ma, in un mondo in cui l’informazione diretta è fin troppo accessibile, è importante guidare i ragazzi nello sviluppo della propria sensibilità in una difficile operazione culturale”.