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Albano Laziale | Palazzo Pamphilj: la proposta di VBH Restauri per trasformare la conservazione in un processo permanente di cura

ALBANO LAZIALE (attualità) – Lo scenario individuato ed esposto da VBH Restauri è quello di una Casa del Paesaggio e della Cultura dei Castelli Romani

Ad Albano Laziale, Palazzo Pamphilj rappresenta una delle emergenze architettoniche più significative del centro storico dei Castelli Romani. Un complesso monumentale che non racconta soltanto la storia della città, ma che costituisce una parte ancora riconoscibile della sua identità urbana.

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Oggi, però, il Palazzo si trova in una condizione di forte vulnerabilità. Il 22 aprile 2026 Italia Nostra – Sezione Castelli Romani ha inserito Palazzo Pamphilj nella propria Lista Rossa, richiamando l’attenzione sulle condizioni del complesso e sulla necessità di individuare una prospettiva concreta per la sua conservazione.

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Il tema, in realtà, non è nuovo. Già nel 2002 la Regione Lazio aveva previsto un contributo di 400.000 euro destinato al Comune di Albano per l’acquisto del Palazzo. A oltre vent’anni di distanza, il problema del recupero rimane aperto.

È da questa condizione che nasce una proposta: lo studio preliminare che è stato presentato in queste ore da VBH Restauri, con l’obiettivo di proporre una riflessione concreta sul futuro del complesso. Non un progetto esecutivo e neppure una proposta sostitutiva rispetto alle competenze della proprietà e degli enti di tutela, ma uno scenario: restaurare Palazzo Pamphilj e, nello stesso tempo, costruire le condizioni perché possa tornare a essere parte attiva della vita della città.

Il principio alla base dello studio è quello della conservazione. L’obiettivo non è restituire al Palazzo un’immagine artificialmente nuova, ma rimuovere il degrado mantenendo leggibili il tempo, la materia e le stratificazioni che caratterizzano l’edificio.

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Le elaborazioni preliminari ipotizzano quindi interventi sulle superfici attraverso pulitura selettiva, consolidamento, trattamento delle discontinuità e reintegrazioni compatibili. La patina storica viene considerata un elemento di autenticità da preservare, distinguendola dai fenomeni di degrado attivo che possono invece compromettere la conservazione della materia. Lo stesso principio viene esteso alle pertinenze del complesso. Lo stallone e il sistema della cavallerizza non vengono considerati elementi secondari, ma parti integranti della grande fabbrica storica. Il loro recupero dovrà quindi procedere insieme a quello della testata monumentale, evitando che un eventuale intervento sul Palazzo lasci irrisolti gli spazi di servizio e gli ambienti complementari.

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Per VBH Restauri, tuttavia, il punto centrale è un altro: un edificio storico non può essere salvato definitivamente soltanto attraverso un cantiere di restauro. Un complesso delle dimensioni e della complessità di Palazzo Pamphilj ha bisogno di essere utilizzato, controllato e sottoposto a manutenzione programmata. Senza una presenza quotidiana e una funzione compatibile, il rischio è che il degrado torni a manifestarsi e che, dopo alcuni decenni, sia necessario ricominciare nuovamente il percorso di recupero.

Da qui nasce l’idea di affiancare alla conservazione una strategia di riuso.

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Lo scenario guida individuato da VBH Restauri è quello di una Casa del Paesaggio e della Cultura dei Castelli Romani: un organismo culturale aperto alla città, capace di ospitare attività diverse durante tutto l’anno e di costruire attorno al bene una vera comunità di utenti. La proposta immagina un sistema di funzioni distribuite nel complesso in modo compatibile con le caratteristiche della fabbrica storica.

Il piano terreno potrebbe ospitare servizi direttamente rivolti alla città e ai visitatori: orientamento culturale e turistico, esposizioni temporanee, attività civiche, un bookshop e una piccola caffetteria in concessione. Il piano nobile potrebbe diventare lo spazio per mostre, conferenze, presentazioni e iniziative culturali, mantenendo il carattere rappresentativo degli ambienti. I livelli superiori potrebbero invece accogliere attività formative, workshop universitari, summer school, residenze temporanee e programmi rivolti alle industrie culturali e creative.

L’idea è quella di costruire un edificio vivo, utilizzato in maniera differenziata ma coerente, evitando di trasformare il Palazzo in un semplice contenitore museale visitabile occasionalmente. Particolare attenzione viene riservata agli interni, immaginati attraverso allestimenti leggeri e reversibili. Pochi elementi mobili, nessuna trasformazione scenografica invasiva, rispetto delle porte, dei pavimenti, delle proporzioni e della matericità storica: l’architettura deve rimanere protagonista.

Il principio è semplice: l’uso deve adattarsi all’edificio storico, non l’edificio storico essere trasformato per adattarsi all’uso. Questo approccio permette di immaginare nuove attività senza compromettere la leggibilità degli spazi e senza introdurre trasformazioni irreversibili.

La questione della funzione introduce inevitabilmente quella della sostenibilità gestionale. Attività culturali, corsi, programmi di formazione, utilizzo temporaneo delle sale, bookshop, caffetteria e residenze possono contribuire a creare una microeconomia capace di sostenere nel tempo parte delle attività ordinarie di controllo, gestione e manutenzione. Non si tratta di trasformare il monumento in un contenitore commerciale, ma di costruire un equilibrio nel quale l’uso contribuisca alla conservazione. «Restaurare Palazzo Pamphilj significa anche costruire le condizioni perché non debba essere restaurato nuovamente tra vent’anni a causa di un nuovo abbandono», sottolinea l’architetto Vincenzo Biancamano di VBH Restauri. «Un bene utilizzato è un bene controllato, conosciuto e mantenuto. Il tema non è soltanto restituire una facciata ad Albano, ma riportare un grande organismo storico all’interno della vita della città».

Le immagini e le elaborazioni sviluppate da VBH Restauri hanno il carattere di scenari preliminari. Non intendono rappresentare una ricostruzione filologica definitiva né un progetto già autorizzato. Qualsiasi futuro intervento dovrà essere preceduto da rilievi diretti, campagne diagnostiche, verifiche strutturali, approfondimenti archivistici e confronto con la proprietà e con gli enti competenti per la tutela del patrimonio culturale. Il valore dello studio sta quindi soprattutto nella possibilità di aprire una discussione: quale futuro può avere Palazzo Pamphilj? Quale funzione può essere compatibile con la sua storia? E soprattutto, come fare in modo che un eventuale restauro non rappresenti soltanto la conclusione di un cantiere, ma l’inizio di una nuova fase di cura?

La Casa del Paesaggio e della Cultura dei Castelli Romani rappresenta, nello studio di VBH Restauri, uno scenario possibile per raggiungere questo obiettivo: riportare il Palazzo nella vita quotidiana di Albano, trasformandolo da patrimonio vulnerabile a presidio culturale permanente. Perché salvare Palazzo Pamphilj non significa soltanto recuperare ciò che resta del suo passato. Significa creare le condizioni perché possa avere ancora un futuro.

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