Giacomo Balla, cambiare l’arte per cambiare la vita

ACCADDE OGGI – Il 18 luglio 1871 nasce Giacomo Balla: l’artista che dipinse il movimento del Novecento

di Fabrizio Giusti

Ci sono uomini che raccontano il proprio tempo. E altri che riescono a vedere quello che deve ancora arrivare. Giacomo Balla appartiene a questa seconda categoria. Quando nacque, il 18 luglio 1871 a Torino, il Novecento era ancora un’ipotesi. Eppure nelle sue tele c’erano già la velocità, la luce elettrica, il traffico delle città, il rumore delle macchine, la vita che cambiava ritmo.

Le sue opere conservano ancora oggi una sorprendente attualità. Non sembrano appartenere a un secolo lontano, ma parlano con naturalezza a un mondo abituato al movimento continuo, alle immagini in sequenza, alla tecnologia che trasforma ogni giorno il nostro modo di vivere. È il segno dei grandi artisti: arrivano prima degli altri.

Quando il Futurismo irrompe sulla scena culturale europea, Balla non è più un giovane. Eppure comprende subito che quella rivoluzione non riguarda soltanto la pittura. Riguarda il modo di guardare il mondo. La modernità chiede un linguaggio nuovo, capace di raccontare la velocità, l’energia, il cambiamento. L’arte non può più limitarsi a fotografare la realtà: deve interpretarne il movimento.

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento il progresso scientifico modifica il volto delle città e delle persone. Le fabbriche crescono, arrivano l’automobile, il cinema, la fotografia, nuove forme di comunicazione. Molti intellettuali comprendono che si sta aprendo una stagione diversa. Balla ne sarà uno degli interpreti più completi. Attraversa esperienze differenti: il Divisionismo, l’impegno sociale, il Futurismo, la ricerca astratta, fino al ritorno alla pittura figurativa negli ultimi anni. Un percorso che racconta un’intera epoca.

La formazione di Balla è tutt’altro che convenzionale. Ama la musica, studia il violino, osserva il padre appassionato di fotografia e sviluppa da autodidatta una sensibilità particolare verso la luce e il colore. Comprende presto che la realtà cambia a seconda di come viene osservata e illuminata.

Prima del Futurismo c’è l’attenzione per le persone. Nei dipinti dedicati agli operai, ai contadini, agli emarginati emerge una pittura che guarda alla vita quotidiana con partecipazione e rispetto. Trasferitosi a Roma nel 1895, frequenta gli ambienti vicini a Giovanni Cena, Sibilla Aleramo, Alessandro Marcucci e Duilio Cambellotti, impegnati nelle iniziative sociali dell’Agro Romano. È un periodo importante, nel quale la ricerca artistica si intreccia con quella civile.

Il soggiorno parigino durante gli anni dell’Esposizione Universale amplia ulteriormente i suoi orizzonti. Nascono opere come Il mendicante, Il contadino e La pazza, dove la tecnica divisionista si mette al servizio di uno sguardo profondamente umano.

Poi arriva la stagione destinata a cambiare la storia dell’arte italiana. Nel suo studio si formano artisti come Umberto Boccioni, Gino Severini e Mario Sironi. Insieme danno vita ai manifesti che segnano la nascita della pittura futurista. L’arte si libera dell’immobilità e prova a rappresentare ciò che fino ad allora sembrava impossibile: il tempo che scorre.

Nascono così opere diventate simbolo del Novecento, come Bambina che corre sul balcone, Dinamismo di un cane al guinzaglio e Le mani del violinista. In questi dipinti il movimento viene scomposto e ricomposto, come se l’occhio riuscisse a trattenere più istanti nello stesso momento. È un’intuizione che dialoga con la fotografia e anticipa, in qualche modo, il linguaggio delle immagini contemporanee.

Gino Severini ricorderà Balla come un maestro rigoroso, capace di indicare una strada nuova in un momento in cui la pittura italiana sembrava aver perso slancio. Non era soltanto un innovatore. Era un uomo che rifletteva prima di ogni scelta e che considerava la pittura una ricerca continua.

L’automobile, la luce artificiale, la velocità diventano i protagonisti della sua produzione futurista. Non sono semplici soggetti da rappresentare, ma simboli di un’epoca che corre verso il futuro. Le forme si dissolvono, i colori si moltiplicano, la realtà diventa energia.

Negli anni Trenta Balla sceglie però una direzione diversa. Si allontana progressivamente dalle sperimentazioni futuriste e torna a una pittura più figurativa e naturalistica. È una decisione che sorprende molti, ma che testimonia ancora una volta la sua indipendenza. Non insegue le mode: segue il proprio percorso.

Negli anni Cinquanta il Futurismo viene riscoperto da una nuova generazione di artisti, che riconosce in Balla uno dei protagonisti assoluti dell’avanguardia italiana. Lui, tuttavia, non modifica più la propria ricerca.

Muore l’11 marzo 1958, lasciando un’eredità che supera i confini della pittura. Le sue opere raccontano il momento in cui il mondo imparò a correre. E ricordano che l’arte, quando sa leggere il proprio tempo, riesce spesso anche ad anticipare quello che verrà.

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