Ordini condizionati: come funzionano e cosa non fanno
ROMA (economia,brevi) – Eseguono una decisione presa in anticipo, in un momento in cui non si è presenti
Un ordine condizionato non viene inviato al mercato nel momento in cui lo si imposta. Resta in attesa che si verifichi una condizione di prezzo, e solo allora diventa un ordine vero e proprio.
Questa struttura in due tempi consente di predisporre l’uscita da una posizione senza dover seguire il mercato in continuazione. È la ragione per cui questi strumenti sono diffusi tra chi investe avendo un’altra occupazione.
Comporta però una conseguenza che molti scoprono soltanto quando la condizione si verifica: ciò che viene garantito è l’attivazione, non il prezzo di esecuzione.
Perché la meccanica va capita prima
Chi segue un corso per investire in borsa impara i tipi di ordine di base, cioè quello al meglio e quello con limite di prezzo. Gli ordini condizionati sono una categoria distinta e seguono regole proprie.
Le domande da porsi sono tre:
- Dove risiede l’ordine mentre è in attesa;
- Che tipo di ordine viene generato quando la condizione si verifica;
- Quali situazioni impediscono l’esecuzione al livello previsto.
La seconda è la più importante e la meno considerata, perché determina il prezzo che si otterrà davvero.
Dove risiede l’ordine in attesa
Qui sta la differenza tecnica rispetto a un ordine normale.
Una spiegazione del funzionamento chiarisce che l’ordine condizionato viene gestito dall’intermediario e poi inviato ai server del mercato, che per regolamento mette a disposizione degli intermediari un determinato set di ordini condizionati, variabili da mercato a mercato.
La stessa fonte segnala che gli ordini condizionati possono avere regole di utilizzo diverse a seconda dello strumento finanziario, e descrive tipologie più evolute come quelle che si attivano non al raggiungimento di un livello ma di una variazione percentuale del prezzo corrente, seguendo quindi l’andamento in modo dinamico.
Cosa cambia secondo il mercato
Ne deriva una conseguenza pratica: i tipi di ordine condizionato disponibili non sono universali. Dipendono dal mercato su cui si opera e da quali di questi l’intermediario ha scelto di offrire.
Un ordine impostato su un titolo italiano può quindi comportarsi diversamente dallo stesso ordine impostato su un titolo estero, e questa differenza è documentata nelle condizioni del servizio piuttosto che nell’interfaccia.
I tipi principali
Le categorie ricorrenti sono poche e vale la pena distinguerle con precisione:
- Lo stop loss, che si attiva quando il prezzo scende a un livello prestabilito;
- Il take profit, che si attiva quando il prezzo sale a un livello prestabilito;
- Il trailing stop, il cui livello di attivazione si sposta seguendo il prezzo;
- Gli ordini OCO, in cui l’esecuzione di uno comporta l’annullamento dell’altro;
- Gli ordini OTO, in cui il secondo diventa attivo solo se il primo viene eseguito.
Il terzo merita una precisazione. Il livello si sposta soltanto nella direzione favorevole e non torna indietro, il che significa che un movimento contrario lo trova fermo nella posizione raggiunta.
Cosa un ordine condizionato non fa
Qui si concentrano i fraintendimenti più costosi.
L’attivazione genera un ordine, normalmente al meglio o con un limite, a seconda di come è stato impostato. Se genera un ordine al meglio, l’esecuzione avviene al miglior prezzo disponibile in quel momento, che può essere sensibilmente diverso dal livello impostato.
Se genera un ordine con limite, il prezzo è protetto ma l’esecuzione non è garantita: se il mercato supera rapidamente quel limite, l’ordine resta ineseguito e la posizione rimane aperta.
Non esiste una configurazione che garantisca contemporaneamente il prezzo e l’esecuzione. La scelta tra le due è esattamente il contenuto della decisione.
Il Problema dei salti di prezzo
La situazione in cui il meccanismo delude le aspettative è ricorrente e prevedibile.
Quando il prezzo passa da un livello a un altro senza scambiare a quelli intermedi, tipicamente in apertura o dopo una notizia diffusa a mercati chiusi, l’ordine si attiva ma nessuno scambio è avvenuto ai prezzi attraversati.
L’esecuzione avviene quindi al primo prezzo disponibile dopo il salto. Non si tratta di un malfunzionamento ma della logica stessa di un ordine condizionato, che reagisce a un prezzo già formato.
Per questo motivo la dimensione della posizione offre una protezione che nessun ordine può dare: una posizione dimensionata in modo che anche un’esecuzione peggiore del previsto resti sostenibile riduce il problema a monte.
Cosa verificare presso il proprio intermediario
Le informazioni rilevanti figurano nella documentazione del servizio:
- Quali tipi di ordine condizionato sono disponibili e su quali mercati;
- Che tipo di ordine viene generato all’attivazione;
- Quale validità temporale hanno gli ordini in attesa;
- Se restano attivi anche nelle fasi di asta e nell’after hours;
- Cosa accade all’ordine condizionato se quello principale viene cancellato o eseguito solo in parte.
L’ultimo punto produce situazioni impreviste. In diverse configurazioni, se l’ordine principale non viene eseguito integralmente, le condizioni collegate vengono annullate in automatico, lasciando una posizione priva della protezione che si riteneva attiva.
A cosa servono davvero
Questi ordini non eliminano il rischio di prezzo e non garantiscono un livello di uscita. Fanno una cosa diversa e comunque utile: eseguono una decisione presa in anticipo, in un momento in cui non si è presenti.
Il loro valore principale è quindi comportamentale prima che tecnico. Trasformano un’intenzione formulata a mente fredda in un’istruzione che non richiede di essere confermata nel momento in cui il mercato si muove.
