Lago di Nemi, nuova denuncia degli ambientalisti: “Torna il cemento sulle rive”
NEMI (attualità) – Dopo lo smantellamento della terrazza del Centro Canoe, il Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani contesta il nuovo percorso ciclopedonale finanziato dal PNRR
ilmamilio.it
Nuovo allarme sulle sponde del Lago di Nemi. Il Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani torna a denunciare quello che definisce un ulteriore intervento di artificializzazione in una delle aree più delicate del bacino lacustre, chiedendo agli enti competenti di verificare la compatibilità paesaggistica e ambientale dei lavori in corso.
Secondo il Coordinamento, la vicenda si inserisce in un contesto già segnato da precedenti criticità. Gli ambientalisti ricordano infatti che, a seguito delle loro segnalazioni, il Parco Regionale dei Castelli Romani aveva disposto lo smantellamento della terrazza realizzata nell’area del Centro Canoe, costruita con plinti in cemento infissi direttamente sulla riva del lago.

L’area, spiegano, porta ancora i segni di un degrado ambientale accumulato negli anni. Proprio qui, in seguito all’abbassamento del livello delle acque del lago, era emersa una discarica contenente materiali con amianto, denunciata dalle Guardie Ambientali e successivamente rimossa. Tuttavia, secondo il Coordinamento, nell’area sarebbero ancora presenti frammenti di materiale contenente amianto.
Al centro delle nuove contestazioni c’è il progetto “Percorso ciclopedonale promiscuo”, realizzato con finanziamenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Per gli ambientalisti, l’intervento avrebbe potuto rappresentare un’opportunità di riqualificazione ecologica, privilegiando materiali naturali e tecniche di ingegneria naturalistica, capaci di inserirsi nel paesaggio senza alterarne gli equilibri.
“La progettazione continua invece a seguire logiche tipiche dei contesti urbani”, sostiene il Coordinamento, “ignorando che ci troviamo all’interno di un ecosistema lacustre estremamente fragile”.

L’associazione richiama l’attenzione anche sulle conseguenze dell’abbassamento della falda idrica, che starebbe provocando la regressione della vegetazione ripariale e la progressiva riduzione degli habitat naturali. Proprio per questo, le poche aree rimaste integre dovrebbero, a loro avviso, essere oggetto di una rigorosa tutela anziché di nuove opere che comportino ulteriore impermeabilizzazione del suolo.
Da anni il Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani chiede un cambio di approccio nella gestione delle aree protette, sintetizzato nello slogan: “Meno cemento e più natura”. Un principio che, secondo gli attivisti, dovrebbe guidare ogni intervento finanziato con risorse pubbliche.

Non avendo ricevuto risposte ai precedenti appelli, il Coordinamento annuncia l’invio di una nuova segnalazione agli enti competenti, affinché vengano effettuate tutte le verifiche sulla conformità dell’opera ai vincoli paesaggistici e ambientali e siano valutate eventuali alternative progettuali più sostenibili.
“Continueremo a vigilare”, conclude il comunicato. “Difendere i laghi dei Castelli Romani significa difenderne l’equilibrio naturale, non ricoprirne le sponde di cemento.”


