STORIE & METALLO | Pio IX il liberale tradito, la fuga a Gaeta e le trame cattoliche
ROMA (storie & metallo) – Nel 1848 il pontefice fu costretto a lasciare precipitosamente Roma dopo l’omicidio del suo ministro delle Finanze Pellegrino Rossi e a rifugiarsi per 17 mesi nel Regno delle Due Sicilie ospite di Ferdinando II
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di Marco Caroni
Tante speranze aveva saputo sollevare nel momento della sua elezione che il cardinal Mastai Ferretti, elevato al soglio di San Pietro nel 1846 dopo l'”antico” Gregorio XVI (Capellari) aveva ben presto conquistato il titolo di Papa liberale. Tanto progressista nelle prime azioni (l’amnistia per i reati politici, per dirne una) e nel collettivo immaginario da accendere, nel giro dei due anni di illuminato governo pietrino la viva speranza di poter essere lui l’uomo giusto per prendere per mano gli italiani oppressi dagli stranieri – soprattutto quelli sotto il dominio Asburgo – e condurli verso un’ancora immatura unità. Per tale quantomeno era inteso da una vasta parte della intellighentia cattolica del tempo, da Gioberti in giù.

Pio IX non si era sottratto a tanto giubilo e a tanta passione, riccamente testimoniata: dosando con sapienza l’amore del padre misericordioso disposto a riaccogliere tra le sue braccia anche chi aveva osato opporsi al governo della Chiesa e, allo stesso tempo, assurgendo con sagacia al ruolo di guida spirituale dei moderni cattolici (moderni ma conservatori nella disciplina), il papa di Senigallia appariva destinato – quasi suo nolente – ad un futuro radioso. La sua elezione aveva suscitato entusiasmi in tutte le Nazioni cattoliche, Francia ed Austria tra le prime.
Poi il 1848.
Destinato a passare alla storia come l’anno della “primavera dei popoli“, il 1848 aveva da subito presentato il conto salatissimo che sarebbe toccato in sorte all’Europa restaurata. Da Palermo a Vienna, da Torino a Parigi e Milano – risparmiando, tra le grandi potenze, solo la Gran Bretagna vittoriana e la Russia zarista col potere saldamente nelle mani di Nicola I – l’intero continente veniva sconvolto dalle rivolte che, ancora una volta, mettevano nel mirino i residui ancora molto forti del vecchio regime. Per dirla in una battuta, quel ’48 non era altro che l’ultimo atto della lunga, lunghissima Rivoluzione francese.

Per Pio IX si sarebbe trattato di un duro, durissimo banco di prova. Se nel momento in cui i Savoia spedirono l’esercito contro gli austriaci di Radezky in soccorso di Milano, il Papa provvide a prestare un “sostegno esterno” limitandosi a raggruppare un manipolo di volontari (tra cui alcuni soldati regolari) a supporto dell’azione, con l’allocuzione “Non semel“ (non una volta) del 29 aprile 1848, Papa Mastai Ferretti chiarì la posizione dello Stato della Chiesa che non poteva trovarsi a combattere una guerra contro una Nazione Cattolica (l’Austria asburgica) seppur nella convinzione – palesemente dichiarata nei primi mesi di pontificato – che gli italiani avessero diritto ad un proprio Stato.
Un equilibrismo delicatissimo per Pio IX che, tirato per la stola da più parti, aveva optato per una cauta e spirituale neutralità bellica.
I tempi stavano velocemente mutando ed anche per Roma stava arrivando la tempesta.
Senza entrare nel merito degli accadimenti che portarono alla costituzione della Repubblica romana e di quanto dunque stava accadendo in quel turbolento autunno 1848, valga solo ricordare che stretto tra i venti di rivolta e quanto stava accadendo in Italia ed in Europa, Pio IX aveva tentato di salvare il salvabile. Prima attivando la lega Doganale con la quale si intendeva agevolare lo scambio di merci con gli altri Stati italiani, quindi aveva concesso lo Statuto col quale si sarebbe formato un Parlamento con 2 Camere, aperte anche ai laici. Tanto però non sarebbe bastato perché il 15 novembre il ministro di Finanze e Polizia, Pellegrino Rossi, veniva accoltellato a morte sulle scale del palazzo della Cancelleria.

Per il Papa Re è un colpo durissimo. Il 24 novembre 1848 Pio IX lasciava Roma travestito da prete per raggiungere Gaeta, nel territorio del Regno delle Due Sicilie dove Ferdinando II lo stava attendendo. Anche Luigi Napoleone Bonaparte, che di lì a poco sarebbe stato eletto Presidente della II Repubblica francese dopo la fuga di Luigi Filippo, aveva offerto ospitalità al pontefice.
Nel castello angioino-aragonese della città pontina Pio IX tesse le trame per il suo rientro a Roma dove, nel frattempo, a governare era il triumvirato composto da Mazzini, Saffi e Armellini. Il Papa otteneva il sostegno morale delle forze cattoliche, Spagna, Austria e Francia ma è proprio Luigi Napoleone a prestare il soccorso militare necessario. Il corpo di spedizione francese composto da 7mila uomini veniva battuto a porta Cavalleggeri dalle brigate di Garibaldi ma il 3 luglio 1849 dopo aver sfondato al Gianicolo entrava a Roma.

Il 12 aprile 1850 Pio IX rientrava a Roma, profondamente cambiato. Il Papa liberale che era stato e che aveva suscitato tante speranze tra coloro che volevano un’Italia finalmente unita, era diventato un pontefice profondamente restauratore.
Gaeta nel 1861 sarebbe stata una delle ultime roccaforti borboniche a cadere di fronte alle truppe sabaude.
LA MEDAGLIA – Si tratta di una delle medaglie borboniche – che già di per sé costituiscono un filone di grande pregio e fascino – più celebri.
A dritto i profili di un ancora giovane Pio IX, in primo piano, e di Ferdinando II. Con volti austeri i due sovrani sugellano il momento.

Al rovescio castello angioino-aragonese di Gaeta con torri e maschi che lo caratterizzano. Sul contorno la lunga iscrizione “L’armata napolitana a memoria dell’esule Pio in Gaeta sagrava al suo amato re“.
Opus Vincenzo Catenacci, la medaglia ha un diametro di 57,5 millimetri ed un peso – nella versione di bronzo qui presentata – di 88 grammi.
Doverosa nota a margine. Con questa medaglia cambia sostanzialmente l’iconografia di Pio IX. Prima del burrascoso e sanguinoso ’48 il pontefice marchigiano viene spesso rappresentato con un abbozzo di sorriso quasi paterno. In questa medaglia, come circostanza inevitabilmente vuole, Mastai Ferretti è accigliato e particolarmente austero. Questa, in linea di massima, resterà la sua espressione in metallo (e non solo) sino al 1878, anno della sua morte.

