ROMA (attualità) - Nei contratti di fornitura domestica, il valore di potenza impegnata è molto spesso fissato a 3 kW (kilowattora), ma per esigenze maggiori è possibile scegliere valori più alti, come per esempio 4,5 o 6 kW, previo accordo con il fornitore
Nel contesto del consumo di energia elettrica in ambito domestico, la gestione ottimale della potenza impegnata offre la possibilità di ottenere un certo risparmio sulla bolletta.
Come vedremo approfonditamente più avanti, la potenza impegnata è il valore massimo di kW a disposizione in un dato contratto. Questo parametro ha un impatto diretto sulla capacità di far funzionare più elettrodomestici nello stesso momento e una sua corretta valutazione può prevenire sia disagi tecnici che costi non necessari. Per chi desidera esplorare luce casa offerte adatte alle proprie esigenze, la comprensione del concetto di potenza impegnata è importante per configurare un servizio in linea con i consumi effettivi.
Cosa si intende con “potenza impegnata”?
La potenza impegnata, espressa in kW, è la quantità di energia elettrica che l’utente può utilizzare contemporaneamente senza sovraccaricare il sistema e provocare il distacco temporaneo dell'utenza.
Nei contratti di fornitura domestica, il valore di potenza impegnata è molto spesso fissato a 3 kW (kilowattora), ma per esigenze maggiori è possibile scegliere valori più alti, come per esempio 4,5 o 6 kW, previo accordo con il fornitore.
Questo parametro si differenzia dalla potenza disponibile, che tiene conto del margine di tolleranza concesso prima che il contatore scatti (tipicamente il 10%).
La potenza impegnata influisce sulle spese fisse di gestione dell’utenza, dato che richiedere di aumentare questo valore comporta generalmente costi più alti.
Quando conviene ridurre la potenza impegnata?
Ridurre la potenza impegnata può rappresentare un vantaggio economico, specialmente per chi consuma meno energia, per esempio chi vive da solo e/o utilizza pochi elettrodomestici. Con una riduzione della potenza impegnata le quote fisse diminuiscono, contribuendo a una bolletta meno onerosa. Tuttavia, bisogna considerare il rischio che, in situazioni di picco di utilizzo, si possa incorrere in frequenti disconnessioni, con conseguente disagio. È sempre opportuno valutare bene le proprie abitudini di consumo prima di procedere con cambiamenti, per evitare che una riduzione della potenza comprometta il comfort domestico.
Quando aumentare la potenza impegnata?
Aumentare la potenza impegnata può essere utile in abitazioni con numerosi dispositivi elettrici o in famiglie numerose, dove l’uso di più elettrodomestici contemporaneamente è frequente.
Una potenza impegnata più elevata consente, per esempio, di utilizzare in contemporanea forno, frigorifero, piano di cottura a induzione ecc. senza disconnessioni da sovraccarico. Tuttavia, un incremento della potenza comporta costi fissi maggiori e pertanto questa scelta è consigliabile solo per chi ha effettivamente bisogno di maggiore capacità energetica e vuole evitare il rischio di sovraccarico.
Un aiuto per scegliere la “taglia” di potenza impegnata
Come spiegato sul portale ufficiale di ARERA (Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente), per calcolare la “taglia” giusta di potenza impegnata, si può controllare sulla bolletta l’indicazione del “livello massimo di potenza prelevata” per ogni mese fatturato.
Se ogni mese si registrano livelli inferiori a 3 kW, non ha ovviamente alcun senso richiedere un aumento della potenza impegnata; sarebbe di fatto un costo inutile. Diverso è il caso di chi sperimenta di continuo distacchi temporanei della fornitura; in questo caso, effettuando per scrupolo anche una verifica sulla bolletta, può essere opportuno passare a un valore più elevato.
