Velletri | Il cerchio si chiude, il Luogotenente Antonio Testa conquista il Tor des Glaciers 450 a Courmayeur
VELLETRI (attualità) – 450 km, 32mila metri di dislivello e 88° posto su 200 partenti
ilmamilio.it – nota stampa
Dopo tre anni di infortuni, rinunce e sacrifici, il sottufficiale del 2° Reggimento CC di Velletri completa una delle prove più estreme dell’ultra Trail mondiale: 450 chilometri, 32.000 metri di dislivello positivo e appena 116 finisher su 200 partenti.

A Courmayeur, questa volta, l’aria ha il sapore del riscatto. Il luogotenente Antonio Testa, in forza al 2° Reggimento CC di Velletri, ha finalmente portato a termine il Tor des Glaciers 450, una delle competizioni di ultra Trail più dure e selettive al mondo.

Un’impresa costruita negli anni, tra rinunce, infortuni, responsabilità familiari e una preparazione condotta al limite delle possibilità. Per tre edizioni consecutive, proprio nel momento culminante dell’allenamento, Testa era stato costretto a fermarsi: due volte a causa di infortuni muscolari e, in un’altra occasione, per un problema di salute della figlia. Una scelta difficile, ma inevitabile: la famiglia, prima di ogni sfida sportiva.

Il Tor 450, tuttavia, era rimasto un conto aperto. Non soltanto una gara, ma una prova personale, una montagna da affrontare dopo anni di ostacoli e di dubbi. Anche le parole di chi lo invitava a lasciar perdere, convinto che non avrebbe mai potuto farcela, sono diventate nel tempo ulteriore motivazione.
Una preparazione costruita nel sacrificio. Arrivare pronto alla partenza ha richiesto un impegno straordinario. Conciliare il lavoro, particolarmente intenso anche per gli incarichi legati alla formazione degli allievi, con la preparazione necessaria ad affrontare 450 chilometri e 32.000 metri di dislivello positivo ha imposto una disciplina rigorosa.
Tra giugno e agosto, pur non vivendo in montagna, Testa ha accumulato un imponente volume di dislivello. In gare di questo tipo, infatti, la corsa lascia spesso spazio a salite durissime, che devono essere preparate con costanza e metodo.
Per mesi la sveglia è suonata alle quattro del mattino. Prima sessione di allenamento nel buio, una giornata di lavoro e poi, spesso a tarda sera, nuovamente le scarpe da trail ai piedi. Due o tre allenamenti quotidiani, assenze prolungate e sacrifici condivisi con la moglie e le figlie, il cui sostegno è stato determinante per raggiungere il traguardo.
Una prova oltre il limite. Il Tor des Glaciers non è semplicemente una versione più lunga del Tor 330. È una competizione profondamente diversa, caratterizzata da quote medie più elevate, terreno selvaggio, tratti tecnici ed esposti e passaggi ad alto rischio, tra cui Mont Gelé, Fricolla e Crête Sèche.
Il percorso non è completamente balisato né tracciato. Gli atleti devono orientarsi affidandosi alle tracce GPS, non sempre precise, affrontando il freddo, il buio, la stanchezza e la privazione del sonno. Dopo decine di ore, anche mantenere la lucidità necessaria per navigare in sicurezza diventa una sfida nella sfida.
In quei momenti estremi, tra creste isolate e montagne minacciose, Testa ha attinto alla tempra maturata durante il servizio al 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti “Tuscania”. La disciplina, la resistenza mentale e la capacità di non arrendersi di fronte alla fatica sono diventate la sua bussola interiore.
La forza del gruppo. Lungo il percorso, la durezza della prova è stata mitigata dalla solidarietà tra gli atleti. Testa ha condiviso tratti di gara e momenti di difficoltà con Carlo, Luca e Piero, stringendo legami nati spontaneamente dalla comune passione e dalla sofferenza condivisa.
Alla partenza ha ritrovato l’amico Antonio Pulizzi; al traguardo ha incontrato Diego Milani, la moglie Monica e Andrea Raso, definiti affettuosamente “i cognati volanti”, con i quali aveva già condiviso un’edizione del Tor. Passi condivisi, parole di incoraggiamento e silenzi sotto le stelle hanno accompagnato l’avventura di atleti giunti da ogni parte del mondo.
Il basco del “Tuscania” al traguardo. Quando all’orizzonte è comparso l’abitato di Courmayeur, Testa ha indossato il basco del 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti “Tuscania”, portato con sé durante la gara.
Un gesto dal forte valore simbolico: un omaggio alle proprie radici, alla storia professionale e a quella forza costruita negli anni, capace di sostenerlo quando il corpo sembrava ormai vicino alla resa.
I numeri raccontano la durezza dell’impresa: dei 200 atleti selezionati alla partenza, soltanto 116 hanno completato la gara. Gli altri sono stati costretti al ritiro per sfinimento oppure fermati dai rigidissimi cancelli orari. Testa ha concluso al 88° posto, entrando così nel ristretto gruppo dei finisher.
Il pensiero del Comandante. Per il Cte del 2° Reggimento CC di Velletri, Col. Carlo LECCA, il risultato del luogotenente Testa rappresenta un esempio concreto di determinazione, disciplina e capacità di trasformare le difficoltà in forza: una prestazione sportiva che riflette valori profondamente legati alla tradizione dell’Arma, come il senso del dovere, la resilienza e la capacità di non arrendersi davanti agli ostacoli.
La missione è finalmente compiuta. Il cerchio si è chiuso.
Antonio Testa non ha soltanto completato il Tor 450: ha dato un significato a tre anni di rinunce, ha ripagato i sacrifici della sua famiglia e ha dimostrato che le cadute non definiscono una persona. A definirla è la forza con cui sceglie di rialzarsi e continuare a camminare.

