Mauro Tomboletti: “Il PD di Grottaferrata ha bisogno di ritrovare se stesso”
GROTTAFERRATA (politica) – L’ex assessore: “Prima delle candidature e delle alleanze, serve il coraggio di riconoscere gli errori, ricostruire una comunità politica e restituire autonomia al Partito Democratico”
ilmamilio.it – nota stampa
Forse è arrivato il momento di dirlo con serenità, senza polemiche e senza il desiderio di attribuire colpe personali. Il Partito Democratico di Grottaferrata attraversa una delle fasi più difficili della sua storia recente.E lo si comprende anche dalle parole del suo segretario, Luca Natali, nella nota pubblicata su Il Mamilio. Parole che, al di là delle intenzioni, raccontano una realtà politica difficile da nascondere, un centrosinistra profondamente indebolito, diviso, incapace ancora di trovare una sintesi e soprattutto costretto a ripartire da zero in vista delle prossime amministrative.

È una situazione che dovrebbe indurre tutti, prima ancora di pensare alle candidature, a una riflessione seria. Perché il problema non è soltanto quello di trovare un candidato sindaco, né quello di costruire una coalizione. Il problema è capire come si sia arrivati fin qui. E forse è proprio questo il passaggio che manca. Non c’è, nelle parole che vengono oggi pronunciate, il coraggio di riconoscere fino in fondo che siamo davanti a un fallimento politico. Un fallimento che riguarda una stagione intera e nel quale la gestione del Partito Democratico ha avuto una responsabilità evidente.

Lo dico con grande amarezza, e non certo con compiacimento.Chi, come me, ha vissuto la politica di sinistra con passione e con l’idea che un partito debba essere prima di tutto una comunità, non può che provare dispiacere nel vedere il PD ridotto a inseguire gli eventi invece di determinarli, a ricercare equilibri quando avrebbe dovuto costruire una visione, a interrogarsi sulle candidature quando ancora non è riuscito a ritrovare una propria identità politica. E forse la domanda più dolorosa è proprio questa, come è stato possibile arrivare a una simile condizione? Per anni il Partito Democratico è apparso progressivamente schiacciato da una dinamica politica nella quale il rapporto con il sindaco e con l’amministrazione ha finito per prevalere sull’autonomia del partito.Il sindaco, nella mia lettura, non ha mai avuto realmente bisogno di un PD forte, autonomo, capace di discutere e persino di dissentire. Ha avuto piuttosto bisogno di un partito funzionale alle proprie esigenze politiche e amministrative.E il PD, invece di difendere fino in fondo la propria autonomia, sembra aver accettato progressivamente questo ruolo.

È qui che, probabilmente, si è consumato il passaggio più grave. Un partito non può esistere soltanto per sostenere un’amministrazione. Non può diventare una struttura chiamata a ratificare decisioni già assunte altrove. Non può rinunciare alla propria funzione critica, alla propria capacità di elaborazione, alla discussione interna, alla mediazione tra sensibilità diverse.Perché quando un partito smette di essere una comunità politica e diventa soltanto uno strumento elettorale o amministrativo, comincia lentamente a perdere se stesso. E oggi quello che vediamo è proprio questo, un partito che sembra dover ricostruire quasi tutto. La cosa più triste, però, è che questo fallimento non sembra essere stato ancora realmente elaborato.Ci si appresta a ripartire parlando di partecipazione, programma, coalizione e candidato sindaco. Tutte cose importanti, certamente. Ma prima di tutto sarebbe necessario avere il coraggio di fermarsi e dire: abbiamo sbagliato qualcosa, abbiamo perso il rapporto con una parte della nostra comunità abbiamo smarrito la nostra funzione politica, abbiamo consentito che il partito fosse troppo spesso subordinato alle esigenze dell’amministrazione. Ammetterlo non sarebbe una debolezza. Sarebbe, al contrario, il primo atto di una possibile rinascita. Perché c’è una cosa che ancora può salvare il PD di Grottaferrata, la presenza di tante persone che non hanno smesso di credere nella politica, nella sinistra e nell’idea di un partito come luogo di partecipazione, confronto e costruzione del bene comune.
È quel PD sotterraneo di cui si intravede l’esistenza. Persone che magari oggi parlano poco, che hanno scelto il silenzio perché deluse, che si sono allontanate perché non si sono più riconosciute nei metodi e nelle dinamiche degli ultimi anni. Ma che forse non hanno smesso di aspettare un segnale. Non credo che questo PD abbia bisogno di un’altra corrente.Ha bisogno di una nuova cultura politica. Ha bisogno di tornare ad ascoltare la città, di parlare dei problemi reali di Grottaferrata, della scuola, dei servizi sociali, della cultura, del traffico, della qualità urbana, delle periferie, del futuro dei giovani.E soprattutto ha bisogno di tornare a essere autonomo.Autonomo dai personalismi, autonomo dalle ambizioni individuali, autonomo dalle logiche amministrative e soprattutto autonomo da chiunque pensi che un partito possa essere utilizzato come uno strumento al servizio delle proprie necessità politiche.
Lo dico con il rammarico di chi avrebbe voluto vedere il proprio partito molto diverso da quello che è diventato.Non provo soddisfazione nel vedere questa crisi, provo tristezza.Perché un partito della sinistra che perde la propria comunità perde qualcosa che va ben oltre un risultato elettorale, perde una parte della propria ragione di esistere.Forse, però, proprio da questa amara consapevolezza può nascere qualcosa di nuovo. Non servono proclami. Serve il coraggio di guardarsi allo specchio. E dire finalmente, con umiltà abbiamo fallito in qualcosa, dobbiamo capire perché e dobbiamo avere la forza di ricominciare.Prima del candidato,prima delle alleanze,prima delle formule,prima delle elezioni.Prima di tutto, bisogna ricostruire una comunità politica. Forse il vero PD che oggi Grottaferrata aspetta è proprio quello che ancora non si vede, quello che non urla, quello che non cerca posizioni. Quello che, nel silenzio, sta ancora chiedendo semplicemente di tornare a fare politica.Mauro Tomboletti
