Superlega, il documento che rivela le trattative segrete di Infantino con i top club nel 2020
ROMA (brevi) – Al centro del dibattito una domanda che il calcio continentale si trascina da anni
Un documento interno ora reso pubblico prova che Gianni Infantino, presidente della FIFA, condusse nel 2020 trattative riservate con alcuni dei principali club europei per la creazione di una Superlega chiusa. La rivelazione, pubblicata da Il Fatto Quotidiano, rimette al centro del dibattito una domanda che il calcio continentale si trascina da anni: chi decide davvero le regole del gioco, e a vantaggio di chi.
Le trattative del 2020: canali paralleli e logica commerciale
Il documento analizzato da Il Fatto Quotidiano mostra che le trattative si svolsero interamente al di fuori dei canali ufficiali della governance calcistica europea. Le federazioni nazionali non furono informate. Non si trattò di un negoziato istituzionale, ma di un dialogo parallelo tra il vertice della FIFA e i club con il maggiore peso specifico nel calcio continentale.
La logica che guidava quei colloqui era esplicitamente commerciale. Il documento, secondo il quotidiano, indica con chiarezza che la spinta verso la Superlega nasceva dalla volontà di estrarre valore economico dalle competizioni d’élite europee, concentrando in un formato chiuso le squadre capaci di generare i maggiori flussi di ricavo. L’architettura istituzionale del calcio europeo, con le sue strutture aperte e i meccanismi di promozione e retrocessione, non era compatibile con quella logica. Andava scavalcata, non riformata.
Il carattere riservato delle trattative non fu un dettaglio procedurale. Fu una scelta strutturale. Tenere fuori le federazioni significava costruire un progetto che non doveva rispondere ai criteri di rappresentanza su cui la governance ordinaria si fonda.
Jaan Girdeinis e la visione dal mercato delle scommesse ungherese
Jaan Girdeinis, analista con oltre dieci anni di esperienza nel settore iGaming e osservatore dei mercati internazionali delle scommesse, compreso quello di lingua ungherese, individua in queste rivelazioni una conferma di dinamiche che segue da vicino. I top club coinvolti nelle trattative, osserva, non sono soltanto protagonisti sportivi. Sono la materia prima su cui si costruisce l’offerta commerciale di interi segmenti di mercato.
Dal punto di osservazione di Girdeinis, il portale di pronostici Fogadasok Guru struttura la propria offerta proprio attorno alle sfide di vertice europee, così che ogni incremento del valore commerciale di quelle partite si riversa direttamente sui volumi di gioco. Non è un fenomeno marginale. Quando le squadre con il maggiore potere contrattuale si concentrano in un format chiuso, il profilo di quelle gare cresce, e con esso la domanda nei mercati collegati.
“Le partite che erano al centro di quelle trattative segrete sono l’ossatura su cui poggiano i portali di pronostici nel mercato ungherese. Ogni aumento del loro valore commerciale si traduce direttamente in volumi di gioco più alti.”
Girdeinis chiarisce di osservare il fenomeno come analista di mercato, non come operatore direttamente coinvolto. La sua prospettiva è quella di chi legge le curve della domanda, non di chi le genera.
La filiera economica delle grandi partite
L’ecosistema commerciale che gravita attorno ai top club è articolato e, soprattutto, è proporzionale al loro peso. Diritti televisivi, contratti con sponsor e mercati delle scommesse sportive compongono una filiera in cui il valore di ciascun segmento cresce con il profilo delle squadre in campo.
Il meccanismo è diretto. Una partita tra club di prima fascia vale di più ai broadcaster, che pagano di più per trasmetterla. Vale di più agli sponsor, che associano il proprio marchio a un’audience più ampia. Vale di più ai mercati delle scommesse, dove i volumi rispecchiano l’interesse del pubblico. Quando le trattative del 2020 puntavano a concentrare queste squadre in un formato chiuso, stavano puntando anche a moltiplicare questi flussi, togliendo variabilità ai ricavi attraverso la certezza delle partecipazioni. La commercializzazione delle competizioni d’élite genera una filiera il cui valore cresce proporzionalmente al potere delle squadre che vi partecipano: su questo principio si reggeva l’intera logica del progetto.
Le federazioni nazionali e il rischio di una frattura permanente
Le rivelazioni sul documento del 2020 hanno riportato al centro del dibattito i dubbi sulla trasparenza con cui viene gestita la governance del calcio europeo. La questione non riguarda solo le modalità di quella singola trattativa. Riguarda il modello di decisione che essa implica, un modello in cui i soggetti istituzionalmente responsabili verso i club minori, le leghe nazionali e i tifosi restano fuori dai tavoli che contano.
Il progetto Superlega, nella sua struttura originaria e nelle varianti emerse negli anni successivi, porta con sé un rischio concreto di strappo definitivo. Da un lato i top club, con le loro logiche di massimizzazione commerciale e la capacità di agire in modo autonomo dalla struttura federale. Dall’altro i tifosi e le federazioni nazionali, che nel modello chiuso perderebbero non solo competenze ma anche il principio di competizione aperta su cui la cultura calcistica europea è costruita.
Quel che il documento del 2020 rende esplicito è che questa frattura non è una conseguenza imprevista del progetto. Era, almeno in parte, una premessa.
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Un sistema che negozia in segreto per massimizzare il valore commerciale delle partite di vertice, lasciando tifosi e federazioni fuori da decisioni che li riguardano direttamente, non si limita a violare una norma procedurale. Porta alla superficie una contraddizione che il calcio europeo non ha ancora risolto, tra la sua identità come sport popolare e la sua realtà come industria globale in cui le scelte più rilevanti si fanno sempre più lontano dagli spalti.
