Rocca di Papa | Monte Cavo, dopo i nuovi vincoli e fasce di rispetto della Soprintendenza cosa cambia per tagli, antenne e attività

ROCCA DI PAPA (attualità) – Vincoli diretti e indiretti e fasce di rispetto rafforzano la protezione di Via Sacra, Monte Cavo e Prato Fabio

La comunicazione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e del Ministero della Cultura sulle aree di Monte Cavo, Via Sacra e Prato Fabio potrebbe segnare un passaggio importante per la tutela di uno dei luoghi più significativi del territorio di Rocca di Papa.

Si tratta di un provvedimento atteso da tempo, che introduce un quadro di tutela più articolato attraverso vincoli diretti, vincoli indiretti e fasce di rispetto. Una protezione che interessa non soltanto i singoli beni archeologici, ma anche il contesto nel quale sono inseriti, compresi il bosco, la morfologia dei luoghi e il tracciato della storica Via Sacra.

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Per anni i vincoli già esistenti, spesso considerati insufficienti, limitati, generici o applicati in maniera non efficace, non sono riusciti a impedire interventi e trasformazioni che hanno progressivamente compromesso l’integrità della vetta di Monte Cavo e, più in generale, la piena valorizzazione della Via Sacra.

Ora lo scenario potrebbe cambiare.

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Particolarmente significativa è la tutela prevista lungo l’area Monte Cavo, Via Sacra, Prato Fabio. Questo significa che non si tratta semplicemente di tutelare anche il territorio immediatamente circostante. All’interno delle aree sottoposte a tutela, ogni intervento suscettibile di modificare lo stato dei luoghi dovrà quindi essere valutato alla luce delle nuove prescrizioni e, dove previsto dalla normativa, sottoposto alla necessaria autorizzazione dell’autorità competente.

Un aspetto particolarmente importante riguarda il bosco. Interventi che comportino alterazioni della morfologia del terreno, movimenti di terra, tagli, apertura di nuove strade o piste e altre modificazioni dell’assetto dei luoghi non possono essere considerati alla stregua di normali attività forestali se incidono sui beni e sulle aree sottoposte a tutela.

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In particolare, l’apertura di nuove piste, gli sbancamenti, i movimenti di terra, lo sradicamento delle ceppaie e la modifica della morfologia del terreno possono assumere una rilevanza completamente diversa quando interessano un’area archeologica o una fascia di rispetto.

Sotto il bosco di Monte Cavo e nelle zone di Via Sacra e Prato Fabio sono presenti testimonianze di frequentazione antica e aree di interesse archeologico. Ogni intervento che comporti alterazioni del terreno può quindi rappresentare un potenziale rischio per ciò che ancora si conserva nel sottosuolo. Per questo motivo la protezione del bene non può limitarsi a ciò che è immediatamente visibile.

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Altro capitolo fondamentale è quello degli impianti presenti sulla vetta di Monte Cavo, su cui gravano da anni decine di sentenze che ne consentono l’abbattimento e la delocalizzazione. La presenza di antenne e ripetitori ha caratterizzato per decenni il profilo della montagna, diventando uno dei simboli delle trasformazioni negative subite dalla vetta. Le nuove tutele rendono ancora più delicata qualsiasi ipotesi di nuove installazioni, ampliamenti o modifiche degli impianti esistenti.

Per gli impianti abusivi o privi dei necessari titoli, la nuova situazione rafforza inoltre l’esigenza di dare seguito ai procedimenti.

Un altro tema destinato a suscitare discussione è quello delle attività in mountain bike, in particolare downhill ed enduro, lungo la Via Sacra e sui sentieri di Monte Cavo

Anche in questo caso occorre distinguere.

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Non è corretto sostenere che la presenza di una bicicletta sia automaticamente un reato. Il problema riguarda invece l’utilizzo di percorsi non autorizzati, l’apertura di nuovi tracciati, la realizzazione di salti o sponde, la modifica del terreno e, soprattutto, le attività che possano danneggiare direttamente un bene culturale o un’area sottoposta a tutela. Già in una vecchia disposizione comunale del 1985 sulla Via Sacra era possibile camminare solo a piedi. In teoria questa adesso è tornata ad essere la ‘fascia di rispetto’ che va intrapresa.

Il vero punto, però, è un altro. Avere nuovi vincoli non basta se poi questi non vengono concretamente fatti rispettare. Per questo la nuova tutela dovrebbe rappresentare l’occasione per verificare tutte le situazioni rimaste irrisolte negli ultimi anni: dagli interventi sul bosco alla presenza degli impianti sulla vetta, fino all’utilizzo dei sentieri e alla tutela della Via Sacra. La tutela deve tradursi in controlli, autorizzazioni correttamente valutate, sanzioni e ripristino dei luoghi.

Monte Cavo è un luogo nel quale natura, archeologia, storia e paesaggio convivono in uno spazio di straordinario valore. Per questo il nuovo quadro di tutela può rappresentare una svolta. Ma la sua efficacia dipenderà soprattutto dalla capacità delle istituzioni di applicarlo concretamente.

A chi, negli ultimi anni, ha studiato, documentato e divulgato la storia di Monte Cavo, della Via Sacra e di Prato Fabio va riconosciuto il merito di aver mantenuto alta l’attenzione su un patrimonio che appartiene a tutti.

Ora spetta alle autorità competenti fare la propria parte, affinché le nuove tutele diventino finalmente uno strumento concreto per proteggere e restituire dignità a Monte Cavo, luogo per troppi anni ferito.

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