Inceneritore, conclusa la 15ª edizione del Discamping: assemblee e confronto nel segno della mobilitazione

ALBANO (attualità) – Conclusa la 15ª edizione del Discamping, due giorni di assemblee e confronto contro il progetto voluto da Gualtieri. Nel mirino anche il nuovo Piano Rifiuti regionale e le autorizzazioni contestate

Si è conclusa ieri, 30 agosto, la due giorni assembleare e conviviale della 15ª edizione del Discamping, appuntamento promosso dal Coordinamento contro l’inceneritore di Albano e Roma. Numerosi i partecipanti, arrivati sia dai territori interessati sia dalla Capitale, che hanno scelto di sfidare il caldo torrido per confrontarsi sul futuro della mobilitazione contro il progetto dell’inceneritore.

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Al centro degli interventi è tornata la preoccupazione per il termovalorizzatore voluto dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri, il cui cantiere procede spedito. Un impianto che, nella lettura dei comitati, rischierebbe di compromettere la salute e la vivibilità di un’area nella quale vivono e lavorano centinaia di migliaia di persone, comprendendo il quadrante sud della Capitale, i Castelli Romani e le zone pedemontane limitrofe.

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Durante l’assemblea è stata sottolineata quella che il Coordinamento considera l’assurdità di un’opera ritenuta non soltanto anacronistica e altamente inquinante, ma anche «diseducativa» rispetto alle politiche di riduzione e recupero dei rifiuti. Particolare attenzione è stata dedicata anche alle possibili ripercussioni sul clima locale.

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Secondo le stime richiamate dal Coordinamento, l’impianto produrrebbe circa 400 mila tonnellate di CO₂ all’anno e oltre tre miliardi di metri cubi di fumi, emessi dai due camini a temperature comprese tra 150 e 200 gradi. Numeri che, secondo i comitati, potrebbero incidere per decenni anche sul microclima delle aree circostanti, in un territorio già esposto agli effetti dei cambiamenti climatici.

Nel corso della due giorni sono state inoltre ripercorse le numerose contestazioni sollevate negli anni sul piano amministrativo e autorizzatorio. Il Coordinamento ha parlato di «forzature delle norme a colpi di ordinanze commissariali», sia nella fase autorizzativa sia nei mesi successivi all’apertura del cantiere.

Tra i casi citati figura anche quello relativo al fosso demaniale che, secondo il Coordinamento, sarebbe un bene non vendibile ma sarebbe stato comunque incluso nell’atto notarile di acquisto dei terreni da parte di AMA. È stata inoltre ricordata la denuncia-querela che, secondo i comitati, il pubblico ministero Fede avrebbe cercato di archiviare, così come le contestazioni rivolte alla Soprintendenza archeologica per presunte «sviste» mentre le ruspe procedevano alla demolizione di preesistenze e strade di epoca romana.

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Per il Coordinamento, una vicenda di questa portata non avrebbe potuto procedere senza il sostegno, l’avallo o quantomeno la mancata opposizione di una parte significativa del mondo politico e istituzionale. Nel mirino vengono indicati partiti, amministrazioni comunali e soprattutto la Regione Lazio.

Un’accusa che, secondo il comitato, troverebbe ulteriore conferma nel nuovo Piano Rifiuti 2026-2031, nel quale dovrebbe rientrare anche l’inceneritore da 600 mila tonnellate annue, insieme ai due grandi digestori anaerobici previsti a Cesano e Casal Selce, indicati come elementi portanti della strategia rifiuti della Capitale.

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Il Coordinamento critica inoltre l’operato della giustizia amministrativa, sostenendo che TAR e Consiglio di Stato abbiano finora respinto sistematicamente i ricorsi e le richieste di sospensiva presentate dai comitati contro l’impianto.

La due giorni di Discamping non è stata però soltanto un momento di denuncia. L’assemblea è stata anche l’occasione per interrogarsi sull’efficacia delle iniziative di contrasto fin qui intraprese e per discutere delle prossime mobilitazioni, comprese quelle ancora da programmare.

Il primo appuntamento già fissato è quello del 7 settembre, quando è previsto un incontro presso la Direzione regionale Ambiente e Ciclo dei Rifiuti. In quella sede il Coordinamento attende dalla dirigente D’Ercole risposte sulla messa in sicurezza e sulla bonifica della discarica di Roncigliano, oltre che sull’esito del procedimento per il riconoscimento dell’area circostante la discarica come «ad elevato rischio di crisi ambientale». La mobilitazione tornerà quindi nelle strade dei Castelli Romani. Il prossimo appuntamento pubblico è fissato per il 26 settembre ad Albano, con un corteo annunciato dal Coordinamento contro l’inceneritore di Albano e Roma. La battaglia contro l’impianto, dunque, prosegue sul piano istituzionale, giudiziario e soprattutto sul territorio, mentre il cantiere continua ad avanzare e il fronte dei comitati prepara nuove iniziative di protesta.

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