Elezioni 2027 | “Quale alternativa c’è?” Basta col mantra populista: le alternative vanno costruite con le idee
FRASCATI (politica) – A Frascati si cerca di far passare l’idea che di meglio non ci sia, a Grottaferrata Di Bernardo punta sulle spaccature degli altri e sul suo ego. A Monte Compatri Ferri stavolta avrà un vero antagonista? A Marino e Ciampino la storia dice alternanza
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di Marco Caroni
E’ l’ultima – ma non recentissima – moda del populismo politico a supporto di questo o quel candidato sindaco uscente: sì, vabbé, ma che alternativa c’è?
Una frase che, banalissima, in sé serba tutto il veleno insidioso della propaganda da quattro soldi, quella che per intenderci dovrebbe convincere gli elettori non solo a non cercare altro, ma anche a tenere gli occhi bassi senza fare troppe domande e a scegliere la strada vecchia. Perché la nuova, si verrebbe indotti a ritenere, neanche esiste.

Frascati e Grottaferrata, ma anche se vogliamo Monte Compatri (in minor misura Ciampino e Marino) attendono le elezioni Amministrative 2027 circondate da questo clima mantrico nel quale, più o meno sotto traccia, viaggia veloce e ricorrente il “ma che alternativa c’è“.
E così quelli che pensano di giocarsela facile e di evitare fastidi “esterni” cercano proprio di far passare il messaggio per cui “di meglio non c’è“.

Abbiamo, sinceramente, molto da eccepire.
A Frascati la sindaca uscente Sbardella vuol far passare il messaggio che non solo “si è fatta da sola” ma anche che il “campo largo” sia quanto di meglio psossa esistere. E così, derivata dal nazionale l’alleanza innaturale con AVS, ritiene insieme ai suoi alleati di aver chiuso i giochi. Peccato solo che l’innaturalità dell’alleanza con i verdi e sinistra sta tutta nel fatto che, storicamente, l’area politica della Sbardella (il PD astorriano) ha in realtà da sempre cercato di allargare il campo verso destra piuttosto che verso sinistra. Prova ne siano la presenza di Cerroni in Giunta e gli accordi stretti nel 2021 per diventare sindaca.
Esiste una alternativa? Senz’altro quella di centrodestra che seppur ancora zoppa di coesione e di perimetro, sta comunque muovendosi in termini di unitarietà dei simboli.

Ma un’altra alternativa non può non essere possibile pensando a tutte quelle forze moderate che andando con Sbardella sarebbero gregari e che invece progettando un’idea veramente antagonista per Frascati potrebbero vivere di un effettivo protagonismo.
Senza contare che Sbardella ed i suoi strateghi sanno perfettamente che la coperta è sempre corta e che c’è una parte rilevante di coloro che oggi hanno accettato di far parte del gruppone delle poche idee (quelle mostrate in questi anni dall’Amministrazione uscente) che potrebbe cambiare campo se veramente qualcosa dovesse prendere forma.
D’altra parte, sposare a scatola chiusa un progetto poltico costruito sulle multe della via Tuscolana potrebbe non essere vincente affatto.
Le alterbative vanno costruite con le idee e con le persone: ancor più con una visione della città che superi finalmente quella che ha dominato la scena in questi ultimi 30 anni.

A Grottaferrata se vogliamo il quadro è ancor più complesso perché la scena è frammentatissima e perché la rumorosa caduta di Di Bernardo tiene ancora banco.
I blocchi certi ad oggi sembrano proprio quello dell’ex sindaco filosofo – che continua a portare avanti la narrazione vittimista del “chi meglio di me ma mi hanno tradito” – e quello di un centrodestra che però manca ancora di un candidato sindaco designato.
L’ex sindaco ha nel suo corredo un ego smisurato che gli ha fatto buon pro per qualche tempo prima che, ben presto, decidesse di gettare tutto alle ortiche tentando poi di passare per martire alla fine dei giochi. Ma insomma, si può fare molto di meglio.
Di spazio per altro qui ce n’è davvero tanto ma certo non per tornare a progetti politici morti e sepolti e soprattutto fallimentari come quello dell’ex sindaco architetto del quale – insieme al suo gruppuscolo – non si conosce ancora la destinazione finale.
Un’alternativa potrebbero così costruirla il PD con Paola Franzoso ed il gruppo Rossotti. Ne parliamo da mesi, tanto bolle in pentola ma di certo non c’è nulla. Tranne il fatto che sì, ad una ipotesi – complicata – di Di Bernardo bis, c’è alternativa eccome.

A Monte Compatri troviamo invece il sindaco uscente più convinto di avere vita facile, esattamente come accadde 5 anni fa quando Ferri sfruttò la spaccatura del centrodestra diviso tra D’Acuti e De Carolis.
Ad oggi il quadro è prematuro ma tutto lascia credere che “ma che alternativa c’è” dopo 5 anni di ordinaria amministrazione ed anche meno sia di difficile applicazione. Certo Ferri stavolta potrebbe doversela sudare e misurarsi finalmente con un antagonista che possa giocare ad armi pari. Sempre che sulla scena poi non compaia altro. Insomma, all’ombra del genio alato l’alternativa c’è eccome e Ferri ed i suoi fedelissimi (ma quanti ne sono rimasti) dovranno sudarsela stavolta.
Meno applicabile il concetto del “ma che alternativa c’è” a Marino e Ciampino, due realtà che – senz’altro forti di un bacino elettorale più ampio rispetto ai Comuni sopra analizzati – tradizionalmente sono tesi all’alternanza.
Come a dire che Stefano Cecchi a Marino ed Emanuela Colella a Ciampino non si porteranno la conferma da casa. Anzi. Soprattutto a Ciampino, realtà politica caratterizzata da una forte instabilità e diversi gruppuscoli che in questi anni hanno vestito i panni dei “battitori liberi”, per Colella potrebbe essere molto difficile. La vera impresa la sindaca la porterà però comunque a compimento se dovesse arrivare alla scadenza naturale del mandato.
