Prima dell’inceneritore c’è la storia: il patrimonio archeologico può cambiare tutto

SANTA PALOMBA (attualità) – I rinvenimenti durante i lavori potrebbero avere un peso determinante nelle verifiche previste per la realizzazione del termovalorizzatore.

di Fabrizio Giusti

Il dibattito sul futuro termovalorizzatore di Santa Palomba si è concentrato finora soprattutto sugli aspetti ambientali, sanitari ed economici. C’è però un altro elemento che merita attenzione e che potrebbe assumere un ruolo rilevante nelle valutazioni sull’opera: il patrimonio archeologico dell’area.

Santa Palomba non è soltanto una zona industriale, ma uno dei paesaggi archeologici più significativi del Latium Vetus, il territorio originario dei popoli latini.

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A documentarlo è anche un recente studio dell’archeologo Leonardo Schifi, pubblicato nel 2020 nelle Memorie Descrittive della Carta Geologica d’Italia, che ricostruisce il sistema dei luoghi di culto presenti nell’area e il loro stretto rapporto con le sorgenti sulfuree e con la viabilità antica.

Il ritrovamento più importante è quello del santuario arcaico IBM-Semea, quello indicato anche nel comunicato dei comitati contro la realizzazione dell’inceneritore, scoperto tra il 1980 e il 1981.

Gli archeologi portarono alla luce un vasto complesso frequentato dall’età arcaica fino alla prima età imperiale. Al centro del santuario si trovavano due grandi vasche monumentali, circondate da pozzi, canalizzazioni, cisterne e fosse rituali, in un articolato sistema destinato alla raccolta delle acque sorgive.

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La scoperta di un deposito votivo con centinaia di reperti – ceramiche, ex voto anatomici, monete e una raffinata antefissa raffigurante un Satiro con Menade – ha consentito di identificare il complesso come un santuario dedicato al culto delle acque.

Secondo Schifi, il luogo rimase in uso per oltre sette secoli, confermandosi come uno dei principali santuari extraurbani del Lazio antico.

Il santuario IBM-Semea rappresenta soltanto uno dei numerosi siti individuati nell’area.

Le ricerche archeologiche hanno infatti documentato anche: un piccolo sacello presso la cosiddetta Villa “A”, con ex voto anatomici in terracotta; un probabile sacello compitale posto all’incrocio di due antiche strade repubblicane; diversi depositi votivi lungo il Fosso di Santa Palomba; il grande complesso monumentale rinvenuto nell’area dell’ex stabilimento Michelin; la vasta colmata sacra di via delle Cosmee, estesa per circa un chilometro e ricca di materiali votivi; due pozzi collegati da un cunicolo ipogeo utilizzati come depositi rituali.

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L’intero comprensorio restituisce l’immagine di un territorio fortemente caratterizzato dalla presenza del sacro, dove l’acqua, le vie di comunicazione e i luoghi di culto costituivano un sistema strettamente integrato.

A rendere ancora più significativo il contesto è il legame con la tradizione letteraria.

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Nelle vicinanze sorgono infatti la Solforata e il cosiddetto Antro del Fauno, identificato da diversi studiosi con il luogo descritto da Virgilio nell’Eneide, dove il re Latino avrebbe ricevuto l’oracolo che annunciava l’arrivo di Enea.

Poco distante si trova inoltre il santuario delle Tria Fata, noto per il ritrovamento di cippi votivi dedicati alle Parche e al Lar Aeneas, testimonianza della profonda importanza religiosa attribuita a quest’area fin dall’antichità.

La normativa italiana prevede che le grandi opere pubbliche siano sottoposte a specifiche verifiche preventive quando interessano aree a elevato potenziale archeologico.

In un contesto come quello di Santa Palomba, dove decenni di scavi hanno restituito numerosi siti e reperti distribuiti su un’ampia porzione di territorio, eventuali nuove indagini potrebbero portare alla scoperta di ulteriori testimonianze ancora sepolte.

Qualora emergessero nuovi ritrovamenti di particolare rilevanza, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio potrebbe imporre prescrizioni di tutela, modifiche progettuali o altre misure previste dalla legge. L’impatto concreto sul progetto dipenderebbe dalle evidenze riscontrate e dalle valutazioni delle autorità competenti.

La vicenda dell’inceneritore apre quindi una questione più ampia: quale valore attribuire a un territorio che conserva tracce della storia più antica del Lazio?

Santa Palomba non è soltanto il luogo individuato per un’importante infrastruttura. È anche un paesaggio nel quale si intrecciano archeologia, geologia, miti fondativi e memoria storica, con testimonianze che raccontano oltre duemila anni di frequentazione umana.

Le ricerche condotte finora suggeriscono che molto resta ancora da scoprire. Per questo motivo, il patrimonio archeologico dell’area potrebbe diventare uno degli elementi più significativi nel percorso di valutazione del progetto, ricordando che il futuro del territorio deve confrontarsi con la tutela di un’eredità storica di straordinario valore.

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