Lago Albano, gli ambientalisti: “Il livello scende per il sovrasfruttamento della falda, servono interventi urgenti”
CASTEL GANDOLFO (attualità) – Il Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani attribuisce il calo del lago a una gestione non sostenibile delle risorse idriche e chiede meno consumo di suolo, una riduzione dei prelievi d’acqua e una pianificazione compatibile
ilmamilio.it
Il continuo abbassamento del livello del Lago Albano non sarebbe il risultato di un fenomeno naturale inevitabile, ma la conseguenza diretta di una gestione non sostenibile delle risorse idriche. È quanto sostiene il Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani, che torna a richiamare l’attenzione sulla situazione del bacino vulcanico e sulla necessità di intervenire con misure strutturali.
Il Lago Albano, ricordano gli ambientalisti, è un lago di origine vulcanica e, a differenza di molti altri specchi d’acqua, non riceve apporti da fiumi. La sua unica fonte di alimentazione è rappresentata dalla falda idrica del Vulcano Laziale, che si ricarica lentamente grazie alle precipitazioni che interessano l’intero territorio dei Castelli Romani.
Secondo il Coordinamento, negli ultimi decenni il prelievo di acqua dalla falda ha superato la sua naturale capacità di rigenerazione. Ogni anno viene infatti estratta una quantità d’acqua superiore a quella che le piogge riescono a reintegrare, provocando un progressivo abbassamento sia della falda sia del livello dei laghi.

A rendere ancora più delicata la situazione è la particolare conformazione del Lago Albano. Dopo un primo ampio terrazzo costiero, il fondale scende con pendii sempre più ripidi fino a raggiungere circa 170 metri di profondità. Negli ultimi decenni il livello del lago si è già abbassato di circa 7,5 metri, lasciando emersa gran parte del primo terrazzo naturale.
Se questa tendenza dovesse proseguire, avverte il Coordinamento Ambientalista, l’acqua raggiungerebbe aree caratterizzate da pendenze molto accentuate, con un possibile aumento dei fenomeni di instabilità dei fondali. Una prospettiva che potrebbe avere ripercussioni sugli ecosistemi lacustri, sulla sicurezza della navigazione e sulla tutela del patrimonio naturale e archeologico dell’area.

Per gli ambientalisti, il problema riguarda l’intero sistema idrico del Vulcano Laziale e richiede una pianificazione più attenta delle risorse disponibili. Tra le principali proposte avanzate figurano lo stop al consumo di suolo e alla continua espansione edilizia, una riduzione di almeno il 30% dei consumi idrici, come indicato da diversi studi scientifici, la tutela dei boschi e delle aree naturali che favoriscono la ricarica della falda e una pianificazione urbanistica compatibile con l’effettiva disponibilità d’acqua.
Il messaggio finale del Coordinamento è chiaro: i laghi dei Castelli Romani non si stanno abbassando per cause inevitabili, ma perché il territorio consuma più acqua di quella che la natura è in grado di restituire. Salvaguardare il Lago Albano, concludono gli ambientalisti, significa proteggere la falda, la biodiversità, il paesaggio e il futuro dell’intero comprensorio dei Castelli Romani.


