Grottaferrata | Tomboletti: “Chi ama i Castelli Romani, li custodisce”
GROTTAFERRATA (attualità) – La lettera dell’ex assessore
ilmamilio.it
Quando qualcuno mi chiede dove vivo, non rispondo semplicemente “a Grottaferrata”. Rispondo: ai Castelli Romani.
Perché i Castelli Romani non sono un’espressione geografica. Sono una comunità, una storia, un’identità che affonda le proprie radici nei secoli e che ancora oggi definisce il nostro modo di appartenere a questa terra. Questa è la culla della civiltà latina, è la terra di Alba Longa, di Numitore, di Amulio e di Rea Silvia. È il luogo in cui il mito di Romolo e Remo incontra la storia, dove leggenda e archeologia si intrecciano fino a raccontare le origini di Roma e della nostra civiltà.

Qui ogni collina, ogni bosco, ogni lago e ogni pietra custodiscono una memoria. I reperti archeologici di Santa Palomba non sono un dettaglio trascurabile né un ostacolo allo sviluppo, sono una testimonianza straordinaria e inequivocabile della ricchezza storica di questo territorio, sono frammenti della nostra identità. E un popolo che perde la memoria delle proprie origini finisce inevitabilmente per smarrire anche il senso del proprio futuro. Ma l’identità dei Castelli Romani non vive soltanto nel sottosuolo, vive anche nel paesaggio, vive nei boschi secolari, nei laghi vulcanici, nelle sorgenti, nella straordinaria biodiversità che rende questo territorio unico, ed è proprio questo patrimonio che oggi appare sempre più fragile. Il progressivo abbassamento del livello dei laghi, il depauperamento delle falde acquifere, una gestione dei boschi che troppo spesso suscita perplessità e la crescente pressione sulle risorse naturali dovrebbero rappresentare la priorità assoluta di chi governa questo territorio. E invece troppo spesso prevalgono il silenzio, l’inerzia o decisioni che sembrano guardare più agli interessi immediati che alla tutela di un patrimonio irripetibile.
Mi domando quale idea di futuro possa avere un territorio che consente di impoverire le proprie riserve idriche senza una visione complessiva della loro salvaguardia, mi domando se gli enti chiamati a difendere questo patrimonio, a partire dall’Ente Parco, stiano esercitando fino in fondo la missione per la quale sono stati istituiti. Perché tutelare un parco non può ridursi a un adempimento amministrativo, significa avere il coraggio di dire dei no quando l’equilibrio ambientale lo impone e applicare con rigore il principio di precauzione ogni volta che esiste il rischio di un danno irreversibile. La tutela dell’ambiente non può essere subordinata alle esigenze di chi considera l’acqua soltanto una risorsa da prelevare.

L’acqua è un bene comune. È la vita dei nostri laghi, dei nostri boschi, delle nostre campagne e delle comunità che vivono questo territorio. Ogni concessione, ogni autorizzazione, ogni scelta amministrativa dovrebbe partire da questa consapevolezza e non dall’idea che la natura possa sopportare qualsiasi pressione. Difendere i reperti di Santa Palomba e difendere i laghi dei Castelli Romani significa combattere la stessa battaglia. Perché la storia e la natura non sono due patrimoni distinti, sono le due anime di una stessa identità. Non possiamo dirci orgogliosi delle nostre radici se, allo stesso tempo, accettiamo che vengano compromesse le condizioni che permetteranno ai nostri figli e ai nostri nipoti di riconoscersi ancora in questa terra. I Castelli Romani non sono una risorsa da sfruttare fino all’esaurimento. Sono un’eredità ricevuta da chi ci ha preceduto e che abbiamo il dovere morale di consegnare, integra e vitale, a chi verrà dopo di noi.
Per questo, quando qualcuno mi chiede dove vivo, continuerò a rispondere con orgoglio: vivo ai Castelli Romani, non perché sono il luogo in cui risiedo, ma perché rappresentano la mia storia, la mia cultura, il mio paesaggio e la mia idea di futuro. Chi ama davvero questa terra non la consuma, la custodisce. Perché un territorio senza memoria diventa un luogo qualunque. Ma un territorio senza acqua, senza boschi e senza la capacità di proteggere la propria storia è destinato a perdere anche la propria anima.
Mauro Tomboletti



Non mi pare che le politiche seguite finora dalle varie amministrazioni comunali che si sono succedute al comune di Grottaferrata siano andate nella direzione indicata da Tomboletti. Per esempio basta salire in cima a Tuscolo per vedere come il Pratone e la Molara, classificate come “zone critiche di ricarica del lago di Albano” dalla Regione Lazio, siano state ormai quasi totalmente cementificate. E poi ci si meraviglia se il lago di Albano è in grande sofferenza. Non sarà certo l’unica causa ma certo io penso abbia dato un bel contributo. E se si legge che il PRG di Grottaferrata, testardamente e vittoriosamente difeso sinora da forze oscure (?) ma apparentemente invincibili, cadono tutti i sindaci appena toccano l’urbanistica, malgrado tutti i proclami in politichese spesso emanati da tutte le forze politiche locali, prevede 35000 abitanti, rispetto agli attuali 22000, mi spiace per Tomboletti, ma non vedo presagi positivi circa la conservazione e valorizzaione del nostro territorio dei Castelli Romani.