Da nullatenente sulla carta a gestore di spaccio e truffe: sequestrata villa alle porte di Roma e piscina

POMEZIA (cronaca) – Per il fisco risultava quasi privo di redditi. Sigilli a beni, conti correnti e a una lussuosa proprietà

Per il fisco era praticamente invisibile: dichiarazioni dei redditi irrisorie e un profilo economico incompatibile con qualsiasi forma di ricchezza. Eppure, secondo la ricostruzione degli investigatori, dietro quell’apparente condizione di povertà si nascondeva un articolato sistema criminale che avrebbe movimentato milioni di euro attraverso traffico di stupefacenti, maxi-frodi fiscali, riciclaggio di denaro e una rete di società cartiere.

Il Tribunale di Roma, nell’ambito delle misure di prevenzione patrimoniali, ha disposto il sequestro di conti correnti, rapporti finanziari, quote societarie e di una lussuosa villa a Pomezia, considerata il simbolo di un patrimonio ritenuto incompatibile con i redditi ufficialmente dichiarati.

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Le vicende giudiziarie ricostruiscono una carriera criminale iniziata negli anni Ottanta. Le prime condanne riguardavano episodi di bancarotta fraudolenta, nei quali l’uomo avrebbe operato come gestore occulto delle società coinvolte, utilizzando prestanome per mantenere il controllo delle attività e sottrarre beni ai creditori.

Negli anni successivi il suo nome è comparso anche in importanti indagini sul traffico internazionale di cocaina. Secondo le sentenze, l’organizzazione avrebbe curato l’importazione di ingenti quantitativi di droga provenienti da diversi Paesi europei, utilizzando sistemi di comunicazione riservati e linguaggi in codice per sfuggire ai controlli.

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Con il passare degli anni, il presunto business si sarebbe concentrato soprattutto sulle frodi fiscali. Attraverso una complessa rete di società cartiere e prestanome, sarebbero state realizzate triangolazioni commerciali nel settore dell’elettronica, in particolare nella vendita di telefoni cellulari e altri dispositivi, con l’obiettivo di creare falsi crediti IVA ed evadere il pagamento delle imposte.

Secondo i magistrati, ogni volta che una società finiva sotto la lente degli investigatori, ne venivano costituite rapidamente altre, sempre intestate a soggetti privi di reale capacità economica ma di fatto controllate dalla stessa regia.

L’inchiesta evidenzia una forte sproporzione tra i redditi dichiarati e il patrimonio effettivamente nella disponibilità dell’indagato. A fronte di entrate ufficiali molto basse, gli investigatori hanno ricostruito movimentazioni bancarie per oltre 25 milioni di euro e la disponibilità di numerose vetture di lusso, tra cui Ferrari, Porsche, BMW, Mercedes e Audi.

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Tra gli elementi esaminati figura anche il ruolo di una società operante nel settore cartotecnico, che avrebbe ottenuto finanziamenti garantiti dallo Stato. Secondo gli inquirenti, parte di quelle risorse sarebbe stata successivamente trasferita ad altre società riconducibili all’indagato per sostenere operazioni finanziarie e impedire la vendita all’asta della villa.

Il bene più significativo oggetto del sequestro è una residenza di lusso situata a Pomezia: oltre 1.100 metri quadrati di superficie, piscina, lago privato e un parco di circa un ettaro.

Secondo l’accusa, la proprietà sarebbe rimasta per anni nella disponibilità dell’uomo nonostante numerosi passaggi di proprietà tra società fiduciarie e società cartiere, anche estere, utilizzate per occultarne la reale titolarità.

Colline (8)

Il provvedimento ha interessato inoltre conti correnti, libretti di deposito, partecipazioni societarie e altri beni mobili e immobili riconducibili direttamente o indirettamente al nucleo familiare. La discussione sulla misura patrimoniale è stata fissata davanti al Tribunale di Roma per il prossimo 21 settembre 2026.

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