Castel Gandolfo | Pagaie Rosa Dragon boat: “Un pontile promesso per vent’anni…”
CASTEL GANDOLFO (attualità) – Lettera aperta al Comune di Castel Gandolfo
ilmamilio.it – riceviamo e pubblichiamo:
Ci sono storie che somigliano a quelle imbarcazioni che affrontano il vento contrario: avanzano lentamente, con fatica, ma avanzano. E poi ce ne sono altre che assomigliano a un pontile promesso per vent’anni: si vedono nelle parole, nei disegni, nelle planimetrie, negli incontri, ma quando allunghi la mano per toccarlo scopri che non esiste.
La nostra associazione, Pagaie Rosa Dragon boat onlus, è nata a Roma ventiquattro anni fa e dal 2009 ci siamo trasferite sul lago di Castel Gandolfo. Anni di allenamenti, di pagaiate, di donne che hanno imparato a fidarsi di nuovo del proprio corpo dopo che una diagnosi di tumore al seno aveva provato a
sottrarglielo. Vent’anni in cui abbiamo chiesto alle amministrazioni che si sono succedute non privilegi, non favori, non tappeti rossi. Una cosa molto più semplice: un luogo stabile sul lago dove poter svolgere le nostre attività.

Una richiesta così ragionevole da sembrare quasi banale. Eppure, a distanza di quasi due decenni, continuiamo a navigare tra promesse che affondano prima
ancora di toccare l’acqua.
Nel frattempo, però, noi abbiamo fatto altro. Abbiamo costruito la prima squadra di dragon boat per donne operate di cancro al seno nata in Italia. Da quell’esperienza pionieristica è nato un movimento nazionale che oggi conta circa sessanta squadre.

Un piccolo seme piantato che dal lago di Castel Gandolfo ha messo radici in tutto il Paese. Mentre la politica prendeva appunti, noi pagaiavamo. Mentre si studiavano soluzioni, noi costruivamo reti. Mentre si producevano carte, noi producevamo comunità.
Nel 2023 abbiamo celebrato il nostro ventennale ospitando presso il Centro Federale di Castel Gandolfo circa 500 atlete operate di tumore al seno provenienti da tutta Italia oltre due squadre europee. Abbiamo organizzato gare, incontri, accoglienza, trasporti, logistica. Abbiamo portato persone, famiglie,
accompagnatori, volontari in un territorio che, per vocazione turistica, dovrebbe considerare ogni visitatore come una risorsa preziosa. Il tutto a nostre spese.
Lo abbiamo fatto senza chiedere nulla al Comune. Non per orgoglio. Più semplicemente perché avevamo maturato la convinzione che sarebbe stato inutile. Due anni dopo abbiamo ripetuto l’esperienza con 250 partecipanti. E lo faremo ancora nel 2027. Forse qualcuno, prima o poi, si prenderà la briga di calcolare quante presenze, quanti pernottamenti, quanti pasti, quante visite, quanti ritorni di immagine tutto questo abbia generato per il territorio. Noi
non l’abbiamo mai fatto. Eravamo troppo occupate a lavorare.

Il NOC ci coinvolge regolarmente in iniziative dedicate alla prevenzione e alla promozione dei corretti stili di vita dopo una diagnosi oncologica. Collaboriamo con la ASL Roma 6 attraverso una convenzione che riconosce il valore del nostro operato. Abbiamo solide collaborazioni con l’IFO, il Policlinico di Tor Vergata, il Policlinico Gemelli e l’Università La Sapienza. La nostra presidente rappresenta il gruppo oncologico all’interno del percorso di sanità partecipata della Regione Lazio ed è referente regionale di Europa Donna Italia, la rete fondata sull’intuizione e sulla visione del professor Umberto Veronesi, che raccoglie circa duecento associazioni impegnate sul tema del tumore al seno.
Le nostre socie si formano continuamente. Frequentano corsi, master, percorsi universitari. Collaborano con istituzioni sanitarie e accademiche. Siamo affiancate da un responsabile tecnico-scientifico, una delle nostre socie, altamente qualificato e da un allenatore federale che da dieci anni accompagna le
nostre attività. Le nostre donne diventano spesso testimonial di campagne nazionali di informazione e sensibilizzazione sul cancro al seno.
Tutto questo non per collezionare titoli. Ma perché ogni pagaia affonda nell’acqua portando con sé una responsabilità: dimostrare che dopo il cancro esiste ancora un progetto di vita. E allora la domanda sorge spontanea.
Com’è possibile che una realtà riconosciuta a livello nazionale, integrata nelle reti della prevenzione, capace di generare salute, formazione, inclusione, turismo e partecipazione civica, continui a essere trattata dal proprio Comune come una presenza occasionale? Perché veniamo cercate quando c’è una fotografia da scattare e dimenticate quando c’è un problema da risolvere? Perché ci vengono richiesti studi, progetti, documenti, sopralluoghi, planimetrie, ipotesi, incontri,
valutazioni, salvo poi assistere allo spettacolo ormai familiare di ogni percorso che si interrompe proprio sul più bello? E viene da chiedersi se, a volte, non sia più semplice apprezzare a parole ciò che poi si fatica a sostenere nei fatti.
E forse il vero problema è tutto qui. Perché noi, in questi anni, abbiamo dimostrato che un gruppo di donne che hanno conosciuto la paura, il dolore e l’incertezza può trasformare una ferita in una forza collettiva. Abbiamo costruito qualcosa che funziona, che produce valore sociale misurabile, che genera benessere e speranza. Abbiamo riempito spazi che le istituzioni spesso lasciano vuoti. Abbiamo fatto politica nel senso più nobile del termine: prenderci cura delle persone e del territorio.
Senza clamore.
Senza pretese.
Senza mai smettere di pagaiare.

Per questo oggi non chiediamo riconoscimenti solenni né encomi formali. Ci limitiamo a una domanda semplice. Non meriteremmo, dopo vent’anni, qualcosa di più delle promesse? Non meriteremmo di essere considerate una risorsa anziché una comparsa? Non meriteremmo, finalmente, un posto vero sulle rive di quel lago che da quasi vent’anni contribuiamo a rendere vivo?
Noi continueremo comunque a fare ciò che abbiamo sempre fatto: accogliere donne, costruire relazioni, promuovere salute, portare il nome di Castel Gandolfo ben oltre i confini del territorio.
Continueremo a pagaiare.
Ma sarebbe bello, almeno una volta, scoprire che chi governa una comunità sa riconoscere la differenza tra una realtà da esibire e una realtà da sostenere. Perché la prima dura il tempo di una fotografia. La seconda lascia una traccia nella storia.
Castel Gandolfo, 10 luglio 2026
Le socie Pagaie Rosa

