STORIE & METALLO |L’esposizione romana del 1870: l’ultimo grande evento prima della breccia

ROMA (storie & metallo) – Inaugurata da Pio IX il 17 febbraio nel corso dei lavori del Concilio Vaticano I. Una sontuosa medaglia ricorda quei giorni nella Certosa di Santa Maria degli Angeli

di Marco Caroni

Sono mesi irrequieti quelli che segnano la fine del 1869 e l’inizio del 1870. Mentre a Firenze, Capitale d’Italia da cinque anni, si studia il modo migliore per porre fine alla “questione romana“, proprio nella Città eterna papa Pio IX nel giorno dedicato all’Immacolata concezione, l’8 dicembre (ricorrenza che proprio lui aveva istituito nel 1854) apre i lavori del XX Concilio ecumenico, passato alla storia come Concilio Vaticano I. Un Concilio per chiudere formalmente il quale occorre attendere sino al 1960.

Roma (e il Lazio) sono insieme a Trento e Trieste le uniche porzioni di territorio che ancora non fanno parte del giovane Regno d’Italia. Con la Francia, alleato sia nella guerra di Crimea che nella II guerra d’Indipendenza, grazie agli accordi segreti di Plombieres, i Savoia nel 1864 hanno sottoscritto la Convenzione di settembre: l’accordo prevede il graduale ritiro delle truppe francesi dal Lazio e da Roma in cambio della rinuncia di re Vittorio Emanuele II di attaccare ed annettere lo Stato Pontificio. Da Torino la Capitale d’Italia passa a Firenze.

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Roma vibra. Il Concilio ha fatto arrivare in città quasi 800 dei 1000 padri conciliari aventi diritto di partecipazione ai lavori. La Roma del 1870 è una città che conta appena 200mila abitanti, meno della metà di quelli di Napoli, gli stessi di Milano, Torino e Palermo. Il Concilio ha come obiettivo principale quello di difendere la dottrina cattolica dagli errori del pensiero moderno e, parallelamente, quello di rafforzare l’autorità del papa: un percorso che avrebbe portato nel luglio 1870 alla proclamazione del dogma dell’infallibilità papale.

Pio IX, salito al soglio di San Pietro nel 1846 non è più quel Papa liberale che i neoguelfi avevano identificato come il leader in grado di guidare l’unità d’Italia. Passato per le rivolte del 1848, la fuga da Roma e l’esilio a Gaeta, Papa Mastai Ferretti ha sempre più – in quei tempi bui per la Chiesa – la necessità di rimarcare il suo ruolo ed il suo potere, spirituale ma anche temporale.

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La splendida medaglia del 1869 (73mm per 160 grammi) per il Concilio. Al rovescio il transetto nord, dove venne allestita l’aula per i lavori

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Nel pieno dei lavori del Concilio, che si tengono all’interno della Basilica di San Pietro in un’Aula allestita all’interno del transetto nord, Pio IX dà vita a quello che resterà nella storia come l’ultimo grande evento dello Stato della Chiesa.

Il 17 febbraio 1870 apre dunque, all’interno degli ambienti della Certosa di Santa Maria degli Angeli rielaborati per l’occasione dall’archietto Vespignani, l'”Esposizione romana delle opere di ogni arte eseguite pel culto cattolico“. Si trattò di un’esposizione di respiro internazionale, di puro ambito artistico nella quale trovarono ospitalità opere di ogni genere in tema di cattolicesimo.

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Ad aprire l’esposizione è lo stesso Papa Pio IX: l’architetto Virgilio Vespignani nel pieno rispetto degli ambienti michelangioleschi realizza strutture temporanee in legno e vetro delle quali oggi non resta praticamente più nulla. Non si tratta comunque di una esposizione nei termini moderni che proprio nella seconda metà dell’800 interessa molte città europee (e non solo) attirando centinaia di migliaia di visitatori.

Si tratta piuttosto di un evento di nicchia, in grado di richiamare poche migliaia di visitatori proprio perché pensata come luogo di incontro delle arti dedicate al culto. Per ricordare il prestigioso appuntamento viene stampato anche un “Giornale illustrato“, di fatto un vero e proprio catalogo dell’esposizione.

Esposizione romana 1870
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Per Roma si tratta degli ultimi mesi sotto il dominio papale. A luglio, come detto, Pio IX avrebbe proclamato il dogma dell’infallibilità papale che ne avrebbe provocato – non certo però elemenco decisivo – il definitivo isolamento. Finanche i regnanti delle cattolicissime Austria e Spagna, così come la Francia, ebbero a storcere la bocca di fronte all’estremo atto di imperio dell’anziano pontefice romano.

LA MEDAGLIA – Come d’uso a quei tempi l’esposizione viene accompagnata dalla produzione di medaglie sostanzialmente destinate agli espositori. Medaglie di partecipazione ma anche di premio, assegnate dalle giurie nominate per valutare la qualità degli espositori.

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Quella qui sopra riprodotta è una medaglia premio, con tanto di iscrizione della ditta premiata, la “Charles Le Taille immagini religiose”. Si tratta di un conio di grande formato e forte impatto, opus Giuseppe Bianchi. La medaglia, qui in bronzo, ha il rilevante diametro di 82mm per un peso di oltre 258 grammi. Si considera che la medaglia in bronzo sia stata coniata in 100 esemplari ed altrettanti ne siano stati prodotti in argento.

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Quei mesi sarebbero a breve terminati. Il 2 settembre 1870 a Sedan, nelle Ardenne, l’omonima battaglia sancisce il momento decisivo della guerra franco-prussiana, vero capolavoro di Bismarck. La disfatta dell’esercito francese porta alla resa dell’imperatore Napoleone III e, a seguire, alla caduta dell’Impero francese col ritorno della Repubblica.

Come un effetto domino, la caduta dell’Impero e di Napoleone “scopre” definitivamente Roma: a metà settembre l’esercito del Regno d’Italia muove verso i territori pontifici, da nord e da sud. Il 20 settembre le truppe italiane entrano a Roma attraverso la celebre breccia nei pressi di porta Pia.

E’ la fine del potere temporale del Papa, che si ritira in Vaticano da “prigioniero” dei Savoia. La caduta di Roma sospende a tempo indeterminato i lavori del Concilio. Il 3 febbraio 1871 Roma diventa Capitale d’Italia.

Ma queste sono altre storie.

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