Grottaferrata | Tomboletti a Di Bernardo: “La crisi non nasce da due dimissioni, ma dalla fine del confronto democratico”
GROTTAFERRATA (attualità) – Lettera aperta dell’ex assessore
ilmamilio.it
“Caro Mirko,
Ora che il tempo ha sedimentato rabbia, rancori e contrapposizioni, scrivo queste righe non con spirito di rivalsa, ma con l’amarezza e il rammarico di chi aveva creduto che il progetto politico che ha portato alla tua elezione a Sindaco di Grottaferrata e alla vittoria della coalizione di centro-sinistra potesse essere realmente fondato sulla partecipazione, sull’ascolto e sulla forza gentile della democrazia. Dopo la sfiducia maturata all’interno della maggioranza, è apparso singolare attribuire ogni responsabilità ai due consiglieri che, rassegnando le dimissioni, hanno decretato la fine anticipata della legislatura. Il conto alla rovescia, lo sappiamo bene, era iniziato molto prima. Era iniziato con le dimissioni della vicesindaca Rita Consoli.

Quando una figura come Rita ha deciso di farsi da parte, non lo ha fatto per leggerezza né per calcolo politico. Lo ha fatto perché qualcosa di profondo si era incrinato. Quello è stato il primo segnale, forte e inequivocabile, che la rotta intrapresa non stava andando nella direzione promessa agli elettori. La narrazione del sindaco democratico, aperto al confronto e attento alla partecipazione, ha progressivamente lasciato spazio a un’altra immagine: quella di un primo cittadino poco incline ad accettare il dissenso, insofferente al confronto e incapace di trasformare la critica in occasione di crescita. È emerso, con una drammaticità che nessuno avrebbe voluto vedere, un modo di intendere la leadership poco compatibile con quel confronto, anche aspro ma costruttivo, che consente alle diverse sensibilità di emergere e contribuire alla crescita collettiva. È proprio questo l’humus che alimenta e mantiene vivi i processi democratici e partecipativi.
Quei processi che avevano occupato pagine intere del programma elettorale e che oggi rischiano di apparire come promesse svuotate, più utili a sedurre e rassicurare che a essere realmente praticate. La responsabilità dei fallimenti, nella storia come nella vasta letteratura politica, ricade sempre su chi guida. Non è una legge crudele, ma una legge di responsabilità. Chi accetta di condurre una squadra accetta anche l’onere di custodirne l’unità, valorizzarne le competenze e ascoltarne le perplessità. Cercare oggi di spostare altrove il peso di un fallimento politico e amministrativo non aiuta a comprendere ciò che è accaduto. Serve invece il coraggio di riconoscere gli errori, analizzarli e mettere in campo le necessarie azioni correttive. Comprendo che alcuni atteggiamenti possano essere stati il frutto di un’inesperienza che non è stata adeguatamente compensata dall’unica forza politica che avrebbe dovuto mettere a disposizione energie, competenze e sapienza amministrativa. Un sostegno che avrebbe potuto favorire una più piena maturazione politica e un più saldo senso di responsabilità istituzionale.

Avrebbe aiutato a comprendere che una vittoria elettorale non rappresenta il trionfo di un uomo solo al comando. È la vittoria di una squadra, di una comunità di donne e uomini che condividono un progetto. Significa rispettare gli impegni assunti, mantenere coerenza tra parole e azioni e riconoscere che il mandato ricevuto appartiene a un’intera coalizione e in ultima istanza, ai cittadini. Il rispetto delle regole della democrazia non è un orpello retorico. Si esercita ogni giorno attraverso processi partecipativi autentici, non simulati; attraverso l’ascolto reale del dissenso, non la sua semplice tolleranza; attraverso il confronto, anche duro, ma sempre leale. Ascoltare chi non è d’accordo non è un segno di debolezza. È al contrario, la più alta forma di rispetto verso le istituzioni e verso i cittadini. Significa riconoscere che nessuno è depositario esclusivo della verità e che il potere, in democrazia, è sempre condiviso e temporaneo.
Quando tutto questo viene meno, la democrazia perde forza. Scivola lentamente su un piano inclinato pericoloso, dove l’indifferenza prende il posto della partecipazione e il populismo si insinua come scorciatoia seducente. Ma il populismo è l’antitesi della democrazia: promette semplificazioni dove servono complessità, invoca uomini soli al comando dove servono comunità coese, alimenta divisioni dove occorre ricucire. Non è stato il gesto di due consiglieri a indebolire la legislatura. È stata la progressiva erosione di quel patto democratico fondato sull’ascolto, sulla condivisione e sul rispetto reciproco. Se davvero si vuole trarre una lezione da questa vicenda, la si cerchi lì, nella necessità di restituire centralità ai processi democratici, di rimettere al centro la squadra e di ricordare che governare significa servire, non comandare.
Con rispetto, ma con altrettanta fermezza.
Mauro Tomboletti

