2 giugno 1946, il voto per l’Assemblea Costituente ai Castelli romani: la forza radicata di Dc e Pci e l’affermazione del Pri

CASTELLI ROMANI (attualità) – Da Rocca di Papa a Velletri, passando per Frascati e Marino: nel 1946 i comuni dei Castelli Romani mostrarono un mosaico politico variegato, con affluenze altissime

Il 2 giugno 1946 si tennero in Italia le elezioni per l’Assemblea Costituente e il referendum istituzionale. Fu la prima consultazione a suffragio universale: per la prima volta nella storia nazionale, anche le donne maggiorenni poterono votare ed essere elette.

Le elezioni rappresentarono uno dei momenti più importanti della storia italiana contemporanea. Nei comuni dei Castelli Romani, che oggi sono sopra i 15mila abitanti ma che allora erano ancora lontane da questa identità, il voto mostrò una realtà politica estremamente articolata, con differenze profonde tra località anche molto vicine tra loro. E’ l’archivio storico del Viminale a raccontarcelo.

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L’affluenza fu ovunque altissima, spesso compresa tra il 90% e il 95% degli aventi diritto, segno della grande partecipazione popolare alla nascita della nuova Repubblica italiana.

A Rocca di Papa votò il 93,28% degli aventi diritto. La Democrazia Cristiana risultò il primo partito con il 39,68% dei voti e 1.111 preferenze, seguita molto da vicino dal Partito Comunista Italiano con il 36,32% e oltre mille voti. Più distanti il Partito Repubblicano Italiano (Pri) con il 9,86%, il PSIUP con il 7,11%, il Fronte dell’Uomo Qualunque con l’1,75% e il Blocco Nazionale della Libertà e il Partito d’Azione, entrambi attorno all’1%.

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A Grottaferrata il quadro politico cambiò sensibilmente. Qui la Democrazia Cristiana ottenne il 40,66%, mentre il Partito Comunista si fermò al 20,60%. Molto forte invece il Partito Repubblicano, vicino al 19,75%, mentre il PSIUP raggiunse il 12,54%. Anche in questo caso gli altri partiti raccolsero percentuali più ridotte.

Più netto il successo delle sinistre a Genzano di Roma, dove il Partito Comunista arrivò addirittura al 55,8% dei voti. La Democrazia Cristiana si fermò al 24%, mentre il Partito Repubblicano il 10,45% e il PSIUP il 4,92%. Gli altri partiti conquistarono soltanto una manciata di voti.

Situazione completamente diversa invece a Velletri, dove il Partito Repubblicano risultò primo con il 45,3% dei voti. La Democrazia Cristiana raggiunse il 23,23%, il PCI l’11,81%, mentre l’Unione Democratica Nazionale superò il 7%.

Anche nei centri più grandi del territorio emergevano differenze molto marcate. A Frascati la Democrazia Cristiana raggiunse il 40,2%, il PSIUP il 19,9%, il Partito Comunista il 18,31%, mentre il Fronte dell’Uomo Qualunque si attestò al 3,05%.

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Ad Ariccia la Democrazia Cristiana ottenne il 37,1%, il PCI il 28%, il Partito Repubblicano l’11,4%, il PSIUP il 5,93% e il Partito d’Azione il 3,72%.

Ad Albano Laziale il Partito Comunista raggiunse il 34,1%, precedendo la Democrazia Cristiana al 25,9%. Seguivano il PSI al 18,4%, il PSIUP al 14,5% e il Fronte dell’Uomo Qualunque al 9,6%.

Particolarmente interessante il caso di Marino, dove il Partito Repubblicano ottenne addirittura il 39,8% dei voti, davanti alla Democrazia Cristiana al 23%, al Partito Comunista al 19,3% e al PSIUP al 15,3%. Il Partito d’Azione raggiunse il 3,25%, mentre l’Unione Democratica Nazionale si fermò attorno al 2,5%.

I dati mostrano chiaramente come il territorio dei Castelli Romani fosse, già nel 1946, estremamente frammentato dal punto di vista politico. In alcuni comuni prevaleva nettamente la sinistra comunista, in altri dominava la Democrazia Cristiana, mentre in diverse realtà emergevano con forza i repubblicani o movimenti particolari come il Fronte dell’Uomo Qualunque.

Una varietà politica impressionante, favorita anche dalla forte identità delle singole comunità locali, che rendeva ogni comune quasi un caso a sé. Nonostante le differenze ideologiche, tutti questi centri furono però accomunati da una partecipazione straordinaria: percentuali di voto superiori al 90%, difficilmente immaginabili nell’Italia di oggi. A quei tempi, ovviamente, anche le comunità locali erano molto ridotte. Basti pensare che a Grottaferrata votarono poco più di tremila persone e Genzano seimila.

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Diversa, invece, la situazione nei centri più piccoli, che ancora oggi contano meno di 15.000 abitanti. È il caso, ad esempio, di Monte Porzio, dove la Democrazia Cristiana ottenne il 46% dei voti, mentre il PCI si fermò al 18%, il PSIUP al 17%, il PRI all’8% e il Fronte dell’Uomo Qualunque al 5,5%. Analoga la situazione a Monte Compatri, dove la Democrazia Cristiana raggiunse il 49%, il PRI il 27%, il PSIUP il 10,17%, il PCI il 6,9% e il Fronte dell’Uomo Qualunque il 3%. Gli altri partiti, invece, si attestavano tutti sotto il 2%. Ancora più significativo è il caso del piccolo comune di Colonna: qui la Democrazia Cristiana ottenne il 42% dei voti, il PSIUP il 18%, il PCI il 18% e il Fronte dell’Uomo Qualunque raggiunse il 10%.

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