Ei fu siccome Roma-Lecce: 40 anni fa la disperazione di un sogno svanito
ROMA (calcio) – Il 20 aprile 1986 i giallorossi di Eriksson perdendo 2-3 in casa contro i salentini di Fascetti, già retrocessi, vanificarono il lungo inseguimento alla Juventus, raggiunta in vetta la domenica precedente. Fu un choc collettivo
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Un sogno svanito quasi sul filo di lana. Una delle (tante) storie che il calcio sa ancora oggi, di tanto in tanto scrivere. Una storia, in questo caso, vecchia esattamente di 40 anni.
Il doveroso antefatto. Domenica 13 aprile 1986 vincendo a Pisa per 2-4 e sfruttando il contemporaneo pareggio a reti inviolate della capolista Juventus sul campo della Sampdoria, la Roma raggiunge i bianconeri in vetta. I giallorossi coronano così una lunghissima rincorsa che sa tanto quantomeno di spareggio per lo scudetto ed altrettanto di miracolo. Tanto più che il mese precedente la Roma, sulla cui panchina siede da due anni lo svedese Sven Goran Eriksson, ha regolato con un secco 3-0 proprio la Juventus all’Olimpico. E per i torinesi, con le voci di un imminente addio di Trapattoni (poi concretizzato) e dissidi interni allo spogliatoio, appaiono in serie difficoltà.

DOMENICA 20 APRILE 1986, STADIO OLIMPICO – Lo stadio Olimpico, vestito da grandissima occasione, è un incontenibile tripudio di entusiasmo. Una festa iniziata prima dei fatti. La Roma il suo secondo scudetto l’ha già vinto appena tre anni prima, quando in panchina sedeva Nils Liedholm. Ospite di giornata è il Lecce, classica vittima sacrificale in quella penultima giornata del campionato 1985-86: i pugliesi di Eugenio Fascetti stanno concludendo la loro prima stagione della storia in serie A all’ultimo posto, staccati ed ormai retrocessi da diverse settimane.
Il destino romano dei pugliesi sembra insomma ampiamente scritto.

La Roma parte forte: sa che la Juventus in casa contro il Milan potrebbe avere qualche difficoltà anche perché i rossoneri pur reduci da 3 ko inseguono ancora un posto in coppa UEFA.
Il gol che illude il popolo romanista e fa davvero accarezzare il sogno è quello di Ciccio Graziani al 7′: prepotente colpo di testa a battere il portiere del Lecce e partita che sembra già finita. Ma non è così, il calcio lo insegna.
I salentini che non hanno nulla più da chiedere al campionato rischiano il tracollo ma poi iniziano a creare problemi a Tancredi. Il pari, che non sembra preoccupare più di tanto il festante stadio Olimpico, arriva al 34′ con Stefano Di Chiara, difensore cresciuto nella Lazio che all’Olimpico segna l’unico gol della sua carriera. Otto minuti ancora ed ecco la doccia gelata, quella vera: il Lecce parte in contropiede con Barbas che lancia Pasculli che entra in area, dribbla Righetti e trova il fallo da rigore di Tancredi. Dal dischetto Barbas è perfetto e spiazza il portiere di casa. Sullo stadio cala il gelo.
All’intervallo si va con l’1-2 del Lecce mentre la Juventus soffre al Comunale col Milan.

L’incubo diventa reale dopo pochi minuti della ripresa: nuovo contropiede del Lecce con la Roma riversata in avanti alla ricerca del pari, Barbas entra in area dalla destra, salta Tancredi e mette in rete sotto la curva Nord. A Torino esultano, all’Olimpico si disperano. E’ l’8′ del secondo tempo.
Quello a cui si assiste da quel momento è un confuso assalto della Roma. Il terrore che il sogno svanisca di fa sempre più forte. Al 17′ arrivano brutte notizie da Torino dove Laudrup ha portato avanti la Juventus ed il risultato è destinato a non cambiare più.
Roberto Pruzzo riaccende le speranze al 37′ ma anche un pareggio a quel punto sarebbe inutile. Finisce così: il Lecce espugna l’Olimpico per 2-3 al termine di una partita destinata a passare alla storia.

L’ultima giornata di campionato è una sentenza che per la Roma, purtroppo, è già scritta.
La Roma va a Como con la flebilissima speranza di poter recuperare proprio in extremis i 2 punti che la separano di nuovo dalla Juventus ma già al 1′ Corneliusson in una sfida condizionata dal maltempo mette in rete quello che diventa il gol vittoria. Di contro la Juventus va proprio a Lecce dove tutto avviene nella ripresa. Segna Mauro, pareggia Miceli, poi Juventus di nuovo avanti con Cabrini e Serena: chiude il 2-3 finale Alberto Di Chiara. Per la Juventus è il 22° scudetto.
La Roma vede sfumare il sogno tricolore anche se il 14 giugno 1986 riesce a mettere le mani sulla sua 6^ coppa Italia dopo aver battuto nella doppia finale la Sampdoria (sconfitta 2-1 a Genova, vittoria per 2-0 all’Olimpico con gol di Desideri su rigore e Cerezo).
La stagione 195-86 emette dunque i suoi verdetti: Juventus campione d’Italia con accesso alla Coppa Campioni ’86-’87, Roma seconda con accesso alla Coppa delle Coppe, Napoli, Torino, Fiorentina ed Inter in coppa UEFA. Pisa, Bari e Lecce, in A da un solo anno tornano subito in serie B da dove invece salgono Ascoli, Brescia e l’Empoli, promossa dopo l’esclusione del Lanerossi Vicenza.
