Grottaferrata | Di Bernardo & Co.: quando il notaio era un alleato. La memoria selettiva e la ruota che gira
GROTTAFERRATA (attualità) – I consiglieri di riferimento dell’ormai ex sindaco furono protagonisti della caduta di Fontana e Andreotti, ma oggi si grida al ‘complotto’ e ai ‘traditori di palazzo’
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L’ex sindaco Di Bernardo ha ufficializzato le dimissioni con un video diffuso anche attraverso i canali comunali WhatsApp (sorvoliamo…), quando la sfiducia era già nero su bianco. Rivendicazione del lavoro svolto, appuntamento in piazza con i sostenitori e, inevitabile, stoccata all’atto notarile che lo ha accompagnato alla porta. #farerete, nel suo comunicato, ha usato senza mezzi termini, per commentare la vicenda, la frase ‘traditori di palazzo‘ rivolta a quella parte di coalizione che ha determinato il crollo dell’amministrazione, indicando soprattutto l’ex assessore Rossotti e i consiglieri comunali Mazza e Vinciguerra.
Già, l’atto notarile. Questo sconosciuto. O meglio: questo ospite (improvvisamente) sgradito.

Perché a Grottaferrata la memoria politica funziona un po’ come certi wi-fi nei centri storici: va e viene. Soprattutto quando si parla di equilibri, sfiducie e maggioranze che cambiano colore con la rapidità delle stagioni.
Il gruppo legato a Di Bernardo oggi esprime malcontento per gli sviluppi più recenti, ma la storia amministrativa criptense racconta passaggi che lo hanno visto protagonista in momenti altrettanto decisivi.
Con Giampiero Fontana, ex sindaco, e con i due consiglieri a lui vicini, si consumò una sfiducia dal notaio esattamente come in questi giorni. Allo stesso modo, durante la stagione amministrativa di Luciano Andreotti, si verificò lo stesso copione.

E’ bene ricordare la ‘squadra’ che sfiduciò Andreotti: Federico Pompili, Francesca Maria Passini, Massimo Garavini, Rita Consoli, Paola Franzoso, Veronica Pavani, Rita Spinelli, Fabrizio Mari e Piero Famiglietti.
All’epoca l’atto notarile andava benissimo. Oggi, pare, molto meno.

Di Bernardo appare nello scenario politico locale dall’elezione di Gabriele Mori, anch’egli ex sindaco decaduto anzitempo. Non si tratta dunque di una presenza recente, né di un soggetto estraneo ai meccanismi tipici della politica cittadina. La sorpresa, dunque, non è contemplata.
A Grottaferrata le alleanze si scompongono e si ricompongono con la naturalezza di un puzzle sempre incompleto. Chi ieri contribuiva a “tirare giù la baracca” oggi scopre che la baracca può cadere anche dalla propria parte.
La politica è una ruota che gira. E questa volta ha girato senza chiedere permesso.

