Grottaferrata | Dopo la caduta del sindaco il centrosinistra è nel caos. Due nomi per ricostruire: Rossotti o Franzoso

GROTTAFERRATA (attualità) – La fine anticipata dell’Amministrazione non è stata un fulmine a ciel sereno: da mesi si respirava un clima fatto di divisioni

La caduta del sindaco di Grottaferrata, Mirko Di Bernardo, ha lasciato macerie politiche difficili da ignorare. Nel centrosinistra oggi regnano tensioni, liti interne, scontri personali e una resa dei conti che coinvolge tutti. Nessuno escluso. Fedelissimi a parte.

La fine anticipata dell’amministrazione non è stata un fulmine a ciel sereno: da mesi si respirava un clima pesante, fatto di divisioni e incomprensioni. Ma il crollo definitivo della “Giunta Di Bernardo” trascina con sé l’intero campo progressista cittadino. Anche chi si è dimesso, anche chi ha firmato per la caduta, anche chi ha preso le distanze solo all’ultimo momento. Tutti, in un modo o nell’altro, hanno votato o sostenuto le azioni di un’amministrazione implosa su sé stessa.

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Adesso però si apre una fase nuova, che impone una riflessione profonda. Se il centrosinistra vuole tornare subito competitivo a Grottaferrata (e sfidare un centrodestra che a fari spenti sta costruendo tutti i tasselli delle liste per l’unità), deve ricostruire una piattaforma politica credibile, condivisa e capace di superare personalismi e rancori.

Intanto iniziano a circolare i primi nomi dei possibili candidati sindaco e ‘ricostruttori’.

Il primo è quello di Alberto Rossotti, civico, figura molto rispettata negli ambienti imprenditoriali della città. Un profilo che potrebbe avere dalla sua la possibilità di allargare il fronte non solo al Partito Democratico ma anche al civismo di area moderata, compreso quello “andreottiano”. Una candidatura capace, almeno sulla carta, di aggregare sensibilità diverse e costruire un’alleanza ampia.

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Il secondo nome è quello di Paola Franzoso, candidatura politica forte del Partito Democratico. In questo caso il centrosinistra ritroverebbe una dimensione più netta e identitaria, con un’alleanza civica ma anche potenzialmente estendibile ad Alleanza Verdi e Sinistra e ad altre forze della sinistra. Una proposta più definita sul piano politico, che potrebbe puntare sulla coerenza programmatica.

Due strade diverse, entrambe possibili. Ma prima dei nomi servirà un’assunzione collettiva di responsabilità. Perché la fine dell’esperienza Di Bernardo non può essere archiviata come un incidente di percorso: è il risultato di scelte politiche condivise, di equilibri interni mai risolti e di una gestione che ha perso progressivamente consenso e credibilità.

Se il centrosinistra non partirà da questa consapevolezza, qualsiasi candidato rischierà di nascere già indebolito o con il tic delle ultime tre esperienza tutte finite con il commissariamento.

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