Grottaferrata | Dimissioni protocollate, fine ufficiale per la sindacatura Di Bernardo. Ragioniamo sui punti fermi della scena politica
GROTTAFERRATA (politica) – Stamane l’ultimo annunciatissimo atto. All’orizzonte non solo 15 mesi di commissariamento ma anche dinamiche già evidenti
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di Marco Caroni
Nessun colpo di scena, nessun ripensamento, nessun contro atto notarile. Sono state protocollate questa mattina all’apertura degli uffici comunali le dimissioni dei 9 consiglieri che hanno mandato a casa l’ormai ex sindaco Mirko Di Bernardo. Come noto a sottoscrivere il documento, sabato pomeriggio, sono stati i consiglieri di minoranza Pompili, Andreotti, Bellucci, Cocco, Antonelli, Letta, Trovalusci e i consiglieri di maggioranza Vinciguerra e Mazza. Proprio contro questi due in particolare si scaglia la rabbia e la riprovazione dell’entourage dell’ex sindaco che li considera (a buon diritto, per certi versi) traditori.

Peccato solo che nel frattempo il cerchio magico dell’ex sindaco abbia dimenticato quanto fatto nel corso di questi anni di governo. Anni nei quali – e qui Di Bernardo ha ragione – sono state fatte cose importanti per la città che rappresentano comunque l’eredità amministrativa di questa sindacatura, ma sono stati anche anni di grande spregiudicatezza politica. Che alla fine hanno sancito la fine dell’avventura.
Con 15 mesi di commissariamento all’orizzonte, ci sarà tempo per ogni sorta di analisi e di valutazione anche se lo scenario che si presenta dà dei punti fermi.
ROSSOTTI CONTRO DI BERNARDO (E VICEVERSA) – Potrebbe essere il claim della prossima campagna elettorale. I due non si sono mai piaciuti più di tanto anche se sino a tre giorni fa si sono politicamente fatti comodo a vicenda. Nel 2027 l’ex assessore al Bilancio e l’ex sindaco potrebbero trovarsi faccia a faccia a dividersi quello che potremmo banalmente definire come un campo progressista allargato. Anche se espressione di due “progressismi” differenti. E’ chiaro che il punto di rottura tra i due sia stato rappresentato da quel Piano regolatore generale che Di Bernardo – forse con eccessiva ingenuità – ha tentato di rinnovare.
Il dualismo tra i due ex colleghi di Giunta animerà la scena nei prossimi mesi, col terzo incomodo (dal lato di Rossotti) di Paola Franzoso, decaduta vicesindaca espressione del PD sponda Claudio Mancini.

DI BERNARDO CONTRO L’EX SINDACO ARCHITETTO – Si erano (politicamente) tanto odiati negli anni passati, erano stati i grandi protagonisti delle elezioni Amministrative del 2022 ed ora si ritrovano fermamente su posizioni opposte. Eppure di un possibile accordo tra i duesi era insistentemente parlato nelle passate settimane e sembrava cosa ormai fatta anche se con numerosi distinguo. Nel campo di Di Bernardo però l’accordo non piaceva a quanto pare al PD, quel PD a cui non piaceva neanche il tentativo di stabilizzazione che Di Bernardo aveva insistentemente tentato per avere al fianco il dirigente comunale giusto per portare a casa il nuovo PRG. Nel campo di Andreotti, che con sé portava certamente Francesca Antonelli e Paolo Bellucci, il nome in bilico era quello di Alessandro Cocco. Sta di fatto che Di Bernardo, che sapeva che avrebbe perso Mazza e Vinciguerra (il primo espressione in Aula dell’assessore defenestrato Roncati, la seconda dell’assessore dimissionario Rossotti), era convinto che la grande forzatura di portare Andreotti in maggioranza gli avrebbe permesso di aumentare addirittura la solidità della sua maggioranza.
Ma evidentemente l’ex sindaco architetto giocava anche su un altro tavolo.

IL DE PROFUNDIS DELL’EREDITA’ DI MAURO GHELFI – Tra i più inconsolabili orfani del sindaco Di Bernardo ci sono i ghelfiani, entrati a supporto del sindaco nei mesi scorsi non senza polemiche. Una cosa è certa: con quanto accaduto si chiude definitivamente l’esperienza e l’eredità di un sindaco – l’ultimo ad arrivare alla scadenza naturale del mandato – che certo non avrebbe mai lontanamente ventilato di andare a governare al fianco del Partito democratico. L’ex assessore Luigi Spalletta e l’ex consigliere comunale Fabrizio De Antoni dovranno trovare insomma un’altra bandiera, probabilmente quella di #farerete, contenitore buono per ripulire ogni sorta di trascorso politico. Il nome di Ghelfi, che rimarrà comunque nell’intitolazione dell’edificio sorto al posto dell’ex mercato coperto, è auspicabilmente destinato a sparire dalla scena politica.
L’ETERNA DIVISIONE DEL PARTITO DEMOCRATICO: IL DUALISMO ROSSOTTI-FRANZOSO – Ampiamente sotto rappresentato nella maggioranza Di Bernardo, il Partito democratico di Grottaferrata dovrà capire cosa fare. I due ex assessori sono espressioni di aree differenti: Paola Franzoso, con un ruolo di spicco anche nell’assemblea provinciale del partito, è da tempo espressione dell’area facente capo a Claudio Mancini. E questo era uno dei motivi per cui Di Bernardo, a dispetto di tutto, l’aveva mantenuta al suo fianco.
Alberto Rossotti è espressione di Daniele Leodori e questo non è certo un segreto. Come combinare le due cose? Quello che in questo momento appare un ballottaggio interno potrebbe diventare una risorsa ma anche un grosso problema. Come si comporterebbero i due in caso di convergenza sull’altro nome? E quanto questa decisione potrà influire sul desiderio (legittimo) di Di Bernardo di tentare da subito la ri-corsa alla poltronissima dalla quale è stato nelle scorse ore detronizzato?
CEMENTO – Sarà questo il grande tema attorno al quale si costruirà la prossima sfida elettorale. Cementificare ancora a Grottaferrata, rendendo definitivamente invivibile un territorio grande difficoltà, o tentarre di salvare il possibile. Il cemento sarà uno dei temi più importanti attorno ai quali ragionare, col campo già abbastanza dichiarato e chiarito.
Un campo nel quale però oggi torna tutto in discussione e quello che fino a sabato mattina sembra certo, ora torna tremendamente in ballo.
