Grottaferrata | Comunità civica: “Di Bernardo, la fine di un’illusione”

GROTTAFERATA (attualità) – In un comunicato il raggruppamento civico attacca la Giunta decaduta

La caduta dell’amministrazione guidata da Mirko Di Bernardo non è un semplice incidente di percorso, non è una normale crisi di maggioranza. È il crollo di un’illusione collettiva. È il risveglio brusco di una parte di città che aveva creduto davvero che qualcosa potesse cambiare. Perché quella vittoria non era stata solo una vittoria elettorale. Era stata una vittoria emotiva. Una vittoria generazionale. Una vittoria identitaria per un centrosinistra che si raccontava come rinnovato, inclusivo, partecipato. E invece Il progetto era nato con parole forti: condivisione, ascolto, partecipazione, comunità.

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Ma qualcosa si è spezzato quasi subito. L’energia collettiva si è trasformata progressivamente in centralizzazione. Il dialogo si è assottigliato. Le scelte sono diventate sempre più verticistiche, I consiglieri, eletti insieme al sindaco, sono diventati spettatori più che protagonisti. Le tensioni interne, invece di essere elaborate politicamente, sono state gestite come problemi personali. E quando la politica smette di essere confronto e diventa gestione del consenso interno, il finale è scritto. Le dimissioni dei consiglieri non sono un fulmine a ciel sereno. Sono l’epilogo di un percorso che da tempo mostrava crepe profonde. Crepe che molti cittadini avevano iniziato a intuire, anche se speravano di sbagliarsi. La fragilità dell’elezione diretta è stata la conseguenza di  quello che è accaduto a Grottaferrata e mette in luce una contraddizione più ampia, il sistema dell’elezione diretta del sindaco.

Un meccanismo che nasce per garantire stabilità e governabilità, ma che può trasformarsi in una forma di legittimazione personale quasi assoluta. Il sindaco eletto direttamente riceve un’investitura forte, fortissima. Talmente forte da rischiare di confondere il consenso con l’autosufficienza. Il potere diretto inebria. Soprattutto quando non è sorretto da una cultura politica solida, da una struttura democratica forte, da un retroterra fatto di confronto e mediazione. Senza queste fondamenta, il rischio è quello di costruire leadership personalistiche, fragili, isolate. Leader che parlano alla città ma non dialogano con la propria squadra. Che comunicano molto ma condividono poco. e quando la politica si riduce a narrazione, la realtà prima o poi presenta il conto. E’ una  ferita del centrosinistra, La delusione più grande non è nelle dinamiche di Palazzo. È nei cittadini che avevano creduto in un progetto di centrosinistra capace di unire, innovare, includere. Molti avevano visto in quella vittoria la fine delle vecchie logiche. La possibilità di una stagione nuova. Di una politica meno autoreferenziale. Di una comunità più coesa. Invece si ritrovano oggi con un commissariamento alle porte e con la sensazione amara che tutto si sia dissolto troppo in fretta.

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Non è solo una crisi amministrativa è una crisi di fiducia e la fiducia, in politica, è il bene più prezioso. Quando si rompe, non si ricostruisce con un post sui social né con una conferenza stampa. Una lezione che non può essere ignorata, Grottaferrata oggi è davanti a uno specchio. Non basta attribuire responsabilità individuali. Serve una riflessione più profonda su cosa significhi costruire un progetto politico vero. Un progetto che non si esaurisca nella vittoria elettorale ma che viva nella capacità di restare comunità anche quando emergono divergenze. Perché la politica non è conquista del potere, è gestione condivisa del potere. Senza partiti solidi, senza luoghi di discussione reale, senza una cultura democratica radicata, l’elezione diretta rischia di trasformarsi in un acceleratore di solitudini politiche. E Grottaferrata oggi paga proprio questo, la solitudine del comando e la fragilità del progetto. Ma una città non è un’amministrazione.       

Una comunità non è un sindaco. La delusione può diventare maturità. L’errore può diventare insegnamento. La caduta può diventare punto di ripartenza. A una condizione, che si abbia il coraggio di riconoscere che la politica non è carisma, non è comunicazione, non è immagine, è costruzione lenta è fatica collettiva è cultura democratica. Grottaferrata non ha bisogno di un nuovo uomo solo al comando, ha bisogno di ritrovare intelligenze capaci di tornare il confronto democratico come unico strumento per invertire derive autoritarie.

Comunità Civica per Grottaferrata

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