Rocca di Papa | I 100 anni dei Canarini, Bottini: “Una società che è anche presidio educativo”

ROCCA DI PAPA – Fabrizio Bottini, avvocato, laureato in Giurisprudenza presso l’Università L.U.M.S.A. di Roma con specializzazioni in Diritto Penale del Lavoro e Diritto Penale di Impresa e Crimini del Lavoro,  è un giurista e docente esperto in sicurezza sul lavoro, diritto penale aziendale e compliance normativa, con esperienza internazionale, incarichi di responsabilità e significativi contributi editoriali nel suo campo. Una figura di grande spessore che ha ricoperto anche il ruolo di assessore e che ha sempre avuto una rande passione per le sue radici, Rocca di Papa. Per lui è venuto facile entrare a far parte anche della società Canarini Rocca di Papa, in cui ricopre un incarico legale.

I Canarini Rocca di Papa sono entrati nel primo secolo di storia  e il 2026 si annuncia come un anno di iniziative. Abbiamo chiesto al Professor Bottini i motivi del suo attaccamento a questi colori.

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Prof. Bottini, cento anni di storia: cosa rappresenta questo traguardo per i Canarini e per Rocca di Papa?

«I cento anni dei Canarini non sono solo un anniversario sportivo, ma un pezzo di identità collettiva. Questa società ha attraversato generazioni, momenti difficili e grandi soddisfazioni, restando sempre un punto di riferimento per la comunità. Rocca di Papa si riconosce nei colori gialloblù: parlano di appartenenza, sacrificio e passione vera».

Dal punto di vista della società, qual è il valore più importante che i Canarini portano avanti da un secolo? 

«La continuità. In un mondo che cambia velocemente, i Canarini hanno saputo rinnovarsi senza perdere l’anima. Qui il calcio non è mai stato solo risultato, ma educazione, rispetto delle regole e senso di squadra. È questo che ha permesso alla società di arrivare a cento anni con credibilità e rispetto».

Che ruolo ha oggi la società nel tessuto sociale della città?

«Un ruolo fondamentale. La società è un presidio educativo, soprattutto per i più giovani. Allenatori, dirigenti e volontari fanno un lavoro silenzioso ma preziosissimo, insegnando ai ragazzi cosa significa impegnarsi, vincere e perdere insieme. È una funzione sociale che va ben oltre il campo da gioco».

Guardando al passato, cosa sente di dover ringraziare da quanto ha un ruolo nella società, seppur non tecnico e propriamente sportivo?

«Tutte le persone che hanno tenuto in vita i Canarini nei momenti più complicati: dirigenti, presidente, tecnici, giocatori e famiglie. Senza di loro oggi non saremmo qui a parlare di cento anni. La storia di questa società è fatta soprattutto di volontariato e amore per la maglia».

E guardando al futuro, quali sono le priorità dei Canarini Rocca di Papa?

«Consolidare il settore giovanile, rafforzare l’organizzazione interna e continuare a essere una società sana. Non servono promesse irrealistiche: serve programmazione, equilibrio e radicamento sul territorio. Il futuro dei Canarini passa dalla capacità di restare fedeli ai propri valori, pur crescendo».

Un messaggio finale per tifosi e cittadini in questo anno speciale.

«Questo centenario appartiene a tutti. Invito la città a viverlo con orgoglio, partecipazione e senso di appartenenza. I Canarini sono una storia condivisa: sostenerli significa sostenere Rocca di Papa stessa. Cento anni sono un traguardo, ma anche un nuovo punto di partenza».

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