Rocca di Papa | Il 2026 partito tra luci e ombre

ROCCA DI PAPA (politica) – I rilievi della Corte dei Conti al bilancio comunale, le tasse in aumento, le antenne, la gestione dei boschi, la crisi del commercio e dei quartieri, il Cas Mondo Migliore, i tempi delle opere Pnrr, il centro prelievi: i temi caldi

L’anno nuovo, a Rocca di Papa, si apre nel segno di problemi irrisolti che continuano a gravare sul territorio e che, in parte, dovranno trovare risposta solo nel 2026. A partire da Monte Cavo, dove la questione delle antenne resta ancora senza una soluzione definitiva: nonostante annunciati stop e permessi negati, nuove installazioni sono comunque comparse, senza che l’amministrazione sia riuscita a imporre una linea chiara e autorevole a tutela del paesaggio e della salute dei cittadini.

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I boschi, in diverse aree del territorio, sono al centro di proteste sempre più accese. Si assiste all’apertura di vere e proprie strade, alla distruzione di staccionate e a interventi invasivi che nulla hanno a che fare con una gestione responsabile dell’ambiente e del patrimonio naturale.

Nel frattempo, il centro storico prosegue nel suo lento ma costante declino, tra degrado diffuso, assenza di progettualità e mancanza di una visione capace di invertire la rotta.

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Le opere legate al PNRR, i cui finanziamenti furono ottenuti dalla Giunta Cimino, procedono, seppur con tempi alterni e in alcuni casi in evidente ritardo. Emblematico resta il caso della palestra di Campi di Annibale, per la quale si è reso necessario richiedere un ulteriore finanziamento alla Regione Lazio per evitare che l’intervento si traducesse in una buca davanti a un edificio scolastico. Dalle file della minoranza è stato più volte richiesto il cronoprogramma dei lavori e, nell’ultimo Consiglio comunale, il consigliere Francesco De Santis ha sottolineato come lasciare il fondo pluriennale vincolato a zero nel bilancio di previsione, come già accaduto lo scorso anno, impedisca di avere una reale contezza dello stato di avanzamento delle opere PNRR.

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A tutto questo si aggiungono le criticità legate al bilancio comunale, più volte oggetto di rilievi e vere e proprie “bacchettate” da parte dei revisori dei conti. Segnali che non possono essere liquidati come semplici formalità, ma che indicano difficoltà strutturali nella gestione delle finanze dell’ente. Simbolico, in questo senso, il caso della TARI, recapitata ai cittadini con sette mesi di ritardo, generando disagi, incertezza e malcontento: un episodio che racconta meglio di qualsiasi slogan lo stato dell’organizzazione amministrativa e il rapporto con i contribuenti.

Intere zone del territorio, come Vigne, risultano completamente dimenticate, così come Campi di Annibale, che paradossalmente è anche la zona di residenza dello stesso sindaco.

La crisi del commercio locale è ormai sotto gli occhi di tutti: serrande abbassate, attività storiche in difficoltà, assenza totale di politiche di sostegno e di una visione capace di rilanciare il tessuto economico. Un declino che si intreccia direttamente con l’assenza di turismo e di un indotto reale. Manca una strategia di valorizzazione delle risorse del territorio e la capacità di creare opportunità durature, anche attraverso i boschi e gli straordinari siti archeologici della città.

Sul piano politico, la situazione della maggioranza consiliare appare sempre più surreale. In quasi tre anni di mandato, i consiglieri comunali di maggioranza sono intervenuti raramente in Consiglio comunale. Il dibattito è portato avanti quasi esclusivamente dall’opposizione, che finisce per interloquire direttamente con gli assessori: un’anomalia che dice molto sulla consistenza reale della coalizione di governo.

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Restano poi due questioni che non rientrano direttamente nelle competenze della Giunta, ma che incidono pesantemente sul territorio: il CAS di Mondo Migliore e la funicolare incompiuta. Temi che, al netto di annunci ripetuti negli anni, sono costantemente scomparsi dal dibattito politico, pur rappresentando realtà irrisolte o subite dalla comunità. In questo quadro va riconosciuto anche un parziale demerito di un’opposizione che, a volte, sembra aver timore di esercitare fino in fondo il proprio ruolo critico.

Il 2026, se vorrà segnare una reale discontinuità rispetto agli anni precedenti, dovrà essere necessariamente un anno di minore autoreferenzialità e maggiore concretezza. Non si comprende, ad esempio, perché nella comunicazione istituzionale raramente trovino spazio le dichiarazioni degli assessori.

Uno dei punti di forza, invece, potrebbe essere l’annunciato centro analisi in città, un servizio che manca. Il suo arrivo, specie se organizzato come hanno suggerito alcuni cittadini, nell’ex comune teatro della drammatica esplosione del giugno 2019, potrebbe essere una soluzione di grande rilancio proprio per quel centro storico in grande difficoltà. Il 2026, inoltre, dovrà segnare per forza di cose la fine del capitolo riguardante le opere Pnrr. In ritardo o no, dovranno essere ultimate e comunque, una volta a disposizione della città, soprattutto il comune e gli impianti sportivi, potranno segnare un punto di svolta sul piano delle infrastrutture per società e giovani. Non resta che attendere.

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