Castelli Romani: azioni concrete per la difesa degli anfibi, tra tutela della biodiversità e salvaguardia delle zone umide

CASTELLI ROMANI (attualità) – Nei Castelli Romani associazioni e volontari portano avanti azioni concrete per la tutela degli anfibi e delle zone umide

Da molti anni volontari, associazioni ambientaliste e realtà scientifiche operano insieme per la difesa degli anfibi dei Castelli Romani, un patrimonio di biodiversità oggi fortemente minacciato.

Gli anfibi sono infatti il gruppo di vertebrati più a rischio al mondo:

a livello globale oltre il 40% delle specie è minacciato di estinzione, mentre in Europa molte popolazioni sono in forte declino a causa della perdita di habitat, dell’inquinamento delle acque, della frammentazione del territorio e dei cambiamenti climatici.

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Anfibi, laghi e zone umide: una stessa battaglia

Ai Castelli Romani la tutela degli anfibi è strettamente legata alla lotta per la salvaguardia dei laghi e delle zone umide, che rappresentano i principali siti di riproduzione per molte specie.

Un ruolo centrale è svolto dal Pantano della Doganella, riconosciuto prima come Sito di Importanza Comunitaria (SIC) e ora Zona Speciale di Conservazione anche grazie al lavoro di studio, denuncia e proposta portato avanti dal Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani.

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In quest’area sono presenti, come specie stanziali o riproduttive, diversi anfibi di grande interesse naturalistico, tra cui:

•             Triturus carnifex (tritone crestato italiano),

•             Lissotriton vulgaris (tritone punteggiato),

•             Rana dalmatina, (rana di bosco)

•             Pelophylax kl. esculentus (rana verde),

•             Hyla intermedia (raganella italiana),

•             Bufo bufo (rospo comune).

Migrazione e rischio stradale: un problema storico

Ogni anno, durante la migrazione primaverile dai boschi verso gli stagni riproduttivi, migliaia di anfibi rischiano di essere schiacciati lungo le strade che circondano l’area, in particolare lungo la via del Vivaro e la via Tuscolana, che delimitano il bosco del Cerquone e l’area della Doganella.

Le prime azioni di tutela sono state di soccorso diretto, con volontari impegnati nel far attraversare in sicurezza gli anfibi durante le notti di migrazione.

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Corridoi ecologici e sottopassi: un successo di conservazione

Successivamente, grazie alla collaborazione tra associazioni ambientaliste e scientifiche, sono stati realizzati corridoi ecologici sicuri, utilizzando sottopassi e sistemi di convogliamento.

Questa strategia si è dimostrata estremamente efficace:

le ovature monitorate sono passate da poche migliaia a decine di migliaia, segnando un netto miglioramento del successo riproduttivo.

Un risultato reso possibile dalla collaborazione tra:

•             Societas Herpetologica Italica Sezione Lazio (SHI Lazio)

•             Associazione Equincontro Natura,

•             Ecoistituto RESEDA,

•             Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani,

•             circolo Legambiente Appia Sud il Riccio,

•             Terranomala.

Monitoraggio scientifico e nuove criticità

Oltre alle azioni di salvataggio, le associazioni portano avanti un monitoraggio scientifico della riproduzione, sotto la supervisione della SHI. Particolarmente critica è la situazione estiva degli stagni: così come avviene per i laghi, molti bacini superficiali non sono più alimentati dalla falda idrica sotterranea, con conseguente prosciugamento e grave rischio per la sopravvivenza degli anfibi. A ciò si aggiungono fenomeni di eutrofizzazione, con colorazioni arancioni delle acque e carenza di ossigeno.

Analisi delle acque e proposte alle istituzioni

In questo contesto è stata fondamentale anche l’azione delle Guardie Ambientali Zoofile dell’Accademia Kronos, che in collaborazione con ARPA Lazio hanno effettuato analisi sulle acque degli stagni.

Il Comitato scientifico delle associazioni dei Castelli Romani ha elaborato una serie di azioni di tutela e ripristino, che in questi giorni vengono proposte alle istituzioni pubbliche competenti.

Una battaglia per la biodiversità e il futuro del territorio

La difesa degli anfibi non è una questione marginale:

è un indicatore dello stato di salute delle falde idriche, delle zone umide e dell’intero ecosistema dei Castelli Romani. Proteggere gli anfibi significa proteggere l’acqua, il suolo e la biodiversità, e affrontare alla radice le cause del degrado ambientale che minacciano tutto il territorio.

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