STORIE & METALLO | Da mito a santa, da mistica a guerriera: Giovanna d’Arco, la pulzella d’Orleans

ROMA (storie & metallo) – Nel 1429, “inviata” da Dio per difendere la città dall’assalto degli inglesi ed accompagnare Carlo VII all’incoronazione di Reims. Arsa viva nel 1431 e canonizzata 5 secoli dopo, è l’icona della Francia

di Marco Caroni

Questa è una storia complessa, articolata, antica ed allo stesso modo contemporanea. Nel culto, nella memoria, in tutto ciò che in questi quasi 600 anni è stato costruito, mitizzato, affidato alla devozione ed elevato agli onori di una santità combattente.

Dire di Giovanna d’Arco non è dire semplice e non solo perché si tratta di una storia ampiamente rimaneggiata e rimodellata giungendo dal basso medioevo, nel quale matura, sino ai giorni nostri. La storia di una santa guerriera, già canonizzata sui campi di battaglia: un comandante sanguinario ma “guidato da Dio“, condannato al rogo per eresia ed arso in una piazza pubblica.

INDIETRO DI UN SECOLO – Questa storia la vogliamo raccontare dalla fine, ovvero da quel 16 maggio 1920 in cui chiudendo un iter durato oltre cinquant’anni, papa Benedetto XV (al secolo Giacomo Dalla Chiesa, eletto nel 1914, colui che definì la Grande guerra una “inutile strage”) proclamava santa la “pulzella d’Orleans“, la mistica guerriera che aveva combattuto contro gli inglesi sollevando il popolo francese e guidandolo verso una serie di clamorose vittorie in alcune delle battaglie più rilevanti della sanguinosissima “Guerra dei cent’anni“.

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Il percorso che aveva portato alla canonizzazione di Giovanna D’Arco, santa nella devozione ed eroina francese da secoli, si era avviato parecchio prima. Nel 1869 il vescovo d’Orleans aveva presentato a papa Pio IX una petizione con la quale si chiedeva l’avvio di processo di santificazione. Il 27 gennaio 1894 papa Leone XIII aveva proclamato venerabile Giovanna ed il 18 aprile 1909 papa Pio X l’aveva nominata beata. Quattro Papi per una canonizzazione arrivata a quasi 5 secoli di distanza dalla morte. Perché?

Medaglia santa giovanna darco ilmamilio

La piccola medaglia, portativa, coniata in alluminio, bronzo e argento per la canonizzazione di Jeanne d’Arc nel 1920

La risposta non è facile. Quando Giovanna d’Arco entra in azione, seguendo le “voci” che le chiedono di supportare la corsa alla corona di Carlo “il vittorioso” di Valois delfino di Francia, contrastato da inglesi e borgognoni, la ragazza sostiene la sua Patria, la Francia ma in guerra contro un altro regno cristiano, l’Inghilterra. Inghilterra che al tempo (siamo nel 1429) non ha ancora mandato in scena lo scisma di Enrico VIII, che si sarebbe consumato solo un secolo più avanti. Quella di Giovanna d’Arco è stata per secoli una figura spesso deformata e adattata alle varie esigenze politiche succedutesi nei secoli: inoltre il discredito gettato sulla figura della “pulzella” da parte del nemico inglese ha procrastinato una reale valutazione dei fatti.

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CONDOTTIERA – Lungi dal voler affrontare la complessa parabola delle imprese di Giovanna D’Arco in questa sede, vale qui comunque la pena tratteggiare l’eccezionalità di un personaggio senz’altro di rilievo assoluto, soprattutto perché donna. Una ragazza illuminata da quella luce mistica – quasi una santa vivente . in grado di farle superare ogni avversità ed ogni pregiudizio in tempi decisamente più difficili di quelli attuali per una donna.

Giovanna si sente chiamata da Dio a difendere la Francia e, secondo il suo punto di vista, risponde alla chiamata.

L’impegno “civico” – che diventa presto militare – di Giovanna si accende all’inizio del 1429 quando gli inglesi cingono d’assedio Orleans, cittadina a sud di Parigi la cui conquista avrebbe spalancato agli invasori le porte del centro del regno francese. Affatto scoraggiata dalle resistenze e dalle difficoltà affrontate, la ragazza riesce ad incontrare il delfino che – non senza un’ampia dose di riluttanza – la autorizza a combattere pur senza concederle né armi né comando. Il carisma di Giovanna emerge molto rapidamente sul campo e nella primavera di quell’anno la 17enne nativa del piccolo villaggio di Domrémy trascina l’esercito francese alla vittoriosa difesa di Orleans.

Ma non solo.

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A giugno si combatte lungo la Loira ed a Patay, dove il giorno 18 le truppe francesi sbaragliano gli inglesi in quella che sarà una battaglia quasi decisiva nella guerra dei cent’anni. A quel punto la fama e la popolarità di Giovanna sono all’apice: grazie al fuoco mistico che la anima, la pulzella è in grado di guidare migliaia di uomini, di metterli in ordine, di evitare le razzie così comuni nel corso dei trasferimenti delle truppe e di dare ai soldati disciplina e rigore. La donna sa catturare le simpatie dei civili che si riconoscono nella giovane che, vestita da soldato, il 17 luglio “scorta” il delfino a Reims dove il nobile viene incoronato come Carlo VII.

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L’arme araldica concessa a Jeanne ed alla sua famiglia (i fratelli si erano uniti a lei nel corso delle sue battaglie)

E’ l’apice della parabola di Giovanna che sente come la sua missione sia compiuta. La sua popolarità le attira antipatie a corte, il re non è più disposto a sostenerla e la guerra stessa entra in una nuova fase, gestita più sul piano politico che su quello militare. Nonostante altri assalti ed altre battaglie, la fine di Giovanna è vicina: il 23 maggio 1430 mentre è impegnata nella battaglia di Margny la ragazza viene tradita dal governatore della città, Guglielmo di Flavy che la taglia fuori dalle mura cittadine dove contava di rifugiarsi e ne consente la cattura da parte del Bastardo di Wamdonne combattente agli ordini di Giovanni II di Lussemburgo-Ligny, vassallo del duca di Borgogna, al servizio del re d’Inghilterra.

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LA FINE – Il riscatto di Giovanna (10mila lire tornesi, una cifra enorme) viene pagato dal vescovo di Beauvais, Pietro Cauchon, che cura gli interessi del re d’Inghilterra Enrico VI: sarà proprio lo scaltro prelato a muovere le fila di un processo avviato all’inizio del 1431 dopo la consegna della giovane agli inglesi ed il trasferimento a Rouen, in Normandia, regione saldamente in mani britanniche.

L’accusa attorno al quale si anima il dibattimento, che inizia a porte aperte e si conclude a porte chiuse, è quella di eresia. L’arringa si sviluppa in una settantina di capi d’accusa, poi ridotti a 12, tra i quali c’è quello di aver evocato il divino e di aver indossato abiti maschili. Giovanna – che invoca vanamente Papa Eugenio IV per un trasferimento del processo a Roma – accetta di abiurare e viene condannata al carcere a vita in una prigione per prigionieri di guerra. Un tranello, però, la porta nuovamente ad indossare abiti maschili, una delle condizioni che le avevano fatto salva la vita. Non c’è più difesa che tenga: tra il 27 ed il 30 maggio maturano gli ultimi giorni e gli ultimi tentativi di risparmiarle la vita da parte di assessori e chierici che però nulla possono di fronte al volere decisivo del vescovo Cauchon.

E’ il 30 maggio 1431: Giovanna d’Arco viene condotta nella piazza del Mercato vecchio a Rouen, posta sul legno sotto il quale sono state accatastate le fascine e, chiesto ed ottenuto un crocifisso da tenere tra le mani, viene data alle fiamme. Muore arsa viva, in pochi minuti.

DAMNATIO MEMORIAE? – Pur tradita dai suoi compatrioti parteggianti per gli inglesi, la memoria di Giovanna non può a lungo restare nell’obblio di chi l’ha contrastata e temuta. Nel 1449 dopo lunghi anni di dominio inglese Rouen cade e torna ai francesi per mano dell’esercito guidato dal Bastardo d’Orleans. Quando poco dopo Carlo VII entra in città la guerra dei Cent’anni è prossima alla conclusione (nel 1453 la battaglia di Castillon consegna la definitiva vittoria alla Francia che caccia gli inglesi cui resta la sola Calais), è il momento di rimediare a quanto accaduto quasi 20 anni prima.

Carlo VII ordina un’inchiesta per fare luce sul processo farsa sùbito dalla santa guerriera: anche l’abate e legato pontificio Guillaume d’Estouteville apre un procedimento che porta ad un “rescritto” di papa Callisto III (lo spagnolo Alfonso de Borja, zio materno di Rodrigo Borgia, futuro e temutissimo Alessandro VI) col quale viene riaperto il processo che tra il 1455 ed il 1456 porta all’assoluzione della pulzella d’Orleans, devota a Santa Caterina e Santa Margherita, la cui memoria viene riabilitata dalla Chiesa.

Nel 1456 il Bastardo d’Orleans, Jean de Dunois, in quei furenti anni suo compagno di battaglie, fa erigere una croce in pietra nel bosco di Saint Germain, nei pressi di Parigi: la croce si trova ancora oggi al suo posto.

Medaglia croce pulzella ilmamilio

Medaglia coniata nel 1978 a memoria della croce della pulzella eretta dal Bastardo di Orleans (bronzo, 72mm, 197 grammi)

Cattedrali e piazze nel corso dei secoli si sono arricchite della figura di Jeanne d’Arc. Nel 1922, dopo la canonizzazione ad opera di Benedetto XV, Giovanna è stata dichiarata patrona di Francia. In Normandia in particolare, nelle regioni del Nord, in Bretagna, la figura di Giovanna è molto ricorrente. Oltre che chiaramente a Orleans. Sul perché si siano dovuti attendere quasi 5 secoli per la sua canonizzazione, non c’è una reale risposta.

Medaglia giovanna d'arco ilmamilio

La splendida medaglia coniata negli anni ’30 opus Ovide Yencesse. Un conio uniface, dal diametro di 100 milliletri con un peso di oltre 210 grammi

Nell’immaginario collettivo, la figura di Giovanna d’Arco è un misto di misticismo, di eroismo e di estatica religiosità. Una figura quasi senza tempo che nel corso dei secoli, pur essendo molte fasi della sua vita ben documentate (in particolare gli atti processuali) si è caricata di mille significati senza però mai perdere la forte carica carismatica di una giovane arsa dal desiderio di difendere la sua terra, una inviata di Dio per cacciare oltremare gli inglesi.

Quanto nelle vicende della pulzella d’Orleans sia leggenda e quanto sia vera storia non muta il ruolo di icona e di eroina nazionale che in appena 2 anni di esposizione pubblica la 19enne dalle umili origini ha saputo guadagnarsi agli occhi della Francia.

Medaglietta giovanna d'arco ilmamilio

L’immagine iconica di Jeanne d’Arc, nella sua corazza da guerriera e col suo bianco vessillo in pugno in una medaglia souvenir contemporanea

Al rovescio l’arme araldica concessa alla giovane dopo le sue imprese militari del 1429: una spada con impugnatura dorata che infila la corona tra due gigli

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