STORIE & METALLO |Duecento anni di Notre Dame de Paris racchiusi in 3 medaglie
ROMA (storie & metallo) – La celeberrima basilica minore parigina è uno dei luoghi di culto più conosciuti del mondo. Dall’incoronazione di Napoleone Imperatore ai restauri del 1864 al devastante rogo del 2019
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di Marco Caroni
Parlare di Notre Dame de Paris è come parlare della Francia. Afferrare in mano una voluminosa cronologia universale transalpina e ripercorrere gli ultimi oltre 850 anni, attraversando il Regno di Francia, il medioevo e i turbolenti ultimi 230 anni di storia di una nazione e di un luogo di culto.
La storia di Notre Dame, basilica minore di rito cattolico in una Nazione che da secoli vanta (e si arroga) il diritto di poter guidare la propria Chiesa pur restando fedele al Papa di Roma, è antica e degna della fama che la circonda. Una storia iniziata nel 1163 per volontà del vescovo di Parigi Maurice De Sully e per benedizione di Papa Alessandro III presente al momento della posa della prima pietra. Al posto dell’attuale edificio sorgevano due antiche chiese: una dedicata a Santo Stefano, l’altra alla Vergine. Per una Parigi che era sempre più centro di maggior rilievo del Regno di Francia (ma era stato già re Clodoveo nel 508 a volerla Capitale), anche grazie alla spinta data da Filippo I, serviva una chiesa più grande.

Notre Dame prende forma, con la originaria pianta a 5 navate, le 3 cappelle radiali e doppio deambulatorio attorno all’abside (il corridoio dietro l’altare, elemento tipico del gotico francese che si era già espresso per esempio nella cattedrale di Saint Denis), tra il 1250 ed il XIV secolo. Ma i rimaneggiamenti, le aggiunte, le modifiche e i mancati completamenti (vedremo in seguito) si susseguono a cadenza periodica. Certo è che chiesa principale di una Parigi sempre più indiscussa Capitale di Francia (Carlo VII nel 1437 ne afferma definitivamente il primato tra le città del Regno), Notre Dame assume rapidamente la corona di chiesa più importante di Francia.
SECOLI – I secoli, si sa, nelle narrazioni corrono veloci ed in questo caso ancor di più. Una cosa è certa: quando l’Illuminismo viene teorizzato in Inghilterra e diventa dominante in Francia nel XVIII secolo per Notre Dame non sono momenti di gloria anche se i lavori di abbellimento (vetrate ed altari, ad esempio) proseguono anche negli anni meno brillanti.

Poi arriva la Rivoluzione, e la chiesa sull’Île de la Cité – piazzata al centro della Senna nel cuore di Parigi – diventa preda di devastazioni, spoliazioni e impoverimenti. Già spogliata di oro e metalli, già privata delle statue della gallerie dei re (al centro della facciata), assistendo anche alla demolizione della guglia al centro della crociera nel 1793 in pieno periodo del terrore giacobino, Notre Dame diventa un tempio della ragione.
Malconcia e dimessa, Notre Dame torna chiesa cattolica il 15 luglio 1801 nel momento in cui un Napoleone primo console già lanciato verso l’apice della sua gloria ottiene da Papa Pio VII (il benedettino Barnaba Chiaramonti) il Concordato tra la Francia ancora Repubblicana e Santa Romana Chiesa.
LA PRIMA MEDAGLIA: IL 1804 – Papa Pio VII viene eletto, a Venezia (perché a Roma quando si fissano le prime sedute del Conclave ci sono i francesi) il 14 marzo 1800, a quasi 7 mesi di distanza dalla scomparsa di Pio VI (Braschi), morto nella prigionia francese. E’ un momento difficilissimo per la Chiesa che pure Chiaramonti riesce in qualche modo a gestire. Quando un anno dopo il suo insediamento, pur di consentire una ricostituzione dell’istituzione cattolica in Francia accetta di firmate un Concordato capestro che pone il Governo francese in primo piano nelle nomine e nella gestione del clero, sa che comuque i tempi sono quelli che sono.
Napoleone, all’epoca Primo console, ha mire ben superiori. Nell’autunno 1804 invita il Papa, col quale si è ormai formalmente riconciliato (ma la Chiesa ha dovuto rinunciare a tutti i beni confiscati durante la Rivoluzione) a Parigi: il 2 dicembre 1804 nel corso di una sontuosa cerimonia, Napoleone prende la corona imperiale dalle mani di Pio VII e se la pone sul capo, rimarcando la propria autonomia da Roma. Poi pone la corona sulla testa di sua moglie Giuseppina. Il celebre dipinto di Jacques-Louis David ben fotografa l’evento.

Il momento è grave: il Papa sa bene che i guai per lui e per la Chiesa non sono finiti e che la messinscena di Notre Dame è solo l’inizio di una nuova fase. Ciononostante, l’incoronazione, viene immortalata nel metallo ed il nome di Napoleone viene riportato al dritto, nell’iscrizione attono al profilo del Papa.
La medaglia del 1804 è particolarmente celebre nonché inevitabilmente bellissima. Per la verità, differendo in alcuni elementi secondari sia del dritto che del rovescio, della medaglia opus Droz e Jaley vengono coniate – in bronzo, argento ed oro – varie versioni.

La medaglia, di emissione straordinaria, ha comunque dimensioni e stile di quelle pontificie dell’epoca: un diametro di 40 millimetri ed un peso di circa 35 grammi, nella versione in argento.
La chiesa di Notre Dame, rappresentata in assionometria, forse volutamente sul conio non riesce ad immortalare i segni dei drammatici anni recentemente vissuti. Si racconta che per la celebrazione dell’evento, proprio per celare il degrado della chiesa, davanti al portale sia stato realizzato un finto portale in legno in stile gotico.
Poche settimane dopo l’incoronazione, il 27 febbraio 1805, la cattedrale viene insignita del titolo di basilica minore. Pio VII, come noto, viene prima incarcerato e deportato in Francia nel 1808 e quindi, nel 1814, può fare rientro a Roma.

LA SECONDA MEDAGLIA: 1864 – All’ombra di Notre Dame, in una Parigi teatro di eventi epocali, gli anni passano comunque in fretta. Napoleone, piegato in Russia e poi sconfitto a Lipsia ed a Waterloo, passa la mano e finisce i suoi giorni dall’altra parte del mondo. A Vienna si celebra un congresso che tenta una apparente restaurazione dell’ancient regime che si conclude in un fallimento su larga scala: ma servono decenni per capirlo.
A Parigi tornano i Borbone: Luigi XVIII riesce a concludere da re i suoi giorni, lasciando il trono ad un Carlo X che invece travolto dai moti del 1830 deve lasciare il Palazzo. Notre Dame subisce nuovi attacchi da parte degli antilegittimisti ed è solo dopo il 1831 che si mette realmente e pesantemente mano al recupero della cattedrale parigina.
A dare una grossa mano al restauro su larga scala è l’impatto sull’opinione pubblica dell’opera di Victor Hugo “Notre Dame“: il celebre dramma, che termina proprio con una cattedrale in fiamme, contribusce ad una vasta raccolta fondi che inizia sotto il regno di Luigi Filippo I d’Orleans (il re cittadino) e termina quando ormai Luigi Napoleone Bonaparte da Presidente della seconda Repubblica Francese si è autonominato imperatore prendendo il nome di Napoleone III.
Il 31 maggio 1864 l’arcivescovo di Parigi Darboy riconsacra la chiesa. Sono stati eseguiti importanti lavori sul tetto, sulla facciata, sono state ricostruite statue e riposizionata la stessa guglia, la fléche. L’intervento, durato decenni, è concluso dall’architetto Viollet-le-Duc. Lo stesso professionista vuole aggiungere nella parte esterna della cattedrale i celebri gargoyle (grondaie scolpite) e chimere (mostri)

Sontuosa è la medaglia che immortala l’evento della riconsacrazione della basilica parigina. Nella sua versione in bronzo, qui sopra rappresentata, la medaglia – coniata dalla Zecca di Parigi – ha un diametro di 70 millimetri ed un peso di quasi 165 grammi. Su una faccia compare la facciata della chiesa con di fronte Nostra Signora con in braccio Gesù bambino.
Sull’altra faccia, invece, una lunga iscrizione rende omaggio alla storia della chiesa che nel frattempo, nel 1862, è stata dichiarata monumento storico di Francia. “La chiesa di Notre Dame di Parigi, iniziata sotto Luigi il Giovane, terminata sotto Filippo Augusto, ingrandita sotto San Luigi e Filippo il Bello, è stata restaurata regnando Napoleone III. Il signor Baroche è il guardasigilli, ministro della giustizia e della cultura e consacrata dall’arcivescovo di Parigi G. Darboy, gran cappellano dell’Impero. Viollet Leduc architetto”.
Basterebbe questa lunga iscrizione per tracciare la plurisecolare storia della basilica.

LA TERZA MEDAGLIA: 2019 – Notre Dame supera indenne la sanguinosa esperienza della Comune di Parigi, nella primavera del 1871 e del ritorno della Repubblica così come indenne osserva la disfatta francese nella Prima Guerra mondiale e l’invasione nazista. La basilica scampa bombe e distruzione.
Nel frattempo i lavori all’esterno ed all’interno, ma anche nella piazza di fronte alla facciata, proseguono. Viollet nel suo lavoro di restauro ottocentesco non riesce a portare a termine quello che era stato il suo progetto di dotare le due torri campanarie di guglie lanciate verso il cielo.
L’antica cattedrale gotica scavalca così il millemnnio. Tutto sembra filare liscio, nel segno della modernità: il Giubileo del 2000 porta nuovi restauri.
Ma la storia non è ancora finita. E’ il 15 aprile 2019, sono in corso i lavori di manutenzione straordinaria proprio della guglia della cattedrale, annerita ed ammalorata. La struttura d’altra parte ha più di 160 anni. Alle 18,45 si scatena il fuoco, probabilmente da un ponteggio realizzato sul tetto; in realtà un primo allarme era scattato alle 18,20 ma era stata considerata una falsa segnalazione dei sensori antifumo. Le fiamme avvolgono velocemente la guglia rendendola una enorme torcia incandescente. Il fuoco divora le 500 tonnellate di legno e le 250 di piombo utilizzate per realizzare la fléche.
L’incendio divampa: le fiamme avvolgono l’intero tetto, realizzato col legno di 1300 querce, vecchio di secoli e coperto da lamine di piombo. La copertura esterna della cattedrale risaliva al XIII secolo.

Notre Dame prima e dopo l’incendio
L’episodio ricorda molto da vicino l’incendio che nel 1823 aveva avvampato e distrutto la basilica papale di San Paolo fuori le mura, a Roma. Il fuoco che devasta la parte superiore di Notre Dame, una delle chiese più celebri del mondo, viene domato verso le 4 del mattino del 16 aprile 2019. La distruzione è ampia, ma sono salve le torri e le strutture interne della chiesa. Per l’intervento di spegnimento delle fiamme sono stati utilizzati più di 400 vigili del fuoco e sono state impiegate le più moderne tecniche di estinzione, compreso l’utilizzo di droni terresti (all’interno delle navate) ed aerei.

I lavori di restauro del tetto sono stati completati il 7 dicembre 2024, un anno fa, quando l’arcivescovo di Parigi Urlich ha riaperto le porte della Cattedrale, celebrando poi l’8 dicembre la feste dell’Immacolata Concezione. I lavori sono stati eseguiti grazie al miliardo di euro proveniente da numerose donazioni da parte di istituzioni pubbliche e private e società.
E’ stata ricostruita anche la guglia, simbolo dell’incendio.

Per rappresentare questo drammatico capitolo della storia di Notre Dame abbiamo scelto una medaglia che in realtà è una grande moneta.
La moneta, battuta dal Camerun e con un valore facciale di 2000 franchi FCA, realizzata dalla zecca privata polacca XXI ha un diametro di 50 millimetri ed un peso di 2 once in argento 999/1000. La moneta è tirata in 500 pezzi.
Il rovescio, colorato, è di grandissimo effetto. Vi figura sulla sinistra parte del grande rosone centrale con all’interno le fiamme che divampano. La scena è dominata però dai 4 santi le cui statue si trovano sulle pareti laterali del portale della Vergine, quello della torre sud.
Il dritto, meno d’impatto ma comunque molto bello, riporta le indicazioni dello stato battente la moneta con al centro una bella veduta a volo d’uccello di quella che potrebbe essere stata la chiesa di Notre Dame nel basso medioevo.
Nel corso degli anni, ovviamente, decine sono state le monete e le medaglie dedicate alla chiesa di Notre Dame. Tra queste vogliamo citare solo quelle prodotte dalla Francia nel 2025 per celebrare la riapertura della basilica. Qui sotto riprodotte la 2 euro proof 2025 e la 10 euro in argento del 2020. Come detto, però, la produzione numismatica sul tema è rilevante.


