STORIE & METALLO |Il treno sfreccia sulla laguna di Venezia. Quando si realizzò il Ponte della Libertà
ROMA (storie & metallo) – Nel 1846, dopo 5 anni di lavori, il primo convoglio collegava Mestre alla Serenissima. Dalla “Ferdinandea”, al viadotto stradale, al raddoppio dei binari. Passando per la III Guerra di Indipendenza
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di Marco Caroni
E’ uno di quegli anni di quiete quel lontano 1841. Un anno sufficientemente distante dalle insurrezioni del 1830 e 1831 che hanno scosso l’Europa del post Congresso di Vienna e che non sembra offrire grandi elementi di novità rispetto a quanto visto sino a quel punto dopo la Restaurazione e dopo i primi tentativi di sovvertire l’ordine costituito.
A Venezia gli ultimi 50 anni qualche novità per la verità l’hanno portata. Altroché. 44 anni prima era infatti accaduto che dopo la bellezza di 11 secoli esatti, terminasse la lunghissima parentesi della Serenissima Repubblica di Venezia e che dopo un’autonomia fatta di potere e di commercio la città lagunare si trovasse compresa nell’Impero d’Austria. Era stato il brutto scherzo tirato da Napoleone nel 1797 al termine della prima campagna d’Italia (avviata 2 anni prima) che per farsi riconoscere alcune conquiste nei primi anni del suo governo militare, aveva contrattato con gli Asburgo a Campoformio proprio la cessione all’Austria della gloriosa Venezia. Un fatto questo che deludendo le aspirazioni degli italiani, seppur precocemente così definiti, gettava le basi per quello che sarebbe accaduto nei decenni successivi animando un malcontento antiasburgico piuttosto marcato.

Ma nel 1841 di acqua per la laguna ne era comunque passata molta e, saldamente nelle mani dell’imperatore Ferdinando I, il potere di Vienna sul Veneto appariva incontrastabile.
Da sempre abituata a sentirsi isola, per la verità a Venezia – città di commerci e di scambi – da tempo si caldeggiava l’idea di un collegamento diretto con la terraferma. Un’idea resa senz’altro possibile dal progresso tecnologico e dall’esigenza di facilitare gli spostamenti. Tra il 1823 ed il 1830 ecco arrivare i primi progetti per un ponte: agli albori non si pensa ancora di realizzare ciò che invece poi sarà effettivamente costruito perché proprio in quegli anni, in Gran Bretagna, la ferrovia muoveva i suoi primissimi passi.
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Nella penisola italiana, tra tutte, sono due all’epoca le città simbolo dell’impero asburgico da questa parte delle Alpi: Milano e Venezia. Distanti quasi 270 chilometri, le due grandi città sono governate da un vicerè che esercita il potere imperiale per conto di Ferdinando. Il progetto di unirle con un collegamento veloce si sovrappone dunque – e rapidamente – a quell’idea di avvicinare la terraferma alla Serenissima e così, non senza mille problemi di carattere tecnico ed anche economico, il 25 aprile 1841 (giorno della festa di San Marco patrono) si procede alla posa della prima pietra dal lato di Mestre. A presiedere insieme al patriarca cardinal Jacopo Monico c’è anche il vicerè Ranieri Giuseppe d’Asburgo-Lorena, nono figlio del granduca di Toscana Leopoldo I.
I lavori per il Gran Ponte sulla veneta laguna sono imponenti e vista l’entità dell’opera anche piuttosto rapidi soprattutto in considerazione dei tempi (ma oggi non impiegheremmo probabilmente di meno). In laguna vengono fissati qualcosa come 75mila pali di pilotaggio per la realizzazione dei 222 archi che sostengono il piano del ponte, lungo oltre 3800 metri. All’epoca si tratta del ponte ferroviario più lungo del mondo.

Vale la pena evidenziare che in quella che sarà poi l’Italia unita, la ferrovia è arrivata appena meno di due anni prima: era il 3 ottobre 1839 infatti quando Napoli si univa a Portici via treno. Si tratta dunque di un’opera fortemente avveniristica che seppur in un territorio ancora molto amministrativamente frammentato e destinato dunque ad accumulare ritardi nello sviluppo economico, industriale e commerciale (soprattutto in raffronto con i Paesi più evoluti, Gran Bretagna per prima ma anche Francia e Prussia) ha un suo enorme valore. Non solo simbolico.
Il Gran Ponte sulla laguna veneta viene completato il 27 ottobre 1845, dopo 4 anni e mezzo di lavori. Nel frattempo si realizza, non senza difficoltà, la “Ferdinandea“, la linea ferroviaria che congiunge Milano a Venezia. Il primo treno che sbuffa sulle acque lagunari parte dalla stazione di Venezia, il 14 gennaio 1846.
La stazione viene realizzata nella sua collocazione attuale nel 1861, quando per farle spazio vengono demoliti la chiesa ed il convento di Santa Lucia, da cui la stazione prende il nome (foto qui sotto). Il corpo della santa, martirizzata sotto Diocleziano nel 304, viene trasferito l’11 luglio 1860 nella chiesa, non distante, di San Geremia, all’interno del complesso del Santuario di Lucia. La teca che contiene le spoglie della santa, originaria di Siracusa e protettrice degli occhi e della vista, si trova in una cappella realizzata con i materiali provenienti dal presbiterio della demolita chiesa di Santa Lucia.

Ancora in merito alla stazione ferroviaria, nel 1952 infine viene completato il nuovo fabbricato, in stile razionalista. Il vecchio edificio risalente al XIX secolo è stato completamente demolito per fare spazio alla nuova costruzione e ad un’ampia piazza antistante il fascio treni. Qui sotto una cartolina d’epoca che ne riproduce i tempi immediatamente successivi all’inaugurazione.

Ma compiamo ancora una volta un sostanzioso salto all’indietro. In quel 1861 Venezia è tornata saldamente all’interno dell’Impero Austro-Ungarico, insieme al resto del Veneto dopo gli sconvolgimenti del 1848-1849 e dopo la temporanea seppur esaltante proclamazione della Repubblica veneta retta da Daniele Manin. Nel frattempo in quel 1861, chiaramente, si realizza l’unità d’Italia con la costituzione del Regno Savoia. Il dominio Asburgo su Venezia termina nell’autunno del 1866, quale epilogo della guerra tra Prussia ed Austria che proprio grazie all’alleanza tra Vittorio Emanuele II e Guglielmo I sul fronte italiano passa alla storia come Terza guerra di Indipendenza. Nonostante le rovinose sconfitte di Custoza in terra e di Lissa in mare, il Regno d’Italia guadagna il Veneto grazie alla vittoria della Prussia contro l’Austria, sancita sul campo dalla celebre battaglia di Sadowa. Con l’Austria l’Italia aveva firmato l’armistizio di Cormons (6 agosto 1866) che le era costato anche il ritiro delle sue truppe dalle zone di Trentino occupate.
L’episodio è quello del celebre “obbedisco” telegrafato da Garibaldi, vittorioso a Bezzecca e pronto a puntare Trento, al generale La Marmora.

Re Vittorio Emanuele II entrava in Venezia il 7 novembre 1866 dopo che il Veneto era stato consegnato al Regno d’Italia dalla Francia di Napoleone III, che si era fatto mediatore dal momento che l’Austria si rifiutava – almeno sul piano formale – di cedere direttamente quei territori all’Italia, battuta sui campi del Veneto e nelle acque dell’Adriatico. A sancire l’annessione era stato il plebiscito del 21 e 22 ottobre.

La rete ferroviaria italiana nel 1861 (Wikipedia)
IL PONTE – Ma torniamo all’infrastruttura. Dopo 75 anni di servizio, il doppio binario che collega Venezia a Mestre l’8 ottobre 1920 fa registrare un drammatico incidente: un treno si ferma proprio sul viadotto, poco prima della stazione sulla terraferma, e viene tamponato da un altro convoglio. Il bilancio, tragico, è di 25 morti.
Il 25 aprile 1933, dopo appena 18 mesi di lavori, viene inaugurato dal principe ereditario Umberto, da sua moglie Maria Josè del Belgio e dallo stesso Mussolini il viadotto stradale, denominato ovviamente “Ponte Littorio”. L’opera viene realizzata adiacente al viadotto ferroviario, in pietra e cemento armato. Nel 1946 l’intero complesso dei due viadotti affiancati prende il nome di “Ponte della libertà“.
Nel 1978 vengono completati i 2 nuovi binari dell’allargamento del ponte ferroviario e dal 1984 la circolazione avviene sui 4 binari con aumento dei collegamenti e della sicurezza. E’ per il momento l’ultimo capitolo di una storia iniziata 175 anni fa.


LA MEDAGLIA – Con tanta storia a rimorchio, la medaglia che racconta l’inizio di tutte queste vicende, non può non essere carica di fascino.
Il conio, di 51 millimetri di diametro, fu realizzato per la posa della prima pietra del ponte nel 1841. Tradizione racconta poi però che per una modifica al progetto l’effettiva realizzazione del ponte, sponda Mestre, avvenne ad una trentina di metri di distanza da quella prima pietra.

Una faccia della medaglia “prevede” quello che sarebbe poi avvenuto, dal momento che come detto la medaglia risale all’avvio dei lavori. Un treno fumante (e siamo ad appena 16 anni dall’apertura della prima ferrovia del mondo in Inghilterra) si accinge ad attraversare il lungo viadotto, oltre 3.500 metri per un totale di 222 archi a tagliare la distanza tra Venezia e la terraferma.

Il rovescio ospita invece l’iscrizione che descrive il tutto. Sono ovviamente citati l’imperatore Ferdinando I (in carica sino al 2 dicembre 1848, giorno della sua abdicazione in favore del nipote Francesco Giuseppe a seguito dei moti di Vienna) ed il vicerè arciduca Raniero Giuseppe d’Asburgo-Lorena.
L’anno, come più volte riportato, è il 1841.

