STORIE & METALLO | San Paolo che rinacque dal rogo. La Basilica fondata da Costantino che re e zar contribuirono a ricostruire

ROMA (storie & metallo) – In una notte di luglio 1823 un devastante incendio distrusse gran parte della chiesa. Con Pio VII ormai sul letto di morte, toccò a Leone XII avviarne il recupero poi completato da Pio IX

di Marco Caroni

Corre l’anno 1823. Il 6 luglio l’ormai 81enne Pio VII, al secolo Barnaba Chiaramonti eletto al soglio di San Pietro 23 anni prima quando, da vescovo di Imola, si era imposto a sorpresa quale candidato di sintesi tra i due nomi forti di Alessandro Mattei arcivescovo di Ferrara e Carlo Bellisomi, vescovo di Cesena, se la passa piuttosto male. Decisamente male.

Erano stati anni complicati per Santa romana Chiesa. Il conclave, a seguito della morte di Pio VI (Angelo Braschi) nella prigionia francesce di Valence-sur-Rhône, si era dovuto riunire a Venezia presso il monastero di San Giorgio a causa dell’occupazione di Roma (poi liberata dai napoletani) da parte delle truppe di Napoleone. Chiaramonti, eletto grazie al grande lavoro di mediazione e convincimento del collegio compiuto dal cardinal Ercole Consalvi, aveva voluto onorare il suo sfortunato predecessore prendendone lo stesso nome.

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In quel 1823 il Papa è vecchio e stanco. Ne ha passate tante, ha difeso il ministero petrino con le unghie ed i denti nei momenti più difficili per la Chiesa e per l’Europa. Ha saputo vestire con sapienza e scaltrezza il ruolo di salvatore della tradizione e della cultura cristiana in un continente stravolto dalle imprese del Bonaparte. Nel 1801 ha firmato il Concordato con Napoleone per far sopravvivere il cattolicesimo in Francia: il 2 dicembre 1804 assiste da comprimario all’incoronazione dell’imperatore nella cattedrale di Notre Dame ma tanto non basta ad evitargli una nuova occupazione di Roma e l’arresto nella notte tra il 5 ed il 6 giugno 1809. In Italia Pio VII era tornato nella primavera 1814 dopo la disfatta di Napoleone a Lipsia dell’autunno precedente.

Il 6 luglio 1823 Papa Pio VII cade riportando la frattura del femore. Si tratta di un infortunio gravissimo per un pontefice anziano e malato.

Quella tra il 15 ed il 16 luglio però è una notte terribile per Roma.

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Fuori le mura, ad un paio di chilometri dalla Piramide Cestia lungo il Tevere in direzione di Ostia, l’antichissima basilica di San Paolo, fondata dallo stesso Costantino e consacrata da San Silvestro I Papa nel 324, è avvolta in un orribile rogo che ne devasta le strutture, ne distrugge il tetto, scioglie le originarie porte in bronzo, manda in cenere opere d’arte ed affreschi che ne ornano da secoli gli interni. La tomba di San Paolo è salva, così come il transetto e l’arco trionfale e così come l’adiacente monastero, “casa” dei monaci che da secoli hanno in cura le sorti della Basilica. Ma il resto è una devastazione assoluta.

L’INCENDIO – Le cronache dell’epoca narrano di un incidente provocato probabilmente dall’incuria di alcuni operai che in quei torridi giorni del luglio 1823 stanno eseguendo dei lavori di ammodernamento del tetto della basilica. Gli stagnari sono impegnati nell’impermeabilizzazione dell’enorme copertura della basilica (la più grande dopo San Pietro) e probabilmente l’incendio scaturisce dalla sbadataggine di uno di questi che nel terminare la giornata lavorativa lascia delle braci ancora accese sul tetto. Le fiamme hanno presto la meglio sul legno asciutto ed antico ed il rogo divampa rapidamente.

L’allarme lo avrebbe dato un vaccaro che si trovava nei paraggi e che si accorge delle fiamme. I vigili del fuoco di Sant’Ignazio si mettono in moto ma prima di arrivare alla basilica impiegano oltre due ore. I mezzi sono ridotti, i tempi sono quelli che sono e nonostante la catena umana di tutti quelli che accorrono, il fuoco divora tutto.

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Il Papa non sa nulla e probabilmente nulla saprà sino alla sua morte, che sopraggiunge – dopo una lunga agonia – il 20 agosto. Il segretario di Stato Ercole Consalvi, suo fedele servitore e suo rappresentante qualche anno prima al Congresso di Vienna, sceglie di non dirgli nulla anche perché a San Paolo il Papa è affezionato essendone stato monaco molti, molti anni prima.

L’eco della distruzione di uno dei simboli del cattolicesimo, una delle quattro basiliche papali, è enorme. Ai tempi la basilica è letteralmente “fuori le mura”: nei suoi paraggi e per ancora un secolo, non c’è praticamente nulla.

Al successore di Pio VII, il marchigiano Annibale Della Genga salito al soglio di San Pietro col nome di Leone XII rilanciando un nome che nella Chiesa mancava da oltre 200 anni (Leone XI aveva regnato per appena 26 giorni nell’aprile 1605), spetta il compito di mettere rapidamente mano al recupero della basilica.

Un lavoro enorme per il quale il severo pontefice anima una vera e propria raccolta fondi per coprire i costi dell’intervento. Lo fa con l’enciclica “Ad plurimas” del 25 gennaio 1825 con la quale invita i vescovi ad avviare le collette nelle proprie diocesi. Alla raccolta contribuiscono anche lo stesso Leone XII e i suoi successori Pio VIII e Gregorio XVI, ma anche alcuni sovrani europei come il re di Prussia, il re d’Inghilterra, il re di Sardegna e lo zar di Russia Nicola I che dona i blocchi di machelite per gli altari del transetto. Rilevante ovviamente anche il contributo dei fedeli.

I lavori durano decenni e sono comunque in grado di riconsegnare alla basilica il suo splendore originario: ripristinata anche la splendida serie di tondi dedicati a tutti i Papi della Chiesa che ornano la cornice superiore superiore della navata principale.

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NEL BRONZO – Dal bronzo sciolto delle antiche porte distrutte nell’incendio del 16 luglio 1823 a quello delle medaglie realizzate nel corso del pontificato di Pio IX. Spetta infatti proprio al Papa di Senigallia, eletto nel 1846, l’onore di riconsacrare la Basilica dopo il lunghissimo intervento di restauro. Gregorio XVI aveva potuto solo consacrare l’altare della Confessione nel 1840.

Senza data ma probabilmente coniata prima del completamento dei lavori, la medaglia che riproduce un celebre disegno di Pietro Parboni dell’epoca, viene emessa quando Pio IX è già Papa.

Una medaglia di forte impatto, nel quale al rovescio di un dritto che vede il profilo di papa Mastai Ferretti (realizzato da Nicola Cerbara) rivolto a destra, compare proprio la basilica distrutta dalle fiamme così come immortalata nel disegno sopra citato. L’incisore Pietro Girometti, una delle grandi firme dell’epoca, trasferisce su metallo quanto riprodotto già su carta. La devastazione ora si fa materia.

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Il 10 settembre 1854 Papa Pio IX celebra la riapertura della Basilica di fronte ai tanti vescovi e cardinali già radunati a Roma per la grande proclamazione del dogma dell’immacolata concezione che sarebbe stata consumata il successivo 8 dicembre.

Per celebrare l’evento, che ha evidenza in tutto il mondo cristiano ed oltre, viene emessa una sontuosa medaglia dal diametro di 82 millimetri per un peso, nella versione in bronzo, di oltre 250 grammi. Si tratta di un massimo modulo per l’epoca.

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Papa Pio IX compare rivolto a sinistra, con volto serio: l’incisore è Giuseppe Bianchi che firma anche il rovescio. Si tratta di una delle più belle medaglie dell’intera serie pontificia ottocentesta. La profondità che Bianchi riesce a conferire al conio è straordinaria. Vi compare la navata centrale della chiesa ricostruita, completa anche del nuovo soffitto a cassettoni. In basso compare anche il nome dell’architetto Luigi Poletti, autore dell’ultimo dei progetti di recupero della chiesa.

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Per la verità lo stesso Papa Leone XII vuole ricordare in piombo, bronzo e argento l’incendio del tempio della cristianità. Nel 1828 viene così coniata una medaglia straordinaria, opus Putinati, per ringraziare i fedeli lombardi per le generose donazioni operate per ricostruire la basilica, frutto proprio dell’enciclica papale del 1825. Al dritto compare proprio il papa, rivolto a destra con triregno. Al rovescio campeggiano in alto i santi Pietro e Paolo; più sotto è riprodotto il bassorilievo dell’ultima cena donato per l’altare maggiore dal vicerè del Lombardo Veneto, arciduca Giuseppe Ranieri.

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Ma torniamo al recupero della basilica.

I lavori per il completamento e l’abbellimento della chiesa e delle sue pertinenze proseguono per anni. Nel 1874 vengono completati i mosaici della facciata che si ispirano a quelli originari. Bisogna poi aspettare il 1928 per il completamento dell’ampio quadriportico che orna l’ingresso della basilica e che al centro è dominata dalla grande statua di San Paolo a spada sguainata posizionata, per quanto è possibile rilevare, alla fine dell’800.

Una veduta frontale della Basilica è rappresentata in una medaglia datata 1865 qui sotto riprodotta nella versione uniface in metallo bianco con fondo specchiato, sempre con diametro di 82 millimetri. Anche in questo caso l’iscrizione fa riferimento a Pio IX ed all’incendio nel 1823. Citato anche l’architetto Poletti. Nel conio figurano già i mosaici della facciata.

Medaglia uniface san paolo ilmamilio

Qui sotto la basilica per come compare oggi. In quest’ultimo anno, chiusa proprio in queste ore, è stata aperta sulla destra la porta Santa per il Giubileo. A San Paolo fuori le mura nonostante la rilevanza storica e religiosa del luogo, si conservano le spoglie di due soli pontefici: San Felice III (morto nel 492) e Giovanni XIII, morto nel 972. Un papa scelto dall’imperatore Ottone I di Sassonia.

Ma questa davvero è un’altra storia.

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