STORIE & METALLO | L’ammiraglio Marcantonio Colonna che da Lepanto finì dritto su una medaglia

ROMA (storia & metallo) – Nel 1571 la celebre battaglia che segnò la vittoria della Lega Santa cattolica contro gli Ottomani. Proprio oggi il tradizionale corteo alla Sagra dell’uva di Marino: ad impersonare il nobile castellano è stato l’attore basco Sergio Múñiz

di Marco Caroni

Nel 1841 due tra i più famosi incisori di monete e medaglie nella penisola italiana, i romani Pietro Girometti e Nicola Cerbara, stipularono un contratto per la produzione di una vasta serie di medaglie – 100 in tutto, nelle previsioni – dedicate agli uomini illustri italiani. Tra questi sarebbero figurati ovviamente Papi, ma anche condottieri, poeti, principi, artisti e generali. Nelle intenzioni iniziali, le medaglie avrebbero dovuto realizzarsi alternativamente tra i due celebri incisori, in numero di 4 all’anno: la morte del Girometti nel 1859, che dopo aver aderito alla Repubblica romana nel 1849 era stato nominato dai triumvirato direttore della Zecca, fece interrompere la produzione della serie di medaglie.

Tra le 31 medaglie celebrative effettivamente coniate (in oro, argento e bronzo) figura anche Marcantonio Colonna, uno dei “castellani” più illustri che la storia ricordi.

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Nelle ore in cui Marino festeggia la sua tradizionale Sagra dell’Uva, si ricorda – come ormai di consueto – proprio l’impresa per la quale il Colonna, esponente di spicco di una delle famiglie più potenti dello Stato della Chiesa del XVI e XVII secolo, è celebrato: la vittoria nella battaglia navale di Lepanto. Una battaglia che, pur poco decisiva per le sorti di una guerra portata dai cristiani contro l’avanzata degli Ottomani in Europa, venne a lungo incensata ed esaltata.

Era il 1571 quando l’anziano Pio V, al secolo Antonio Ghislieri, immediatamente dopo la conquista turca delle due città cipriote di Nicosia e Famagosta nel 1570, chiedendo l’aiuto della nazione cattolica istituì la Lega Santa alla quale avevano preso parte la Repubblica di Venezia, cui apparteneva Famagosta e che rappresentava con le sue navi la metà della flotta da spedire contro gli Ottomani, ma anche l’Impero spagnolo (con i regni di Napoli, Sicilia e Sardegna), lo Stato Pontificio, la Repubblica di Genova, dei Cavalieri di Malta, il Ducato di Savoia, il Granducato di Toscana, il Ducato di Urbino, la Repubblica di Lucca, il Ducato di Ferrara, il Ducato di Parma e Piacenza e il Ducato di Mantova.

Una grande coalizione per fermare i turchi.

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Marcantonio Colonna, duca di Paliano, aveva ricevuto lo stendardo papale a San Pietro l’11 giugno 1570. La battaglia campale, nelle acque greche di Lepanto, si era invece combattuta il 7 ottobre 1571. La vittoria cristiana della flotta santa comandata proprio dal Colonna era stata schiacciante ed anche se aveva avuto in esito solo il vantaggio di rallentare l’avanzata Ottomana nei Balcani ed in Europa. L’ammiraglio fu ferito ad una mano che gli restò storpia per il resto dei suoi giorni.

La battaglia costò agli ottomani, comandati da Müezzinzade Alì Pascià morto nel corso dei combattimenti, le vite di 30mila uomini. In campo cristiano le vittime furono circa 7.500 col altrettanti feriti. Quella turca fu una e propria disfatta.

Proprio oggi Marcantonio Colonna è stato impersonato dall’attore basco Sergio Múñiz nel corteo della 101^ Sagra dell’uva di Marino, sfilando insieme ad Adriana Volpe nei panni di sua moglie Felicia Orsini, per quanto sulla brochure ufficiale dell’evento marinese compaia il nome di… Felice.

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Eppure, come detto, quella vittoria aveva avuto un’eco immensa in Paesi cattolici ed in particolare in quelli che avevano preso parte alla Lega Santa promossa da Pio V. Anche perché arrivata negli anni complicati della Controriforma. Il successo cristiano contro i turchi era stato accreditati all’intervento diretto della Vergine Maria: lo stesso Papa aveva annunciato di aver avuto in sogno dalla Madonna l’annuncio della vittoria, che a Roma era giunto effettivamente 23 giorni dopo i fatti.

Il Papa, ormai anziano, nello stesso 1571 aveva istituito la “Congregazione dell’indice“, destinata a segnare secoli di censura nelle cui maglie sarebbero – tra i tantissimi – finiti anche i testi di Copernico e Galileo.

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La battaglia di Lepanto rappresentata dal Veronese

Pio V sarebbe passato a miglior vita l’anno successivo per lasciare il Soglio di San Pietro al bolognese Ugo Boncompagni che, diventato Papa col nome di Gregorio XIII non solo aveva lasciato il suo segno nella storia con la riforma del calendario, ma avrebbe comunque continuato a mantenere in ottima considerazione (e riconoscimento in titoli, territori e potere) Marcantonio Colonna. Il nobile nato a Civita Lavinia (l’attuale Lanuvio), celebre generale ed ammiraglio già ampiamente incensato ai suoi tempi, aveva così potuto terminare i suoi giorni nella gloria e nella ricchezza dimenticando gli antichi e ruvidi scontri con Paolo IV Carafa, per quanto la morte lo colse – sembra misteriosamente e non senza qualche maligna congettura – nel 1584 all’età di 49 anni. Nel corso della sua lunga carriera militare, Colonna aveva anche difeso le insegne cattoliche contro gli ugonotti, spedito in Francia dello stesso Pio V oltre ad essere stato vicerè di Sicilia nominato da Filippo II.

Un personaggio di grande spessore.

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LA MEDAGLIA – All’ammiraglio pontificio, come detto, è dedicata una delle 31 medaglie effettivamente prodotte dalla premiata coppia di incisori romani.

La medaglia, coniata nel 1841, ha le dimensioni delle altre della serie: un diametro di 42 millimetri per 36 grammi, in bronzo. Al dritto figura il militare castellano, con l’iscrizione Marcvs Antonivs Colvmna. Al rovescio, su 5 righe, l’iscrizione “Romanorvm bellica virtvte revocata in impios hoster sancte adhirita“. La medaglia è firmata da Nicola Cerbara.

Ultima nota: tra le 31 medaglie della serie “Uomini illustri” figura anche almeno una donna. Si tratta di Vittoria Colonna, poetessa, nata a Marino nel 1492 e morta nel 1547. Figlia di Fabrizio I Colonna, zia dunque di Marcantonio.

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