Frascati, è il momento di ripensare il tuo “8 settembre”
FRASCATI (attualità) – Ieri la commemorazione dell’orrore di 82 anni fa. Ma la città ormai non partecipa più
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Fiumi di inchiostro e di retorica hanno asciugato le lacrime dei frascatani in questi 82 anni che si sono succeduti, uno dopo l’altro, da quell’infausto e maledetto 8 settembre 1943.
La storia è tristemente nota, la conta dei morti sotto le bombe o per le conseguenze di quei mesi durissmi, non è stata mai completata ed ancora oggi Frascati ricorda quello che è stato il suo orrore.
Ancora una volta, l’occasione di ieri – e lo vogliamo scrivere oggi, a bocce ferme – è stata l’occasione per fare e farsi foto. L’occasione per qualche “sontuosa inaugurazione” di opere che dovrebbero rappresentare la men che ordinaria amministrazione di un Comune (la mensa della scuola di Villa Muti è stata presentata come l’apertura della Torre Eiffel) ma anche la rinnovata certezza che, complice anche l’ormai distanza temporale dagli eventi commemorati e complice anche il perdersi, anno dopo anno, dei superstiti, la città non senta più questa ricorrenza.

L’Amministrazione comunale, che da qualche anno considera l‘8 settembre come l’evento clou del suo calendario annuale, ripropone da tempo un programma sempre uguale a se stesso che, lo testimoniano anche le tante foto pubblicate (mai così attento l'”ufficio stampa” del Comune di Frascati), ha perso il contatto con la città, con la sua gente, con la sua attualità.
L’evento è diventato sempre più una passerella per pochi intimi, uno sfoggio istituzionale quasi riservato alle sole istituzioni ed al loro circondario. Non vale la pena però dilungarsi su questo aspetto.
Parimenti, non si ritiene dunque di commettere reato di “lesa maestà” (e sì che di re e di regine comunque non se ne scorgono davvero, anzi) se si ritiene che sia arrivato per Frascati il momento di ripensare il suo “8 settembre”. La memoria collettiva, d’altra parte, è retaggio essenziale per una comunità. Ma la memoria va coltivata e accompagnata nel suo tramandarsi di padre in figlio, va stimolata e calata nella realtà e nella dimensione sociale attuale.

Impossibilitata, non certo per colpe dei suoi stessi concittadini, dal compiere voli pindarici (causa dissesto), all’Amministrazione comunale è dunque richiesto uno sforzo rilevante per aggiornare il suo “programma”: magari guardando realmente avanti, oltre l’ovvio da minimo sindacale di una “mensa scolastica”. Ben oltre.
Frascati ha così tanto bisogno di cura e di decoro e di futuro che allo straziante suono della sirena dell’attacco aereo è arrivato il momento di sostituire il sorriso di una città che guarda avanti. Che investe sul suo tessuto sociale, che favorisce il senso di comunità (ben oltre le solite foto dei soliti noti, dei soliti amici), che esalti le proprie ricchezze storico-culturali ed enograstronomiche, realmente supportandone gli operatori. Una Frascati che si dimostri moderna, pronta a rilanciarsi e ad ampliare i propri confini. Non solo col cemento, che continua indisturbato e nel completo silenzio a soffocare quel poco di verde ancora rimasto, ma con una proposta di una città realmente accogliente e progressista, tecnologica: una città che con le radici ben salde nella sua storia e nel suo dolore, colga l’occasione dell’8 settembre come quella di un nuovo capitolo da aprire, una nuova scommessa da provare a vincere.

Ma per questo, ahinoi, occorre una classe dirigente che non solo non abbia sulle spalle il fardello del dissesto che lei stessa ha provocato, ma che soprattutto abbia visione, competenze e strategie.
Tre componenti che purtroppo da anni non si scorgono all’ombra del Tuscolo, men che meno in questi ultimi. L’augurio è che dunque Frascati trovi mani più attente alla sua storia ed al suo futuro e che i prossimi 8 settembre non siano solo la mesta rilettura dei tragici eventi nei quali la comunità tuscolana di oggi affonda le proprie origini ma siano occasione di reale, forte, capace sguardo sul futuro.
di Marco Caroni
foto d’archivio di qualche anno fa
