Coordinamento ambientalista: “Situazione idrogeologica del Lago di Nemi: servono interventi adeguati e rispetto del territorio”

NEMI (attualità) – Comunicato stampa dei Coordinamento ambientalista dei Castelli Romani

“Il cratere del Lago di Nemi è una delle aree a maggiore rischio idrogeologico dei Castelli Romani. La principale causa è la cementificazione, che convoglia le piogge in punti specifici legati al consumo di suolo. Le zone più esposte sono quelle sottostanti la lottizzazione del Parco dei Lecci, l’area sotto la strada Genzano–Nemi e il tratto sopra Via di Perino lato Genzano, tutte aree dove si sono verificate frane.

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Il 7 agosto 2023 abbiamo contattato, a seguito di un ingente taglio di alberi autoctoni, il sindaco di Genzano di Roma, Carlo Zoccolotti, che ci ha risposto:

“Si stanno avviando le operazioni per il posizionamento di reti di contenimento su un tratto della via. Il progetto, del valore di circa 4 milioni di euro, è finanziato, approvato dagli enti competenti e prevede tre linee di intervento. L’obiettivo è mettere in sicurezza il costone già dissestato, prevenendo ulteriori cedimenti e cadute di alberi. Ha ottenuto tutti i pareri degli enti competenti ed è già finanziato. L’obiettivo è mettere in sicurezza il costone, già interessato da dissesto da anni, evitando ulteriori cadute di alberi e consentendo una nuova crescita senza rischi. Sono coinvolti numerosi professionisti e, pur potendo organizzare un incontro informativo, il progetto deve procedere come stabilito dal Ministero dell’Interno”.

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Convinti che i lavori in corso non fossero conformi, abbiamo segnalato la situazione, in particolare il taglio intenso di alberi e arbusti, secondo noi non solo inutile ma addirittura dannoso per la stabilità del versante. Grazie all’intervento dei Carabinieri Forestali e della magistratura il procedimento giudiziario è proseguito, ma continuiamo a ritenere che le tecniche adottate non siano idonee né risolutive.

L’instabilità idrogeologica non dipende infatti soltanto dalla natura del terreno, ma anche dalle costruzioni, dai capannoni e dalle strade che convogliano le acque piovane in punti critici, favorendo frane e smottamenti. Nonostante le numerose segnalazioni delle nostre associazioni su episodi di dissesto a Nemi, nessuno dei due Comuni ci ha mai risposto.

A questo si aggiunge la nostra contrarietà agli obiettivi perseguiti dai due Comuni del lago, che anziché affrontare seriamente le criticità ambientali e idrogeologiche, continuano a privilegiare progetti sportivi e di fruizione turistica. Scelte che, oltre a ignorare le fragilità del territorio, rischiano di snaturare i valori naturalistici e archeologici unici del cratere di Nemi.

Senza una reale consapevolezza delle cause, ogni intervento rischia di rivelarsi inutile. Le opere devono essere realizzate con tecniche di ingegneria naturalistica – come dimostrato dai progetti che abbiamo portato avanti con la consulenza tecnica di AIPIN – che escludono il taglio degli alberi autoctoni e mirano invece a un consolidamento ecologico del versante.

Rinnoviamo quindi l’auspicio che le amministrazioni locali decidano finalmente di ascoltare le associazioni e gli esperti del territorio. Ma soprattutto rivolgiamo un appello alla Regione Lazio e al Ministero dell’Ambiente affinché intervengano con urgenza: il Lago di Nemi non può essere ridotto a mero spazio di consumo e intrattenimento, ma deve essere riconosciuto e tutelato come patrimonio naturale e archeologico unico, da salvaguardare per le generazioni future”.

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