Storie & metallo |La scienza di Alessandro Volta nelle grandi feste che ne celebrarono il genio
ROMA (storie & metallo) – Già nel 1899 il Regno ricordò i 100 dell’invenzione della pila con una grande Esposizione. Ma nel 1927 il regime fece del lustre lariano uno dei primi simboli dell’italica civiltà. Una sontuosa medaglia ricorda quelle onoranze
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di Marco Caroni
Vissuto in tempi non facili – ma quali tempi d’altra parte lo sono – Alessandro Volta da Como ha avuto la buona sorte di godere già in vita, e a lungo, della gloria che ai grandi è riservata. E grande Volta, vissuto a cavallo della rivoluzione napoleonica nell’irrequieta provincia lombarda, lo è stato davvero restando dal momento della sua morte e per i quasi 2 secoli successivi un mito della scienza italiana. Da subito.
Nato e morto sulle sponde di quel lago reso famoso dal coevo Alessandro Manzoni, Volta ha saputo portare in alto il nome di una italica scienza ante-litteram, prim’ancora che di Italia si parlasse. Ma avendo chiara la missione alla quale era stato dal destino chiamato ad assolvere: lasciare un segno profondo.
A Volta si devono, notoriamente, gli articolati e rivoluzionari studi sull’elettricità sino alla svolta dell’invenzione della pila, datata 1799, lo stesso identico anno nel quale Napoleone – che lo avrebbe preso particolarmente in simpatia nominandolo anche senatore – mandava in scena il suo colpo di stato del celebre 18 brumaio. Un anno che chiudeva la lunga parentesi della Rivoluzione francese e spalancava le porte a quell’Impero che il povero papa Pio VII (Barnaba Chiaramonti), poi prigioniero a Fontainebleau, avrebbe “certificato” nella comparsata di Notre Dame il 2 dicembre 1804.

La pila ma non solo. Perché per quanto notorio ma non celebre, ad Alessandro Volta si deve la scoperta del gas metano, un bel giorno del 1776 sulle sponde del lago Maggiore, in una palude nella quale le “arie infiammabili” non aspettavano altro che farsi studiare. Incuriosito e dotato di grande intuito, Volta aveva voluto approfondire ed allargare i suoi studi sui gas e sui vapori saturi di così grande attualità negli anni in cui la forza vapore iniziava ad affermarsi con le sue macchine infernali.
Parlare compiutamente di Volta però comporterebbe tutt’altra e più dettagliata analisi e così in questa sede si intende trattare, tra le tante già celebrate per il centenario ed il bicentenario della nascita (1745), il centenario della pila (1799), le onoranze che allo scienziato comasco il Regime fascista volle tributare in occasione del primo centenario della morte.

IL 1927 SU QUEL RAMO DEL LAGO DI COMO – Ad ormai 5 anni dall’inizio del fascismo, ad un paio dall’avvio del regime, all’Italia del duce servono miti da celebrare per rivendicare quel concetto di “civiltà italiana” che 13 anni dopo sarebbe stato espressamente scolpito sul sommo dell’omonimo palazzo dell’Eur: “Un popolo di poeti di artisti di eroi di santi di pensatori di scienziati di navigatori di trasmigratori”.
Il centenario della morte di Alessandro Volta cade perfetto e se già nel 1899 (100 anni dall’invenzione della pila) il Regno d’Italia aveva voluto celebrare sontuosamente l’illustre antenato con una vera e propria Esposizione in stile “universale”, nel 1927 si era programmato di fare anche di meglio.

Nel 1899 un incendio in piena estate aveva distrutto i padiglioni espositivi costringendo ad una rapida ricostruzione e ad una riprogrammazione degli eventi (per l’occasione anche Puccini aveva composto la marcetta “Scossa elettrica“), per i 100 anni dalla morte dell’inventore della pila tutto invece fila liscio.
Tra il maggio ed ottobre del 1927 il comitato per le onoranze a Volta, presieduto da Benito Mussolini e Guglielmo Marconi, organizza una serie di eventi di grande respiro. Gli appuntamenti principali sono l’Esposizione delle industrie idroelettriche, l’Esposizione internazionale di telefonia e telegrafia, e l’Esposizione nazionale serica, quest’ultima dedicata ad uno dei prodotti tipici del territorio lariano, la seta.
Per Como è un anno davvero speciale: mostre d’arte, concerti, spettacoli ed eventi sportivi affollano strade e luoghi di esposizione. Per l’occasione, addirittura, la città lariana assiste alla costruzione, sulle sponde del lago, dello stadio di calcio (con velodromo) intitolato a Giuseppe Sinigaglia volontario morto nel 1916 durante la Grande Guerra.

Non solo: proprio su iniziativa dei telegrafisti in autunno viene inaugurato il “faro voltiano”, sulla collina di San Maurizio che tutt’oggi domina Como. La torre a pianta ottagonale dedicata all’inventore della pila, che per i suoi meriti scientifici ottenne l’ammissione alla prestigiosissima Royal Society britannica sin dal 1791, è alta 29 metri ed è ancora oggi visitabile.
E ancora: avviato negli anni precedenti, nel 1928 sul lago viene inaugurato il “Tempio voltiano” destinato da subito ad essere un museo scientifico che ospita le invenzioni ed i cimeli dello scienziato lariano.
IL MITO – In tempi di celebrazioni e di costruzione di una religione laica come quella del nuovo regime che aveva già sovvertito l’ordine democratico con le celebri “leggi fastiscissime”, l’enfasi su tutto ciò che circonda lo scienziato diventa mito.
Importante è dunque la produzione di manifesti, cartoline, ma anche francobolli e, ovviamente, medaglie.
Celebre è senza dubbio la “cartolina manifesto” (qui sotto) delle “Onoranze a Volta nel centenario della morte”, splendido e ricco esempio di un tardivo stile liberty non ancora mutuato nel razionalismo tipico del ventennio. A spiccare sulla cartolina, oltre alla bella rappresentazione di Como, sono anche i nomi dei tre protagonisti delle celebrazioni: re Vittorio Emanuele III (nel 1899 a visitare l’esposizione era stato il padre, Umberto I), Benito Mussolini e Guglielmo Marconi.

Si vuole qui presentare anche la cartolina postale, interessante su entrambi i lati, stampata per l’inaugurazione del faro Volta, progettato dall’ing. Gabriele Giussani su iniziativa dell’Istituto gare nazionali internazionali di telegrafia pratica ed avviamento postale (I.G.N.I.). Al dritto compare appunto il monumento sormontato dalla grande lanterna, al rovescio spiccano il valore postale dell’”intero” (il francobollo rosso da 10 centesimi col re rivolto a sinistra è stampato direttamente sulla cartolina) e, in un tondo, il Alessandro Volta rivolto a destra, ripreso dal busto realizzato dopo il 1820 dallo scultore Giovanni Battista Comolli. Sovrano e scienziato sono dunque rivolti l’uno verso l’altro.


La stessa immagine di Volta viene utilizzata, rivolta però a sinistra, per la produzione della famosa serie di 4 francobolli (da 20, 50 e 60 centesimi e 1,25 lire) a cura delle Regie poste, riprodotta qui sotto. In alto a sinistra lo scudo con fascio.
Alessandro Volta torna sui francobolli nazionali nel 1949 (Repubblica italiana) per i 150 anni della pila, nel 1992 in una serie per i 100 anni della radio e nel 1999 per i 200 anni della pila.

Alessandro Volta, però, è un volto ben noto agli italiani. Tra il 1984 ed il 1998 la banconota da 10mila lire azzurra è dedicata proprio allo scienziato. La quarta serie del taglio da 10mila lire, destinato ad andare in pensione insieme alla lira nel 2002 nel momento dell’entrata in circolazione dell’euro, riporta al dritto il ritratto di Volta da un’incisione di Giovita Garavaglia conservata a Roma presso il Gabinetto Nazionale delle Stampe: al suo fianco l’inseparabile pila.
Al rovescio, invece, compare il “tempio voltiano”, inaugurato, come detto, nel 1928. Si tratta di una delle banconote in lire più celebri della Repubblica italiana.

LA MEDAGLIA – Ma veniamo al pezzo forte: la sontuosa medaglia in bronzo modellata da Boninsegna, incisa da Filippo Lorioli e prodotta dai fratelli Filippo e Michele Lorioli e dalla ditta Castelli di Milano.
Libera da ogni precoce riferimento razionalista, libera dal modernismo, la medaglia è un bellissimo esercizio di arte neoclassica e liberty: un pezzo di eccezionale e davvero rara bellezza.

Al dritto spicca il busto di Volta rivolto a sinistra, attorno a lui a mo’ di cornice, Helios che giuda il carro del sole verso sinistra e sei figure femminili recanti la pila e cavalli, in basso: il tutto con grande senso plastico e di movimento. E’ plausibile inoltre ritenere che l’immagine scelta per questo bozzetto provenga a sua volta dalla medesima scultura già utilizzata per i francobolli e l’intero postale.
Al rovescio la figura allegorica dell’Italia elmata e velata bacia in fronte un genio alato, in alto una stella raggiante. In basso la dea Fortuna con cornucopia e ai suoi lati due gruppi di tre figure femminili che sostengono gli elementi delle invenzioni di Volta, la pila ed una elementare macchina elettrica.

La medaglia è nota in 4 differenti diametri: dai 28 millimetri ai 37,5, ai 60 sino alla versione più imponente (quella qui riprodotta) da 120 millimetri per un peso di circa 950 grammi.
Ad Alessandro Volta sinora l’Italia ha sempre tributato il giusto riconoscimento. Esattamente tra due anni, nel 2027, ricorreranno i 200 anni dalla morte.

