S & M | I nomi che più sono piaciuti ai Papi nella storia: da Giovanni a Gregorio, da Benedetto a Leone a Pio. Con tante suggestioni

ROMA (attualità) – Quando Papa Roncalli scelse di chiamarsi Giovanni XXIII il suo predecessore risaliva a 600 anni prima. Alcuni nomi pontificali dopo essere stati di gran moda in certi secoli, sono diventati desueti come Clemente ed Innocenzo. Chi sarà il successore di Francesco?

di Marco Caroni

Il nome più amato dai Papi? Senza dubbio, e per distacco, quello di Giovanni. Ce ne sono stati ben 23 sinora: pardon, almeno 24. Ma attenzione perché, tra papi ed antipapi, Papa Giovanni XX non è mai esistito, probabilmente per un errore di conteggio.

E se “Papa Giovanni”, Eugenio Roncalli, è ancora così familiare, stupirà certo sapere che quando nel 1958 alla morte di Pio XII il cardinale bergamasco fu scelto dallo spirito santo non pensò certo al suo antico predecessore per la scelta del nome che si sarebbe imposto.

Anche perché, chissà se glielo avranno fatto notare, nella storia della Chiesa un Giovanni XXIII c’era già stato prima che, proprio pochi anni prima dei fatti, fosse formalmente dichiarato antipapa nel 1947 per quanto per i contemporanei dell’epoca – e per lo stesso Martino V (sepolto a San Giovanni Laterano), il Papa che aveva risolto l’affaraccio dello scisma di occidente nel 1417, lo si considerasse un pontefice legittimo costretto all’abdicazione per il bene della Chiesa. Così benvisto che Martino V aveva concesso a Baldassarre Cossa (l’ex Giovanni XXIII) di rientrare nel Sacro Collegio col titolo di vescovo di Frascati.

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Papa Roncalli aveva semplicemente rilanciato il nome Giovanni in onore del padre e, sembra, della chiesa dove era stato battezzato. Quel Papa Roncalli, il “Papa buono”, che in appena 5 anni di pontificato aveva saputo lasciare il segno, incrociando anche una crisi internazionale critica come quella dei missili di Cuba, dello scontro tra Kannedy e Krushev che portò il mondo sull’orlo dell’olocausto nucleare e costò il posto al segretario generale sovietico. Di fatto, per risalire al precedente ufficiale, bisogna andare indietro fino al 1334 quando il Papa francese Jacques-Arnaud Duèze, ai tempi dell’esilio avignonese (1309-1378), aveva scelto per sé il nome di Giovanni XXII.

Dunque: quale nome assumerà il successore di Francesco?

Nella top 5 dei nomi più gettonati, dopo Giovanni, compaiono pari merito due “campionissimi”: Benedetto, e ne abbiamo avuti ben 16 (l’ultimo Ratzinger, dimessosi nel febbraio 2013 e morto il 31 dicembre 2022) e Gregorio, nome battuto 16 volte ma la cui ricorrenza più recente è quella del bellunese (come Giovanni Paolo I) Bartolomeo Alberto Cappellari, morto nel 1846. Tra i predecessori con identico nome impossibile non ricordare Gregorio XIII (Boncompagni, il Papa della riforma del calendario varata a Villa Mondragone nell’agro tuscolano) e Gregorio VII, Ildebrando di Soana, promotore della celebre riforma gregoriana, primo rilevante tassello dell’ordinamento moderno della Chiesa universale.

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Scendendo ancora nell’elenco dei nomi, a quota 14 c’è Clemente: l’ultimo in ordine di tempo è Clemente XIV, Lorenzo Ganganelli, il pontefice che nel 1773 soppresse l’ordine dei Gesuiti già espulsi da Spagna, Portogallo e Francia. Un nome che dopo la grande moda del XVII e XVIII secolo, secoli nei quali la Chiesa ha combattuto contro l’illuminismo e ha faticato a tenere alto il suo peso politico internazionale, è passato decisamente in secondo piano.

A quota 13 si è fermato Leone, l’ultimo dei quali, Gioacchino Pecci di Carpineto Romano (morto nel 1903) ha saputo passare alla storia come il papa della enciclica “Rerum novarum“. Come non citare Leone X, il Papa guerriero e mecenate Lorenzo de’ Medici scomparso nel 1521 proprio mentre l’Europa si infuocava per la Riforma di Martin Lutero?

Ma a 13 c’è anche Innocenzo: l’utimo a scegliere questo nome, più che mai demodè, fu Michelangelo Conti nel 1721.

Fermo a 12 dal 1958 il nome Pio che tanti sostenitori ha saputo conquistare tra il XVIII ed il XX secolo. Andando a ritroso da Pio XII (Pacelli), il Papa della II guerra mondiale, a Pio XI, il Papa del Concordato col Regno d’Italia. Da Pio X sino al “gigante” Pio IX (Mastai Ferretti), il Papa che perse Roma. Da Pio VIII (Castiglioni), il breve Papa dileggiato da Trilussa a Pio VII (Chiaramonti), il Papa esiliato costretto ad incoronare Napoleone, a Pio VI (Braschi), il Papa morto in prigionia nella Francia rivoluzionaria.

A dire la verità la suggestione di un Pio XIII ce l’ha portata sul piccolo schermo il genio di Paolo Sorrentino: nel suo straordinario “The Young Pope“, il giovane cardinale americano Larry Belando interpretato da un magnifico Jude Law, prende proprio questo nome. E nel sequel di “The new Pope“, interpretato da un altrettanto sublime John Malkovich, il nuovo pontefice (con Pio XIII in coma) prende il nome di Giovanni Paolo III. Altra suggestione.

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Ma andiamo avanti. Quota 8 Papi, infine, i nomi di Urbano (l’ultimo nel 1623 Maffeo Barberini) e Alessandro. In questo caso l’ultimo è stato per appena due anni il veneziano Pietro Vito Ottoboni.

Per tornare però, in chiusura all’ambito cinematografico, vale la pena citare “Habemus Papam” di Nanni Moretti (2011). Nella dissacrante e divertente pellicola il Papa appena eletto, colto da crisi di panico, sceglie come nome quello di Celestino VI. E suggestivo un pontefice con questo nome lo sarebbe davvero.

Per restare invece alla pressante attualità, in “Conclave” di Thomas Berger (2024), di suggestioni ce ne sono ben due. Quella dell’appena deceduto Papa Gregorio XVII e quella del neo eletto Papa Innocenzo XIV. Insomma, ce n’è davvero per tutti i gusti.

LE MEDAGLIE – Per ripercorrere questa cavalcata di nomi, abbiamo scelto 3 medaglie. Una di Gregorio XVI (Cappellari), una di Leone XIII (Pecci, seppur postuma) ed una di Giovanni XXIII (Roncalli).

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Il conio dedicato a Gregorio XVI è per la medaglia del 1832 emessa per celebrare gli interventi eseguiti per sedare i moti del 1831. A dritto della medaglia, dal tipico diametro di 44mm e con un peso di circa 30 grammi, il Papa con tiara (triregno) rivolto verso sinistra. Al rovescio l’allegoria della Chiesa con lancia e scudo in piedi tra l’allegoria del Tevere e un mostro alato in fuga, sullo sfondo la Basilica di San Pietro e i sette colli di Roma. La medaglia è stata firmata da Girometti e Cerbara, due tra i più noti incisori dell’ottocento.

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Per celebrare Papa Leone XIII, Gioacchino Pecci, abbiamo preso in considerazione il bellissimo conio postumo realizzato dalla Zecca di Parigi (sempre molto attenta alle cose pontificie) in occasione del 75° anniversario dall’enciclica “Rerum novarum”, nel 1966. La medaglia, in bronzo dorato, ha un diametro importante di 86millimetri per un peso di 255 grammi. Al dritto Leone XIII con mozzetto e stola rivolto a sinistra: al rovescio la frase, in francese “È verso le classi sfortunate che il cuore di Dio sembra inclinarsi di più“, con la data dell’enciclica, 1891. Una medaglia bellissima e possente, non comunemente reperibile sul mercato

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La chiusura è dedicata a Papa Giovanni XXIII, per motivi cronologici ma anche per chiudere il lungo discorso di questo articolo.

La medaglia, coniata dallo stabilimento Johnson di Milano nel 1958 in occasione dell’elezione di Angelo Giusepper Roncalli come successore di Pio XII, rappresenta al dritto il pontefice con stola e mozzetta rivolto a destra. Al rovescio, Cristo parla con Pietro che ha le reti da pesca in mano: l’iscrizione in tondo “EX HOC IAM HOMINES ERIS CAPIENS”, ovvero “D’ora in poi sarai pescatore di uomini“. Il conio, non comune nella versione più grande, ha un diametro di 61 millimetri ed un peso di 108 grammi.

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