STORIE & METALLO | I dieci mesi che cambiarono l’Europa: dalla battaglia di Lipsia alla fine di Napoleone
ROMA (storie & metallo) – In una austera medaglia di ferro la sintesi di quanto avvenne in quei mesi turbolenti: la fuga dalla Russia, la formazione della Sesta coalizione fino all’esilio all’isola d’Elba
ilmamilio.it – contenuto esclusivo
Dieci mesi che cambiarono le sorti dell’Europa segnando l’inesorabile, anche se non definitiva, fine di Napoleone.
Dalla ritirata dalla Russia all’occupazione di Parigi: ancor più, per quanto trattasi in queste righe, dalla sanguinosissima battaglia di Lipsia alla firma del trattato di Parigi con l’imperatore già partito alla volta dell’Isola d’Elba.
Proviamo a riavvolgere il nastro del tempo e degli eventi.

A fine estate 1812 Napoleone è ormai penetrato in profondità in Russia: il 7 settembre 1812 si combatte la campale battaglia di Borodino (della Moscova) che lascia sul campo decine di migliaia di morti e spiana le porte all’imperatore francese che nei giorni successivi entra a Mosca. E’ una vittoria di Pirro: lo zar Alessandro I, nonostante l’avanzata dell’avversario, rifiuta la pace, sceglie la via del sacrificio estremo per la grande città e per la popolazione. Mosca viene data alla fiamme, dopo appena un mese di occupazione Napoleone e la Grande Armata sono costretti a lasciare la città e, con l’inverno alle porte, a prendere la difficile via del ritorno. Il rientro verso ovest è un calvario che costa la morte di 400mila uomini e 100mila prigionieri a fronte di un esercito immenso mosso verso la Russia di 700mila uomini.
La debacle russa segna una svolta definitiva. Alla Russia si unisce la Prussia di Federico Guglielmo III: nella coalizione antinapoleonica c’è ovviamente già la Gran Bretagna di Giorgio III il re folle (LEGGI STORIE & METALLO – Giorgio III il folle. Su Netflix la bella storia (con licenza) della regina Carlotta). Si è così formata la Sesta coalizione.

Napoleone tornato in fretta e furia a Parigi nel frattempo organizza un nuovo esercito che sconfigge per due volte i prussiani, a Lützen e poi a Bautzen nella campagna di Germania. Il nodo resta la posizione dell’Austria, unita alla Francia dal matrimonio tra Napoleone e Maria Luisa. Dopo il celebre burrascoso incontro tra l’abile Metternich e Napoleone a Dresda (immagine qui sopra) che vede l’imperatore rinunciare ad una proposta di mediazione da parte degli Asburgo nell’agosto 1813, l’Austria dell’imperatore Francesco scioglie le riserve e si unisce alla Sesta coalizione di cui entra a far parte anche la Svezia del futuro re Carlo XIV, l’ex maresciallo francese Jean-Baptiste Jules Bernadotte.
E’ l’inizio della fine per l’imperatore che ha messo a ferro e fuoco l’Europa ed oltre.
Tra il 16 ed il 18 ottobre 1813 o scontro decisivo si combatte intorno a Lipsia: è quella che passa alla storia come la Battaglia delle Nazioni, la più sanguinosa di sempre fino alla Prima guerra mondiale. Sul campo di battaglia ci sono lo stesso Napoleone, l’imperatore austriaco Francesco (Franz), il re di Prussia Federico Guglielmo III e lo zar di Russia Alessandro I.

Le battaglie sono 2: il 16 ottobre l’esercito francese (che vanta al suo interno reparti polacchi, italiani e di alcuni stati e principati tedeschi) complici alcuni errori dei coalizzati, riesce a chiudere la giornata con un parziale successo. Ma due giorni dopo, il 18 ottobre 1813, lo strapotere numerico della coalizione, l’improvvida distruzione del ponte sull’Elber che taglia le vie di movimento all’esercito francese, segnano la disfatta di Napoleone che abbandona il campo di battaglia.
Non meglio, anzi, vanno le cose nella Capitale dell’Impero. Il 25 dicembre 1813 Parigi viene invasa dagli eserciti alleati e nonostante la strenua resistenza ed alcune vittorie riportate ancora da Napoleone nei 3 mesi successivi, la capitolazione è dietro l’angolo. L’imperatore ripiega su Fontainebleau, non troppo distante dalla Capitale ma tra il 31 marzo – quando capitola l’esercito guidato da Giuseppe Napoleone e lo zar Alessandro entra in città – ed il 2 aprile, si segna il destino di Parigi.
Napoleone tenta il suicidio ma lo salvano i servitori: i 4 maggio 1814 sbarca all’Isola d’Elba dove resterà per dieci mesi. La piccola isola toscana, mai come in quel periodo, diventa un centro di enorme interesse politico, militare e culturale europeo. Il 30 maggio a Parigi viene stipulato il Trattato che riporta i confini della Francia all’età pre-napoleonica e avvia di fatto al Congresso di Vienna, dal 1 novembre 1814 al 9 giugno 1815.
Da lì Napoloeone organizzerà il suo rientro e l’ultimo assalto, prima della disfatta finale a Waterloo (18 giugno 1815). Ma di questo parleremo in un’altra occasione.

MEDAGLIA – La medaglia che da sola racchiude tutta la storia sopra narrata è un prodotto in ferro, proveniente da fusione (e dunque non coniata), opus Zbirow Bramsen (autore del quale è difficile trovare informazioni) ed è oggettivamente un oggetto di enorme fascino pur esteticamente molto modesta.
La caratura storica della medaglia, che ha un diametro di 53 millimetri ed un peso di 32 grammi, è comunque notevole. Due lunghe iscrizioni in tedesco occupano entrambe le facce.
Al dritto “Federico, Alessandro, Francesco hanno conquistato la corona d’alloro più bella – Accordo di Pace Parini, 30 maggio 1814“. L’iscrizione è racchiusa in una corona d’alloro. Curioso, va sottolineato, il nome “Federico” per il re di Prussia Federico Guglielmo III. Una abbreviazione difficile da comprendere.
Al rovescio “Hanno spezzato le catene d’Europa: anno sentito il dolore dei popoli – Lipsia 18 ottobre 1813, Parigi 31 marzo-2 aprile 1814“. L’iscrizione è circondata da catene spezzate.

