Rocca di Papa, il buffo caso di Monte Cavo: "Antenne? Ma quali antenne?"

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ROCCA DI PAPA (attualità) - Il continuo rinviare le ordinanze di demolizione è sempre più sospetto. A chi si sta tirando la strada? Perché si continua a prendere tempo?

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Scadono martedì 11 luglio i 15 giorni che "Il Segno" nella su nota di diffida ha dato, da prassi, al sindaco di Rocca di Papa per emettere quegli atti amministrativi che dovrebbero portare alla dismissione dei due impianti definitivamente "bocciati" dalla sentenza del 02200 dell'11 maggio 2017 del Consiglio di Stato (LEGGI l'articolo).

Impianti? Quali impianti? Antenne? Quali antenne?

Forse in vista della scadenza del tempo prescritto il sindaco di Rocca di Papa due giorni fa ha annunciato in pompa magna di aver richiesto ad Arpa Lazio un monitoraggio delle emissioni elettromagnetiche nei dintorni di Monte Cavo (LEGGI l'articolo). Insomma, tanto per essere sicuri che le antenne facciano male davvero perché non sia mai esce che alla fine gli impianti che si trovano lì dagli anni '60 non creano alcun disturbo alla salute umana.

Dunque: meglio essere certi e prendere altro tempo.

Stiamo per arrivare al paradosso, al punto cruciale della questione: perché il sindaco non emette l'ordinanza che il Consiglio di Stato da 2 mesi ha autorizzato ad emettere? C'è qualche accordo che non conosciamo? Qualche promessa? Qualche garanzia data nel recente passato che ci sfugge?

Se, dunque, sul fronte dell'abusivismo è calato il silenzio più totale ed il Tribunale di Velletri resta in attesa dell'applicazione delle sentenze di demolizione, sul fronte antenne si va a marcia addirittura all'indietro.

Si torna al passato, alla notte dei tempi. A mettere in dubbio che le antenne facciano male e che, ci arriveremo, possano aver invece pieno titolo a trovarsi dove oggi si trovano.

Cosa c'è sotto? Cosa sfugge ancora dopo la prova provata del tentativo dell'Amministrazione roccheggiana di legalizzare gli impianti spostandoli su terreni comunali? Cosa dobbiamo ancora sapere? Pur nella certezza che ogni atto, ogni ordinanza, sarà a sua volta comunque ricorribile, perché Crestini non ordina?

Troppi interrogativi e tante certezze che iniziano a collezionarsi, una dopo l'altra. Perché dietro al muro di "vogliamo fare le cose per bene", si nasconde comunque una battaglia che, comunque vada, gli antennari continueranno a fare. Soprattutto perché coloro che il Consiglio di Stato ha dichiarato illegittimi non hanno ancora (licenze però in mano) un sito alternativo dove delocalizzarsi. Che il sindaco stia favorendo quantomeno, col suo protemporeggiare, una buona uscita di chi deve andare via da Monte Cavo? Cosa sennò?

Quale la verità?

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