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Trent'anni fa la Lazio epica che "accarezzò" la sua fine

06-07-2017

ROMA (calcio) - Il decisivo spareggio di Napoli col Campobasso segna il punto di svolta di una società che a quella squadra è visceralmente aggrappata

ilmamilio.it

Il 5 luglio 1987 la Lazio accarezzò la sua fine. Arrivando ad un passo dall'abisso. Ad appena due settimane dall'altra finale non scritta, quel Lazio-Vicenza passato alla storia grazie a Giuliano Fiorini, la pietra miliare dell'epoca contemporanea in biancoceleste è la sfida contro il Taranto.

Ogni squadra ha LA sua partita: quella che fonda e rifonda, quella imprescindibile, quella che coincide sempre con un trionfo memorabile. Quasi sempre.

Per la Lazio LA partita è quella col Campobasso, per questioni di esistenza. Questione di sopravvivenza della specie.

Il 5 luglio 1987 la Lazio torna a Napoli, come la settimana precedente, con l'acqua oltre al naso: il ko in gara 1 contro il Taranto (gol in fuorigioco di De Vitis) costringe la truppa di Eugenio Fascetti a vincere contro il Campobasso che, a sua volta, con i pugliesi ha chiuso con un pilatesco 0-0. Il pareggio non basta, così come non bastava 14 giorni contro il Vicenza.

Il San Paolo è un catino rovente dove si catapultano quasi 25mila laziali: gli altri se ne stanno metà a Roma e metà a Roma ma tutti con la faccia incollata al televisore perché la partita della vita va in diretta.

Questa l'ultima Lazio, l'epica: Terraneo, Acerbis, Magnocavallo (39' Piscedda), Camolese, Gregucci, Marino, Poli, Caso, Fiorini (74' Brunetti), Pin, Mandelli. A disposizione: Ielpo, Filisetti, Rizzolo. Allenatore: Fascetti.

Sono i biancocelesti a dover fare la partita ma il gol, tanto per cambiare, non arriva. Ad inizio ripresa il Campobasso ha la palla buona ma da posizione eccezionale, di testa, Boito mette tra le braccia di Terraneo. All'8' la Lazio ritrova il suo futuro: l'azione è manovrata, quasi faticosa, la palla gira e gira ma non prende il volo. Poi ai venti metri, centralmente, Antonio Elia Acerbis apre a sinistra per Massimo Piscedda che è un paio di metri fuori dal vertice dell'area e che d'esterno destro mette dentro un cross alto, lento ma velenoso perché la palla gira. A centro area Fabio Poli stacca in anticipo e mette dentro nonostante il disperato tentativo del portiere. E' IL gol che segna il passaggio dall'epoca moderna a quella contemporanea della Lazio, che proietta la Lazio verso il suo futuro.

Un gol perfettamente baricentrico tra la Lazio del primo Scudetto (1974) e quella del bis (2000). Il caso nel caso.

Da quel gol sono passati trenta anni tondi tondi. C'è chi quella partita non l'ha mai vista, chi da una vita ne sente parlare. Chi c'era e chi pur essendoci non volle vederla.

Questa è LA partita della Lazio. Perché tutto quelle che venne da 5 luglio 1987 in poi è figlio della assurda, paradossale, tenace impresa di una banda, la banda Fascetti, che dopo aver accarezzato per ben due volte la sua fine, si è riconsegnata alla storia. Quella della Lazio, dei suoi tifosi e della città Eterna.



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