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Il Pd ciampinese alla prese con la "scissione del Piccolissimo"

20-04-2013

CIAMPINO - Questo pomeriggio i 5 "critici", Sudano, Pazienza, Muzi, Giglio e Fiorino hanno presentato la propria posizione. "I cittadini devono essere risarciti di un uso improprio della politica"

Mancata condivisione delle scelte e "tradimento" del mandato amministrativo. Se passerà alla storia di Ciampino come "la scissione del Piccolissimo" è ancora presto per dirlo ma certo è che i cinque consiglieri critici del Partito democratico hanno messo i punti sulle "i". Uno per uno.

E c'è da dire che i cinque mal digeriscono l'aggettivo "scissionista", rinviando piuttosto ad una semplice (tra virgolette) fase di discussione interna al Pd. Ma se dopo tanto scrivere e tanto comunicare nelle segrete stanze del partito, la maggioranza dei consiglieri comunali del Pd ha deciso di uscira allos coperto, questo significa che siamo ben oltre la soglia di allerta.

Sandro Sudano, Marcello Muzi, Marco Pazienza, Federica Giglio e Graziella Fiorini hanno dato appuntamento proprio nel micro cinema di via Ariosto per fare il punto della situazione politica e portare in "piazza" quella che è stata una tormentata fase politica. "Nel momento in cui il sindaco Simone Lupi ha ufficializzato la propria candidatura - dice la Giglio - abbiamo avuto il timore che le cose potessero non andare bene per il Partito. Al sindaco chiedevamo due cose: la condivisione della scelta relativa al suo vice, che avrebbe avuto il ruolo di reggente fino al 2014 e il presupposto che queste reggente avesse un profilo istituzionale alto". Richieste che i cinque hanno fatto pervenire al sindaco all'indomani della famosa lettera con cui Lupi chiedeva a Mauro Testa (Psi) di riconsegnare la propria delega di vice sindaco. "A quel punto - ricostruisce Marco Pazienza - il direttivo ha demandato al gruppo consiliare la scelta sul nome: noi cinque abbiamo avanzato la candidatura al ruolo di vice sindaco di Marcello Muzi, presidente del Consiglio e dunque figura rappresentativa e di potenziale allargamento della coalizione in questo ultimo anno di governo. Purtroppo, pur essendo in posizione maggioritaria rispetto al gruppo consiliare la nostra indicazione non è stata seguita da Lupi".

"Comunque sia - dicono i cinque consiglieri del Pd - abbiamo garantito di appoggiare la coalizione per evitare in tutti i modi il commissariamento garantendo quindi il passaggio di consegne". Una passaggio di consegne che, ha fatto notare Sandro Sudano, non è stato ancora ufficializzato al Consiglio e che dovrebbe formalizzarsi nella prossima seduta del 22 aprile.

Una crisi, dunque, ben pià profonda di quanto si vorrebbe dare ad immaginare. Sudano ha però tentato di gettare acqua sul fuoco. "Qui - ha detto Sudano - non si tratta di fare polemiche ma di individuare il percorso migliore per dare un seguito ad una amministrazione che ha governato per meno di due anni. I punti programmatici sono tutti incompiuti". Evidente, dunque la contrarietà dei cinque alla candidatura regionale di Simone Lupi e, a seguire, la metodologia utilizzata per imporre alla maggioranza.

"Avevamo auspicato - aggiunge Sudano - una maggiore condivisione ed una maggiore trasparenza. C'erano e ci sono questioni importanti a livello amministrativo da convidere con la coalizione e con i cittadini. Vogliamo parlare delle 167, del portale crollato, della pista ciclabile, dell'attraversamento ferroviario dell'Acqua Acetosa, della gestione del patrimonio?". A chi li definisce una "banda" Sudano replica: "Non è un termine adatto, affatto. Avevamo solo posto al sindaco una questione più che ragionevole e chiedevamo un rappresentante di spessore per fare da reggente fino al prossimo anno".

"Ci interessava aprire un confronto serio sulle urgenze della città, un confronto in grado anche di ampliare il dialogo con l'opposizione. Non ci interessano le poltrone, vogliamo solo svolgere un ruolo di controllo". Quindi una frase che nasconde il sendo profondo dell'azione dei 5: "Non è questo il tempo di spaccatutre, ma i cittadini devono essere risarciti per l'uso improprio della politica".

Diretto il messaggio che anche Marcello Muzi ha voluto mandare: "Abbiamo un anno per fare qualcosa di significativo per Ciampino e vogliamo condividere le scelte, anche con l'opposizione"- E per chiudere: "La questione delle 167 e delle cooperative è stato gestito malissimo. Si poteva fare decisamente meglio".

E' davvero eccessivo parlare di scissione?



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